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Alex Esposito, da Bergamo agli Oscar della lirica: ”Quanta attualità nel nostro Donizetti”

In attesa della serata di premiazione, che sarà il 29 aprile a Londra, il basso baritono ci parla di musica e di Donizetti

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Alex Esposito, basso-baritono di talento eccezionale e di raffinata eleganza, è l’unica voce maschile italiana in lista per gli Opera Award, gli Oscar della lirica i cui vincitori verranno annunciati il 29 aprile a Londra.

Non fatevi ingannare dal cognome tipico partenopeo. È bergamasco al cento per cento. Classe 1975, nato e cresciuto a Madone, ha mosso i suoi primi passi nel modo del canto proprio a Bergamo, sotto la guida del baritono Romano Roma. Dopo i successivi studi con il cantante Sherman Lowe, ha collaborato con i più grandi direttori d’orchestra. Solo per citarne alcuni, Claudio Abbado, Antonio Pappano, MyungWhun Chung e Riccardo Chailly.

Nato artisticamente in terra orobica, non può non amare il nostro Gaetano Donizetti. Dopo aver vestito i panni di Enrico VIII, nella “Anna Bolena” andata in scena al Donizetti Opera Festival del 2015, a breve potremo assistere a un grande ritorno: il cantante interpreterà nuovamente il sovrano di Inghilterra al Teatro dell’Opera di Roma. Il nuovo allestimento, in scena dal 20 febbraio al 1 marzo 2019, vede sul podio il maestro Riccardo Frizza, già noto al pubblico bergamasco come direttore musicale del nostro festival cittadino.

In attesa della serata di premiazione, Alex Esposito ci parla della sua grande passione: l’opera.

Maestro, come è iniziata la sua storia?

È difficile stabilire una data per la nascita della mia passione per la lirica. Anzi, è praticamente impossibile. Sono sempre stato attratto dal teatro in generale, mi affascinavano la musica, la prosa, il canto e ogni forma di arte. Penso che questo amore sia sempre stato dentro di me. È anche vero che le messe in scena alla Scala di Milano e al nostro Teatro Donizetti hanno sicuramente avuto un effetto scatenante: ma hanno acceso una miccia che già esisteva.

Oltre al grande Romano Roma e a Sherman Lowe, ha avuto altri maestri artistici?

Il palcoscenico stesso, senza ombra di dubbio. È una pratica che vale più di tantissime altre. La lezione ci deve sempre essere una lezione di base, ma quella che conta di più è la vita sul palco. Ciò che ti viene impartito, vale fino ad un certo punto. Poi sta all’artista fare propria tale lezione. Una cosa è certa: l’emozione e la tensione dello spettacolo dal vivo sono tutta un’altra cosa.

Parliamo dell’emozione prima di ogni spettacolo. Come la gestisce?

Massima concertazione, prima di ogni cosa. È poi importantissimo trasformare la tensione in concentrazione. La tensione non deve mai essere contro produttiva, non deve compromettere il risultato della serata.

Ci racconti del suo debutto sulle scene…

Certamente. Debuttai in una produzione Bassano de “il Trovatore” di Giuseppe Verdi. Ero il coprotagonista. Ricordo che fu bellissimo, quasi come un gioco. Per certi versi il mio mestiere continua ad essere tale. Quando vivi di ciò che ami, lavorare è un divertimento. Quando sei agli inizi operi con più spensieratezza. Poi maturando personalmente e lavorativamente, ti rendi conto di avere sempre più responsabilità. Il pubblico si aspetta qualità, ed è questo che siamo chiamati a dare. Io, ancora oggi, non abbandono mai il ricordo di quando ero bambino e morivo dalla voglia di andare a vedere gli spettacoli. Cerco sempre di ricordare quei momenti per regalare le stesse emozioni che mi furono regalate allora.

Il 20 febbraio reinterpreterà i panni di Enrico VIII. Di nuovo “Anna Bolena”, di nuovo Donizetti. Mi parli del suo Gaetano…

Ovviamente non può esistere un “mio” Gaetano. Esiste un solo Donizetti e va eseguito partendo dallo spartito. Ricordiamoci che esiste il compositore, ma esiste anche il librettista. Non va mai dimenticato. Verdi diceva: “Prima le parole e poi la musica”. La partitura è una specie di Bibbia, che ovviamente non deve essere replicata sempre nella stessa maniera. Le opere sono dei punti di partenza, concepite in periodi storici con il preciso intento di educare. Prendiamo “L’Elisir d’amore”. Si tratta di una storia di campagna: un uomo ciarlatano cerca di vendere del vino facendolo passare per un elisir magico e potente. Non succede forse anche ai giorni nostri? Pensiamo anche a “Anna Bolena” e al tema del maschilismo. È questo il Donizetti che tutti dobbiamo conoscere. È bello far parlare i compositori e mostrare la loro attualità.

Questo dal punto di vista teatrale. Per quanto riguarda il lato musicale, chi è Donizetti?

È il compositore fatto conoscere dal Festival Donizetti Opera di Bergamo. Dal punto di vista musicale, stanno facendo un lavoro incredibile per riportare alla luce capolavoro non eseguiti da anni. Bergamo ci insegna che non esiste un Donizetti più bello e meno bello, ma un solo unico grande compositore.

Lei ha dichiarato: “Nella prossima vita vorrei interpretare la regina del male, Lady Machbeth”. Una affermazione curiosa e affascinante …

Si è vero, in molti mi chiedono di questa dichiarazione. La ragione è che non ho lo strumento vocale per poterlo interpretare. Tanti anni fa avrei potuto farlo, ma ora non più. È molto interessante vedere come il teatro può tutto, anche far interpretare ad un artista di sesso maschile, un personaggio femminile. La regina del male è un ruolo interessantissimo, nato da Shakespeare prima ancora che da Verdi. Viene concepita in modo così pazzesco e profondo, è affascinante vedere quanto l’animo umano possa essere cattivo.

Ricorda quando ha ricevuto la notizia della nomination? Come ha reagito?

Al termine di una prova ho trovato un messaggio che mi informava della candidatura. Ovviamente ho reagito con stupore e gioia immensa. Non lo ripeterò mai abbastanza: nel caso mi dovesse essere assegnato tale premio, non sarà mio, ma della nostra Italia che è tanto maltrattata da noi stessi. Non ci rendiamo conto della nostra ricchezza: possediamo tutta la grande musica e non solo. Purtroppo, in passato i cantanti italiani sono stati associati a una tipologia di professionisti non adatti ai grandi palcoscenici. Ma si sbagliano. Ora le cose stanno cambiando: anche Rosa Feola, quest’anno, e Daniela Barcellona, lo scorso, hanno ricevuto la nomination. Abbiamo tantissimo da offrire. Penso che se un altro paese avesse la quantità di arte che abbiamo noi, vivrebbe di quello. Lo vedo nel mio lavoro, ne ho la prova.

Crediti fotografici dei ritratti: Victor Santiago

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