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Joe Jackson torna con "Fool": un disco sincero che merita l'ascolto - BergamoNews

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Joe Jackson torna con “Fool”: un disco sincero che merita l’ascolto

Non è perfetto, non è "Night and day", ma.... parola di Brother Giober che ci segnala altre uscite, come Graeme James

Artista: Joe Jackson
Titolo: Fool
Voto: ***1/2

Sono oramai passati 40 anni dall’uscita del primo disco di Joe Jackson, quel Look Sharp che aveva stupito e convinto un po’ tutti, sin dal primo ascolto. Stupito perché proponeva in piena epoca New Wave un repertorio saldamente ancorato al vecchio rock ‘n’roll, attingendo ad un certa rabbia propria del punk, convinto perché la freschezza delle canzoni presenti, all’epoca, lo era stata di pochi altri debutti, forse di quelli di Elvis Costello e di Mink de Ville.

A tutti fu subito evidente che Joe Jackson aveva di più da proporre rispetto agli artisti del momento e in primis una conoscenza enciclopedica della musica nera in genere, nelle sue varie manifestazioni (soul, jazz, reggae).

Così se il secondo album, I’m the man, più smaliziato del suo predecessore ma ugualmente efficace fu una conferma dell’album di esordio, già dal successivo Beat Crazy, lavoro pur non all’altezza dei due precedenti, è chiara la presenza di una svolta stilistica. Le influenze black diventano sempre più evidenti, così come l’esigenza di uscire da un genere, il rock, che stava sempre più stretto all’artista. Beat Crazy non è un disco completamente riuscito, per certi versi è spiazzante, ma utile, ascoltandolo oggi, per capire l’evoluzione futura.

Il quarto album esce nel 1981: Jumpin’ Jive è la testimonianza di un amore per un genere del passato, di una musica che attinge fortemente dal jazz, ma che è essenzialmente da ballo, nata per divertire.

Un anno dopo sarà la volta di Night and Day, ossia il capolavoro assoluto, il disco che ancor oggi nella mia personalissima classifica sta nelle prime 5 posizioni. Descrivere Night and Day non è facile, se qualcuno non ne avesse avuta ancora la possibilità ne consiglio fortemente l’ascolto. La sua forza sta nell’essere l’esatta testimonianza sonora di un’epoca, la perfetta sintesi di tutte le influenze dei generi di quel tempo oltre che naturalmente nella qualità delle canzoni. Nessuna da buttare, tutte di grandissimo valore. Il disco è distinto tra due parti, che all’epoca coincidevano con le facciate, una “night” più intimista e nella quale l’artista è cantautore a tutto tondo e una, “day” più convulsa, frenetica, dove Joe Jackson dimostra di essere musicista e compositore di straordinaria efficacia.

Replicare Night and Day non deve essere stata cosa facile. Arrivare in giovane età a comporre un capolavoro, riconosciuto da tutti, che si è piazzato in cima ad ogni classifica deve forse pesare come un macigno. Insomma, è risaputo che la conferma è sempre più complicata dell’exploit. Nonostante ciò il successivo Body and soul è un disco ancora riuscito, ancor più orientato alla musica jazz e soul e annovera tra le sue tracce un grandissimo pezzo che è You Can’t Get You Want.

A partire da Body and Soul, la produzione discografica di Joe Jackson declina inesorabilmente. Restano i dischi live, tutti di buona fattura, mentre quelli di studio mostrano inesorabilmente un’ispirazione minore. Neppure il tentativo di riesumare la gloria di Night and Day proponendo un seguito intitolato appunto Night and Day 2 migliora la situazione.

Ognuno dei suoi fans, di quelli che non possono fare a meno per più di una settimana di ascoltare qualcosa di suo, ha vissuto questi anni nella speranza che la magia di Night and Day potesse ripetersi senza peraltro vedere mai esaudita l’aspettativa.

Poi qualche anno fa, esattamente nel 2015, esce Fast and Forward, una sorta di raccolta di quattro EP dove qualcosa effettivamente si muove. Il disco è bello e riaccende la speranza.

Oggi esce Fool, anticipato da un battage pubblicitario abbastanza inusuale per l’artista. Si capisce che potrebbe essere il disco del ritorno alle origini e si percepisce, leggendo i commenti sul Web, che l’attesa è di quelle per i dischi importanti.

Sul disco, Joe in una recente intervista ha detto: “Quando ho realizzato che avrei registrato a fine luglio e mixato i brani intorno al mio compleanno, che è ad agosto, sono rimasto stupito dal fatto che questa cosa fosse già successa in passato, ma solo una volta. Ed era quando avevo lavorato al mio primo album, quarant’anni fa. Ci sono un sacco di canzoni che ho scritto, alcune addirittura solo a metà, e che non ce l’hanno fatta. Solo otto sono sopravvissute, e penso siano abbastanza. Non so dirvi quanto sia importante il ritorno del vinile, ma posso sicuramente dirvi che ho pensato a un album che avesse due lati complementari. Solitamente, quando inizio a scrivere i brani non ho in mente un tema preciso, ma alle volte può capitare che nasca spontaneo. In questo caso parlo della commedia e della tragedia, e del modo in cui queste si intrecciano nelle nostre vite. Questi brani
trattano la paura e la rabbia, l’alienazione e la perdita, ma anche tutto quello per cui vale davvero la pena vivere: l’amicizia, le risate, la musica e l’arte stessa. Non avrei potuto scrivere di tutto ciò nel 1979, perché non avevo vissuto abbastanza”.

L’album è stato co-prodotto da Pat Dillett (David Byrne, Sufjan Stevens, tra gli altri). La band è la stessa che ha accompagnato Joe Jackson nel suo ultimo tour e che ha suonato nel precedente Fast and Forward: Teddy Kumpel alla chitarra, Doug Yowell alla batteria, e il fido Graham Maby al basso.

Fool non è un disco perfetto, ma cresce ascolto dopo ascolto sino a convincere quasi del tutto. Le tematiche musicali del nostro ci sono tutte o quasi: Big Black Cloud, posto all’inizio del lavoro, richiama molto da vicino le atmosfere nervose, metropolitane di Night and Day mentre Fabulously Absolute, scelto come singolo (che del singolo ha molto poco), ricorda i primissimi lavori, quelli in cui era evidente l’urgenza dell’immediatezza a scapito dell’eleganza; eleganza che invece è ben presente in Dave, una ballata pianistica che evidenzia l’attaccamento dell’artista a certo pop inglese, che va dai Kinks in avanti, piuttosto che in Friend
Better, più ritmata, formalmente impeccabile che evidenzia l’amore dell’artista per band come gli Steely Dan o in 32 kisses che profuma di atmosfere vagamente jazzy pur rimanendo saldamente ancorata al genere cantautorale.

Un cenno particolare merita Strange Land, un brano di quasi sei minuti che parla di New York e della sensazione del cambiamento, del non trovarsi più in ambiente famigliare come un tempo. Il brano, più complesso rispetto alla media del lavoro, è nostalgico nell’atmosfera ed efficace nel rappresentare i sentimenti dell’autore.

joe jackson

Chiude il tutto Alchemy, traccia che meglio di ogni altra risente dei grandi amori musicali di Joe Jackson, e di ciò che l’ha influenzato. Alchemy è dotata di facile melodia e abbellita da fraseggi che pescano dal jazz, nel soul e, in genere, dal great book della musica americana di intrattenimento.

Fool, dicevo non è perfetto ma cresce dopo giorni ascolto. È un lavoro demodé di un sessantaquattrenne innamorato del suo mestiere, che ha superato le proprie incertezze e che guarda con distacco ed affetto il proprio passato. È un disco di canzoni, ognuna con propria autonomia, ognuna lontana da tutto quanto è business. Fool è un disco sincero che merita di essere ascoltato, come il suo autore.

Joe Jackson è atteso in Italia a marzo per quattro date del suo tour: il 19 a Roma, il 21 a Bologna, il 22 a Milano e il 23 a Torino.

TRACKLIST
Big black cloud
Fabulously absolute
Dave
Strange land
Friend better
Fool
32 kisses
Alchemy

Se non vuoi ascoltare tutto il disco: Big Black Cloud

Se ti è piaciuto ascolta anche:
Steely Dan: Aja
Ray Davies: See My friends
Squeeze: East Side Story

Segnalazioni:

Rival Son: Feral Roots *** i R.S. sono californiani, trattano l’hard rock con una certa maestria e pubblicano il loro nuovo album grazie ad un contratto con la Atlantic, conseguenza del tour trionfale a supporto dei Black Sabbath. In certi ambienti musicali godono di altissima considerazione anche se forse oggi, i Greta Van Fleet hanno rubato loro la scena e, almeno parte, i favori della critica. Nulla di nuovo e forse questo è ciò che manca un po’ al lavoro, ma Feral Roots è un buonissimo album di “rock pesante” con chiari riferimenti agli anni ’70 in generale e ai Led Zeppelin in particolare. Buone canzoni, ottimamente prodotte, grazie alla presenza di Dave Cobb. Insomma, per gli amanti il meglio di ciò che oggi l’industria discografica possa offrire riguardo al classic rock.

rival son

Sharon Van Etten: Remind Me Tomorrow *** Sharon Van Etten è una cantautrice del New Jersey giunta al quinto album, all’indomani della nascita del primo figlio. Particolare, quest’ultimo che, evidentemente, l’ha influenzata non poco visto che l’artista rimescola le carte e passa dal genere folk o alt-country ad una proposta influenzata dalle recenti esperienze di colleghe come Anna Calvi o Cat Power. Così la musica si fa più complessa, arricchita da forti dosi di elettronica. Il risultato è molto buono e le atmosfere suggestive. Le canzoni poi vivono di una creatività e di un’ispirazione per nulla scontate. Sicuramente interessante.

Graeme James: The Long Way Home ***1/2 Graeme James è un artista neozelandese, che si esibisce in giro per il mondo come one man band. Questo dovrebbe essere il suo primo disco. Le influenze principali sono rinvenibile nel genere folk; la struttura delle canzoni è semplice quasi sempre basata sul suono di pochi strumenti, prevalentemente acustici. Nonostante ciò il disco è godibilissimo e vario perché Graeme James è dotato di una voce molto piacevole e di un’espressività non comune e di una facilità di scrittura a volte sorprendente. Alle mie orecchie un’autentica sorpresa.

Shawn Mullins: Soul’s Core revival ***1/2 come dice il titolo, trattasi della riedizione di un lavoro di circa 20 anni fa, ripreso in questa nuova versione in un primo disco con nuovi arrangiamenti e nel secondo in versione solo acustica. La qualità è in genere molto alta anche se io preferisco di gran lunga la sezione elettrica. Shawn Mullins confeziona, di fatto, un disco nuovo, fatto di belle canzoni, suonate bene e cantate ancora meglio. Un album di emozioni, soul… appunto.

Walter Trout: Survivor Blues ***1/2 Walter Trout è un chitarrista e un alfiere del blues, quello elettrico, che lambisce ed a volte oltrepassa i confini del rock. Circa un anno fa ha pubblicato un disco di duetti, molto bello, e grazie a questo è stato riscoperto da molta stampa specializzata e anche da una, seppur ristretta, fascia di pubblico. Ora si presenta con questo nuovo disco, dove la chitarra prima e il blues poi sono nuovamente protagonisti. E c’entra perfettamente il bersaglio. Grande album, ideale per coloro che amano il genere e che oggi si sentono un poco orfani per mancanza di validi interpreti.

Legenda giudizio

***** da isola deserta
**** eccellente
*** buono
** mediocre
* pessimo

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