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Scorta al giornalista Berizzi, Carnevali in aula: “In pericolo la libertà di stampa”

La deputata bergamasca ha parlato anche dei manifesti appesi dagli estremisti di destra del Mab fuori dalla redazione di Bergamonews

Dopo la scorta assegnata al giornalista bergamasco Paolo Berizzi, venerdì 15 febbraio la deputata del Partito Democratico Elena Carnevali è intervenuta in aula per commentare la situazione dell’inviato di Repubblica e più in generale della situazione dell’informazione in Italia: “Bene abbiamo fatto a insistere alla Camera e Senato sulla revisione per Paolo Berizzi, giornalista bergamasco di Repubblica, della precedente protezione (vigilanza generica) poi diventata, grazie all’analisi di Prefettura e Questura di Bergamo, una protezione di quarto livello (scorta) per garantire la sicurezza personale.

Il clima generale, che si fa sempre più strada nel Paese, è preoccupante, ostile al mondo del giornalismo e alla libertà di informazione. Lo ha testimoniato il rapporto annuale preparato dalle 12 organizzazioni che gestiscono la piattaforma del consiglio d’Europa per la protezione del giornalismo e l’incolumità dei giornalisti, il quale pone L’Italia, terzo Paese insieme alla Russia dopo Turchia e Ucraina, tra i Paesi con il più alto livello d’allerta. Una situazione definita dal rapporto “particolarmente allarmante””.

Carnevali ha parlato anche dei manifesti appesi dagli estremisti di destra del Mab fuori dalla redazione di Bergamonews: “Lo si percepisce a livello nazionale, dove i giornalisti minacciati, aggrediti e oggetto di intimidazioni sono sempre più numerosi (quasi 4 mila dal 2006 ad oggi, 3.122 solo a partire dal 2011) così come a livello locale. Per questo in aula ho portato anche l’esempio di Bergamonews, che dopo aver dato notizia degli atti intimidatori subiti dallo stesso Berizzi è stata a sua volta oggetto di un attacchinaggio notturno di volantini nei quali Berizzi veniva definito “la vergogna di Bergamo”.

Una situazione di “crescente violenza” contro la stampa: secondo il rapporto la maggior parte delle segnalazioni sono arrivate dopo che «il nuovo governo si è insediato». Alimentano questo quadro il clima astioso verso la stampa non allineata, i messaggi di minaccia di togliere la protezione a Roberto Saviano e l’uso dei social con una retorica particolarmente ostile ai media e ai giornalisti.

Le vicende che hanno riguardato Paolo Berizzi sono note: da anni impegnato in indagini riguardanti la galassia di realtà neofasciste e neonaziste in ascesa, specie dopo il suo ultimo libro “NazItalia” è stato minacciato da parte di militanti di estrema destra: minacce gravi estese anche alla sua famiglia. La vigilanza generica – purtroppo insufficiente – prima assegnata è stata ora sostituita da una scorta, e ringrazio per questo il Comitato per l’ordine e la sicurezza di Bergamo, la prefettura e la questura – che ha inviato poi un rapporto al Ministero. Bene abbiamo fatto a presentare un’interrogazione in merito sia alla Camera che al Senato. A lui e a tutti i giornalisti – donne e uomini che con il loro lavoro d’inchiesta contribuiscono a far emergere verità scomode e gravi – va il nostro sostegno, abbiamo il dovere di proteggere loro e la libertà di stampa.

Al di là del caso specifico, anche alla luce dei dati citati, credo che dobbiamo farci carico urgentemente di cambiare il linguaggio, e di contrastare l’ostilità nei confronti di chi garantisce un’informazione libera e documentata, garantendo la protezione e l’incolumità dei giornalisti.

Purtroppo, il governo non sembra sentire questa urgenza, anzi spesso i principali esponenti della maggioranza sono i primi che si fanno autori e protagonisti di un linguaggio violento e aggressivo nei confronti della libera informazione. Quando va bene è considerata un fastidio, più spesso è presa di mira solo perché fa domande scomode. Ciò corrisponde ad una precisa volontà, che mira ad abbattere anche in questo campo l’intermediazione, perché il modello tra i cittadini e chi sta al potere deve essere il più diretto possibile. Tutto ciò però rappresenta un pericolo per tutti i cittadini, sicuri e liberi solo in una democrazia in cui è sicura e libera l’informazione e i giornalisti”.

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