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Auguri Faber: quanto manca oggi la tua “direzione ostinata e contraria” foto

Oggi, 18 febbraio, Fabrizio de Andrè avrebbe compiuto 79 anni. Un gruppo di giovanissimi “artisti” ha creato un video registrato al teatro Sociale per lui, per Dori Ghezzi, per tutti noi

Nella fisica moderna esiste un’affascinante teoria nota come “teoria dei mondi paralleli”. Il grande Stephen Hawking la stava studiando nelle settimane prima di morire. A detta di alcuni scienziati, ci sarebbero infinite realtà e infinite possibilità che coesistono nello stesso momento. Proviamo a pensare a un mondo in cui la prima potenza è il Camerun e non gli Stati Uniti, in cui la donna è prevalsa nei secoli all’uomo, in cui i Dinosauri non si sono mai estinti.

Auguri Faber

È possibile immaginare una dimensione in cui chi ci ha lasciato esiste ancora. Per esempio, Fabrizio sognerebbe un mondo meno industrializzato, senza macchine e senza guerre. Io da giovane donna di ventisei anni, non smetto di credere che in questa Italia piena di odio Fabrizio sarebbe stato di grande aiuto. Parliamoci chiaro: sappiamo benissimo di cosa avrebbe scritto. Avrebbe parlato dell’Ilva e delle sue cancerogene conseguenze, avrebbe cantato la sofferenza di poveri cristi morti in mare, la perdita di dignità di chi si trova senza lavoro, avrebbe canzonato i tuttologi del web. E poi, chissà che avrebbe scritto sui social? Chissà… Certo è che immaginarlo con la sua chitarra, di notte nella vostra casa a Tempio Pausania, ci strappa un sorriso.

Vent’anni sono tanti. I più giovani diranno: “Mamma mia, è una vita!”, i meno giovani: “Sono già passati due decenni? Sembra ieri”. Il tempo è relativo, ma la nostalgia è oggettivamente una carogna. La tua, cara Dori, è una nostalgia peculiare, forse la più difficile da digerire. Come tu stessa hai scritto, rimpiangi i momenti che non ci saranno e che sarebbero potuti essere. Del resto, “non ti servirà il ricordo, che per piangere sui tuoi occhi che nessuno più canterà”.

Oggi, 18 febbraio, Faber avrebbe compiuto 79 anni. In questa giornata non potevamo non pensare a te e starti vicino. Sappiamo che in questi anni ti sei spesa per preservare il patrimonio artistico di tuo marito. Attraverso la Fondazione De Andrè, hai fatto un lavoro immane. Ti sei presa carico di questa grande responsabilità. Comprendiamo che non sia stato facile. Ma i risultati sono incredibili.

Senza togliere merito alle ricerche scientifiche dei professionisti – spero non me ne vogliano – noi abbiamo un po’ “sconfitto” la teoria degli universi paralleli. Fabrizio c’è ancora, lo puoi sentire e lo puoi vedere. Vive negli occhi di giovani e giovanissimi che, a quasi cinquant’anni dall’uscita di “Volume I”, cantano “Bocca di rosa”. È presente in chi si commuove ascoltando “Cantico dei drogati”, in chi pensa “ma si può amare così tanto da strapparsi i capelli se l’amore è perduto?!”.

Ragazzi nati nel nuovo millennio continuano a inciampare in “Volta la carta”, in “Dolcenera, in “Rimini”. Non è incredibile? Lo è, eccome.

Come ogni ricerca degna di questo nome, abbiamo pensato di farti un regalo testato con validi esperimenti. Una prova empirica che non propiniamo aria, ma fatti concreti. È stato un test non facile, lo ammettiamo. Ma già ai primi tentativi, abbiamo assistito a un vero e proprio miracolo scientifico. “Ragazzi vorremmo fare un video per Fabrizio. Cosa ne dite?”. “Bello! Conta su di noi!”. Abbiamo così trovato un signor teatro, il Sociale di Bergamo, lo abbiamo riempito con creature bellissime: musicisti tra i 18 e i 26 anni, futuri registi e futuri fotografi, fonici di grande professionalità nonostante la loro giovinezza.

Abbiamo lavorato molto come uomini e donne d’esperienza, con l’umiltà di non creare un prodotto perfetto, ma con la consapevolezza di farlo con il cuore.

E se di poesie si tratta, non poteva mancare un attore, Pietro Ghislandi, che oltre a darci tanti consigli utili, ci ha fatto morire dalle risate durante le riprese. Con la sua simpatia, ha contagiato i nostri animi pieni di fifa da palcoscenico. Fifa che continueremo ad avere finché non sapremo il tuo parere sul nostro progetto.

Perché un giornale, un quotidiano locale come Bergamonews, dovrebbe dedicare spazio all’arte e non solo alla cronaca? La risposta è semplice: perché di questi tempi, così difficili per il genere umano e così ostici per il mondo dell’editoria, i giornalisti hanno il compito di “viaggiare in direzione ostinata e contraria”. È l’unica via percorribile. L’arte deve essere informazione.

Per cui cara Dori, entra nel teatro, siediti, chiudi gli occhi e prenditi tutto il tempo di cui necessiti. Questo momento è per te e Bicio. Per Bi e per Bo.

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