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Imprese preoccupate, Scaglia duro col Governo e sprona i giovani a farsi sentire

Stefano Scaglia, presidente di Confindustria Bergamo, rilancia l'appello di Vincenzo Boccia: "Il reddito di cittadinanza e Quota 100 sono due provvedimenti recessivi che trovano conferme in tutte le teorie economiche. Ciò che mi stupisce in questa situazione è il silenzio dei giovani"

Un “Piano shock”, un’inversione di rotta, una nuova modalità di pensare l’Italia come uno dei primi paesi industriali in Europa e nel mondo. Il presidente nazionale di Confindustria, Vincenzo Boccia, dalle pagine di Repubblica non manca di esternare la sua preoccupazione per l’andamento dell’economia italiana e l’ostilità del Governo verso l’impresa.

Preoccupazioni che condivide in pieno anche Stefano Scaglia, presidente di Confindustria Bergamo. Quali misure potrebbe adottare il Governo per spingere sulla ripresa economica? Quali le più necessarie in terra bergamasca? 

“Condividiamo le preoccupazioni del presidente Boccia. Anche noi vediamo segni di rallentamento che riguardano alcuni settori. In particolare ci preoccupano molto i segnali negativi che giungono dal settore dell’auto e della sua filiera che è sempre stato un settore trainante per tutta l’economia italiana. Da questo punto di vista c’è una congiuntura internazionale che non aiuta, dall’altra c’è un atteggiamento nazionale, con l’ecotassa, che ho già avuto modo di definire ‘un suicidio industriale’. Si parla di strategia e di sviluppo sull’elettrico ma che stanno facendo altri Paesi, non l’Italia. In questo contesto i conti li pagano le filiere della componentistica, della gomma, delle plastiche, dei rivestimenti che in bergamasca sono distretti significativi”.

Di fronte a questo rallentamento o recessione, che cosa vi preoccupa di più? 

“Ci preoccupano non solo l’andamento negativo della produzione industriale e dell’export, ma anche le previsioni sui consumi. Basta osservare le stime di Confesercenti in cui è evidente una frenata nei consumi interni previsti per il 2019 di 3,6 miliardi inferiori rispetto alle stime del Governo. Il clima internazionale e l’incertezza politica interna scatenano una mancanza di fiducia che non aiuta gli investimenti e i consumi”.

In questo contesto, che cosa si può fare? Come si può intervenire?

“Si deve cambiare la narrazione del Paese. Siamo la seconda potenza industriale in Europa e la settima nel mondo, non dobbiamo dimenticarcelo. Per questo occorre parlare di lavoro e di impresa. Il reddito di cittadinanza e Quota 100 sono due provvedimenti recessivi come confermano tutte le teorie economiche. Quota 100 in particolare è recessiva perché parte da un presupposto sbagliato: che i posti di lavoro siano in numero fisso e che per creare posto a un giovane, un anziano debba uscire. Quando è esattamente vero l’opposto: tutti gli studi economici dimostrano che all’aumento dell’occupazione di persone mature corrisponde un contemporaneo aumento dell’occupazione giovanile, e viceversa. Occorre perciò chiedersi come creare posti lavoro, non come sostituire una persona con un’altra”.

È molto critico su Quota 100. 

“Quota 100 è provvedimento recessivo. Infatti, la teoria economica di base dice che il PIL aumenta se aumenta la produttività e/o la forza lavoro attiva. Quota 100 distoglie le risorse che potrebbero essere utilizzate per aumentare la produttività sostenendo l’innovazione, la formazione, la scuola e le utilizza per togliere forza lavoro anticipandone il pensionamento; questi due effetti combinati producono risultato recessivo, è matematico. Meglio sarebbe stato invece utilizzare questa grande quantità di risorse per stimolare l’economia. In questa situazione, una possibilità per stimolare economia senza stanziare nuove risorse che non ci sono, è quella di spendere i soldi già stanziati per riavviare i cantieri che sono stati bloccati. Con tutte le associazioni di categoria e con i sindacati confederali, un paio di settimane fa, abbiamo fatto una dichiarazione pubblica a favore delle infrastrutture e per lo sblocco immediato dei cantieri. Purtroppo l’appello, nostro e di tante altre associazioni di impresa e di lavoratori, è caduto nel vuoto e assistiamo al continuo ripetersi di blocco dei cantieri”.

Perché l’opinione pubblica non recepisce i pericoli e i costi che pagherà con queste due misure?

“Il vero problema è che chi riceve queste risorse, il reddito di cittadinanza e quota 100, non ritiene che sia urgente intervenire. Ciò che mi stupisce in questa situazione è il silenzio dei giovani: quota 100 cento ricadrà sulle loro spalle. Eppure non c’è rivolta, nessuna protesta da parte dei giovani. Alle future generazioni si lascerà solamente debito da pagare”.

Com’è possibile che non si accorgano?

“Tanti riceveranno le risorse del reddito di cittadinanza quindi, essendo beneficiati, penseranno di aver avuto una conquista. Ma tutto questo è un’ottica di breve termine. Presto saremo chiamati a fare i conti con la realtà. La clausola di salvaguardia per l’anno in corso ci imporrà l’aumento dell’Iva: dovranno essere trovati 20 miliardi in breve tempo. Quando ci sarà l’aumento del costo della vita e che dovranno pagare tutti, si comprenderà che le misure che oggi vengono salutate come conquiste – il reddito di cittadinanza e Quota 100 – non sono altre che una distribuzione di risorse senza alcun effetto espansivo per la nostra economia”.

Rete Ferroviaria Italiana e Regione Lombardia hanno annunciato la scorsa settimana lo stanziamento di 15 miliardi destinati ad interventi sulla rete ferroviaria lombarda. Tra questi ci sono il potenziamento della Montello-Ponte San Pietro e il treno per l’aeroporto di Orio al Serio alla stazione di Bergamo. L’orizzonte temporale è il 2025. Non ci stiamo spingendo troppo in là? 

“Purtroppo la burocrazia è tale che per avviare nuovi cantieri ci vogliono molti anni. Ciò che si può fare è lavorare per l’utilizzo delle risorse esistenti, far ripartire i cantieri e indire le gare d’appalto. Per esempio: la Brescia-Verona, il terzo valico di Genova è fermo, la Tav per collegare Torino a Lione… Questi cantieri vanno sicuramente riavviati. Per le nuove opere, con la progettazione e i finanziamenti, sicuramente serve molto più tempo”.

Per burocrazia intende anche il Codice degli appalti?

“Il Codice degli appalti è pensato come un appesantimento dei tempi e delle assegnazioni delle nuove opere. In Italia, per contrastare i disonesti, abbiamo sempre il vizio di ricorrere al facile rimedio di promulgare draconiani regolamenti e Leggi che come risultato ingessano ancora di più i meccanismi, anche per coloro che agiscono onestamente, frenando investimenti e nuove iniziative. Mentre sarebbe molto più utile e necessario applicare le norme che ci sono già e potenziare i controlli, ma questo è chiaramente molto più difficile e con minore ‘effetto annuncio’ sull’opinione pubblica e conseguentemente minore ritorno di consenso per le forze politiche”.

Boccia è contrario all’ennesimo salvataggio di Alitalia con i soldi dei contribuenti. Cosa ne pensa?

“Sicuramente la nazionalizzazione di Alitalia non ha senso. Occorre invece trovare un partner industriale che sia protagonista, forte ed affidabile nel proprio settore. Pensare di riavviare Alitalia senza un partner credo sia impossibile”

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