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L'opinione

Frasi sul pane del Duce? Preoccupiamoci delle vere parole di odio e intolleranza

Bisogna aver paura del male, nelle sue manifestazioni, ma non bisogna temere le parole, solo perché chi le ha pronunciate è un malvagio

Le parole possono pure essere pietre, come postulava il Grande Timoniere; tuttavia, il più delle volte, le parole sono, semplicemente, parole: niente di più e niente di meno.

E noi dobbiamo interpretarle, secondo il loro valore denotativo o simbolico: lasciarci intimidire da altri fattori rischia di fare di noi dei paranoici o di renderci ridicoli. La maggior parte dei cattivi della storia ha spesso proclamato, nei propri discorsi, cose perfettamente logiche e sottoscrivibili, mescolandole con affermazioni deliranti e proposizioni che grondano crudeltà. Se sottoponessimo al giudizio della gente una frase del tutto ragionevole e, anzi, piena di saggezza, di Hitler o di Stalin, senza rivelarne la provenienza, nessuno si sognerebbe di contestarla o di provare timore nel pronunciarla.

Questo perché anche il peggior criminale può dire cose giuste e sensate, come il più grande filantropo può pronunciare qualche bestialità. Per questo, bisogna aver paura del male, nelle sue manifestazioni, ma non bisogna temere le parole, solo perché chi le ha pronunciate è un malvagio. In noi-meglio, in molti di noi-esiste la facoltà di discernere, di valutare: insomma, di dividere il grano dal loglio. Dobbiamo usarla sempre, poiché ci aiuta a non essere schiavi di qualche stereotipo: un bel colpo di testa rimane tale, sia che lo faccia il Papu, sia che lo faccia un giocatore avversario. Una frase può benissimo essere condivisibile, anche se a pronunciarla è stato Mussolini: prova ne sia che lo scherzetto di attribuire affermazioni facilmente collocabili nell’immaginario di sinistra, ma pronunciate, in realtà, da uomini di destra, e viceversa, funziona nove volte su dieci.

Il caso della frase ducesca sul rispetto per il pane rientra esattamente in questa casistica: è una frase, per nulla originale, che ricalca alla perfezione una certa morale diffusissima nelle scuole elementari del Regno, tra Ottocento e Novecento. Avrebbe potuto scriverla Collodi, come De Amicis, Gobetti come Gramsci. Perché è, semplicemente, una sensata ovvietà, di cui aver paura è sintomo di una coda di paglia pari, almeno, al grado di insensatezza. Questa frase l’ha fatta propria Mussolini, rendendola apoftegma fascista?

Chissenefrega: il rispetto per il pane c’era prima del fascismo ed è ancora perfettamente auspicabile, in quest’epoca di libertà e democrazia. Io credo che dei panifici l’abbiano adottata, semplicemente perché è appropriata al senso del loro lavoro: perché, in definitiva, è un ottimo slogan. D’altronde, nessuno si adonta per “La Rinascente” o per l’uso della parola “autista”, che pure hanno origini ideologicamente poco corrette. Perciò, siamo seri, siamo concreti e usiamo il buon senso: diamo pane al pane, vino al vino e fascismo al fascismo.

Sono ben altre le parole di cui, oggi, dovremmo preoccuparci: parole di intolleranza, di odio, di violenza. Finché si tratta di difendere il valore del pane, dovremmo essere proprio tutti d’accordo.

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