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Processo Ubi: il giorno di Resti e Masnaga, tra precisazioni e qualche smentita

Le domande del Pm Fabio Pelosi hanno cercato attraverso le risposte di Resti, il primo dei testimoni interrogato, di delineare un quadro accusatorio che motivasse soprattutto i due capi d’accusa, mancate comunicazioni agli organi di vigilanza e illecita influenza sull'assemblea del 2013

Udienza fiume, lunga tutta la giornata di mercoledì 20 febbraio, nella vecchia sede del Tribunale in Piazza Dante per il processo a Ubi Banca. Un processo che vede più di 30 imputati. L’udienza è iniziata alle 9,30 con il collegio presieduto da Stefano Storto ed è terminata, per la prima parte, verso le 13 con la conclusione dell’interrogatorio del testimone – da parte del pubblico ministero Fabio Pelosi – professor Andrea Resti.

Le domande del Pm Fabio Pelosi hanno cercato attraverso le risposte di Resti, il primo dei testimoni interrogato, di delineare un quadro accusatorio che motivasse soprattutto i due capi d’accusa, mancate comunicazioni agli organi di vigilanza e illecita influenza sull’assemblea del 2013.

Resti non si è di certo sottratto, costringendo il Presidente del collegio Stefano Storto a richiamarlo più volte alla sinteticità delle risposte.

Resti ha cercato di ritornare al momento della sua candidatura, richiesta in un momento avanzato rispetto alla assemblea del 20 aprile 2013 dai promotori della lista Ubi Banca Popolare Gian Antonio Bonaldi, Doriano Bendotti e Francesco Massetti.

Nel corso del dibattimento pressato dalle domande delle difese ha citato anche l’ex- Direttore di Banca Popolare di Bergamo Giuseppe Masnaga tra i promotori della sua lista. Ha spiegato i motivi per cui fu tra i firmatari dell’esposto del 20 luglio 2013 a Consob e Banca d’Italia, appena nove giorni dopo il Consiglio del 11 luglio, come ha voluto evidenziare l’avvocato Stefano Lojacono difensore del professor Giovanni Bazoli, nel quale lo stesso professor Resti aveva parlato di buona fede e senso di responsabilità.

Diversi gli interventi delle difese sulla tracciabilità del voto che, secondo Resti, aveva destato preoccupazione tra i dipendenti della banca.

Resti ha parlato di novità, alla quale le difese Angarano per Andrea Moltrasio e Filippo Dinacci per Emilio Zanetti hanno opposto le richieste in questo senso di Consob, rappresentate da comunicati della banca stessa che spiegava le modalità di voto, assolutamente regolari.

Alle 15 è ripreso il dibattito con la testimonianza di Giuseppe Masnaga. Due ore e mezza di domande alle quali l’ex direttore di Banca Popolare di Bergamo non si è sottratto pur dovendo scendere a qualche smentita. Una su tutte, di fronte ad un incalzante avvocato Stefano Lojacono sul tema Intesa e sul denunciato aumento di capitale di Ubi per sottoscrivere azioni di Intesa ha dovuto alla fine ammettere che i dati da lui dichiarati di fronte al pubblico ministero erano sbagliati.

Masnaga ha avuto difficoltà anche a rispondere su una mail da parte di Francesco Massetti, promotore della lista Resti, che lo vede tra i destinatari. Una mail che Masnaga esclude di aver letto. L’avvocato Andrea Pezzotta incalzandolo si è meravigliato: “parlano di lei e non l’ha colpita?”. Masnaga si è difeso affermando che secondo Massetti la mail era falsa e che non era a conoscenza di una denuncia in tal senso.

Su Zanetti e la famosa lettera di contestazione che portò alle sue dimissioni, Masnaga ha usato il termine “tristissima”, mentre in apertura di udienza aveva voluto precisare: “dissi a Zanetti che il giorno dopo che va via lei, vado anch’io”.

La prossima udienza è fissata alle 9 del 26 febbraio con la testimonianza di Bruno Giannattasio consulente del Pubblico ministero. A questo proposito gli avvocati delle difese hanno chiesto di avere il calendario dei prossimi testimoni indicati dal Pm Pelosi, per preparare una corretta difesa.

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