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Cascina Ponchia, dopo le polemiche il sopralluogo di Comune e Ats fotogallery

Verifiche sulla "situazione strutturale e igienico sanitaria" dell'immobile occupato

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C’è chi suona la chitarra e chi ascolta sorseggiando una birra. C’è chi sfoglia un vecchio libro e chi gioca a calcio balilla. Ci sono i bambini sull’altalena e i cani che corrono nel prato. Alla Cascina Ponchia di Monterosso è una giornata come tante, se non fosse che all’interno dell’immobile – di proprietà comunale, ormai occupato da cinque anni – domenica pomeriggio c’erano anche i tecnici di Palafrizzoni e dell’Ats, sul posto per un sopralluogo insieme all’assessore ai Lavori Pubblici Marco Brembilla. “L’obiettivo – spiega – è quello di verificare la situazione strutturale e igienico sanitaria dell’immobile”.

Ai tecnici spetterà il compito di redigere un verbale, anche se “da una prima sommaria indagine non sembrano emersi problemi sotto il profilo strutturale, e nemmeno da un punto di vista igienico Ats ha comunicato nulla di allarmante” commenta Brembilla.

Qualche perplessità, a dire il vero, l’ha suscitata la tenuta di un balcone in legno al primo piano. “Tutto è migliorabile – prosegue l’assessore – ma solo quando sarà pronto il verbale potremo avere un quadro della situazione più approfondito”.

Il sopralluogo – l’ultimo risale a diversi anni fa – arriva a pochi giorni di distanza dalle ultime polemiche sorte attorno al futuro dell’immobile. L’amministrazione, che ha ereditato l’ex convento quando era già occupato dal Kollettivo Autonomo Popolare, è convinta ad andare fino in fondo col progetto della cooperativa Ruah, che prevede una struttura per donne in difficoltà.

Il sindaco Giorgio Gori, in risposta a una lettera firmata da Bruno Codenotti, marito della partigiana Angelica “Cocca” Casile a cui  è intitolata la cascina, ha scritto che “la Ponchia va liberata”, augurandosi che i ragazzi “la capiscano”, offrendo loro un’alternativa: “Nulla vieta – è il suggerimento del sindaco – che, come altri, facciano richiesta” per l’assegnazione di spazio pubblico in base al Regolamento per la gestione dei beni comuni.

Il sindaco ha ricordato come “allora l’occupazione avvenne in opposizione alla vendita dell’immobile a operatori privati. In alternativa gli occupanti si proponevano di sviluppare iniziative e attività culturali a beneficio del quartiere di Monterosso. A distanza di anni – sostiene Gori – la situazione è cambiata. La cascina ospita ogni tanto delle feste, piccoli raduni di giovani, poco o nulla di culturale”.

Al momento, quella dello sgombero è una delle ipotesi sul tavolo. “A livello di contenuto il progetto per le donne in difficoltà è molto valido – riconoscono gli esponenti del Kollettivo Autonomo Popolare – ma questo è già uno spazio che genera socialità e cultura. Dire che non vi sono iniziative è una falsità frutto del pregiudizio. Andare a sostituire un’esperienza sociale con un’altra – concludono – dal nostro punto di vista non ha alcun senso. Finché avrà  riscontri sul quartiere e sulla città, noi andremo avanti”.

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