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“È finito, sono tornata: ecco come l’Erasmus ha cambiato la mia vita”

Dopo sei mesi, Sara, la nostra studentessa Erasmus dell’Unibg in Spagna, è tornata a casa: questo il suo racconto dell’esperienza più bella

Ancora non riesco a crederci. Ancora non riesco a realizzarlo: domenica 17 febbraio il mio Erasmus è giunto al termine. Sei mesi che inizialmente parevano infiniti, sono in realtà letteralmente volati. Sei mesi che prima della partenza un poco mi spaventavano, si sono in rivelati il periodo più bello, intenso e importante della mia vita.

Che cosa significa partire in Erasmus? Vorrei riuscire a spiegarvelo con questo articolo, ma credo proprio che nemmeno la scrittura possa renderne l’idea. L’Erasmus è un’avventura quotidiana. Significa ricominciare da zero, “obbligarsi” al confronto con persone con cui apparentemente non sembra avere qualcosa in comune. Ragazzi e
ragazze provenienti da ogni angolo d’Italia, d’Europa, del mondo. Significa gestirsi autonomamente in casa, sperimentando la convivenza. Significa avere la preziosa opportunità di organizzare il proprio tempo, scegliendo con chi vale la pena trascorrerlo e a chi, invece, non dedicarne.

diario di una studentessa erasmus in spagna <br clear=all>

L’avventura Erasmus per me è stata un’occasione di crescita sotto numerosi punti di vista. Mi ha letteralmente cambiato la vita. In un Paese differente dal mio, per lingua, tradizioni, abitudini, sono riuscita a stringere rapporti solidi, veri, sinceri. Mi sono immersa nella realtà spagnola e soprattutto nella cultura maiorchina. Sono riuscita a capire a fondo che cosa è la condivisione, il rispetto dell’altro. Inoltre, ho decisamente migliorato la conoscenza della lingua spagnola e della lingua inglese, arrivando addirittura al punto di inserire qualche vocabolo straniero mentre parlo in italiano. L’avventura Erasmus per me è stata una sfida, un “mettermi costantemente in gioco”, a partire dalle amicizie, dalle responsabilità, arrivando persino all’amore.

diario di una studentessa erasmus in spagna <br clear=all>

Mi ricordo che, prima di partire per la Spagna, la mia paura più grande era quella di restare sola, di non fare conoscenze, insomma… di non vivere pienamente l’esperienza. Oggi, dopo sei mesi, sono fiera di ciò che sono riuscita a costruire. Sono fiera di essere maturata, di aver scelto questo splendido posto, Palma di Maiorca, e di aver vissuto l’Erasmus al 100%. Ho avuto modo di conoscere meglio anche me stessa, ciò che amo fare, ciò che non mi piace, scoprire alcuni lati del mio carattere che non credevo di possedere. Devo ammettere che sono stata molto fortunata. Ho instaurato nuovi legami, incontrato persone fantastiche e dato in generale a tutta la mia vita una sfumatura un po’ diversa. Ho riso a crepapelle, pianto, sentito emozioni tanto forti che in così poco tempo non credevo potessero provarsi.

Chiunque sceglie di partire in Erasmus torna diverso. È un viaggio che inevitabilmente cambia un po’ tutti e, forse, un po’ tutto. È travolgente, unico, speciale.

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Che consiglio poter dare i miei coetanei? O a chi semplicemente ha in mente di realizzare un intercambio? Beh… partite. Partite, quando ne avete voglia, quando sentite che è il momento migliore per voi. Partite quando avete bisogno di fuggire per qualche tempo dal vostro nido. Partite quando vi rendete conto che
necessitate un cambiamento, l’indipendenza. Abbiamo una vita sola che ci offre preziose opportunità. Ma soprattutto, siamo giovani e spensierati una volta sola nella nostra esistenza. Partite perché nessun viaggio porta pentimento, nessun viaggio porta rancore. Una partenza può solo arricchirvi. E, in questo caso, non si tratta di un guadagno materiale.

Infine, ci tengo a ringraziare tutti coloro che hanno reso tutto questo indimenticabile come l’organizzazione ESN Baleares, per mezzo della quale ho realizzato le attività e sono entrata in contatto con gli altri studenti Erasmus; l’Università di Bergamo, che ha concretizzato il mio viaggio, occupandosi e preoccupandosi di me anche durante la permanenza; l’Università delle Isole Baleari, che mi ha accolta e sostenuta come una studentessa maiorchina a tutti gli effetti.

Ringrazio i miei genitori che hanno creduto in me, nella loro figlioletta di vent’anni. Voglio ringraziare le persone che in qualche modo, per caso o per scelta, hanno marcato il mio percorso. Gli Erasmus provenienti dalla Francia, dalla Germania, dall’Argentina, dall’Inghilterra, dal Messico, dalla Grecia…. e chi più ne ha, più ne metta. E per concludere, il mio piccolo grande gruppo di italiani (definito “El círculo italiano”) che hanno rappresentato la mia casa, la mia stretta famiglia durante questi sei mesi. “Hasta pronto…”

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