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Chiesa degli ex Riuniti ai musulmani, si va verso la delibera di aggiudicazione

Toccherà poi alla Regione scegliere se esercitare il diritto di prelazione

La documentazione richiesta all’Associazione Musulmani di Bergamo è arrivata, puntuale, entro i venti giorni previsti (leggi qui). Ora toccherà al notaio incaricato dall’ospedale Papa Giovanni, la dottoressa Nicoletta Morelli, esaminarla con attenzione “in vista di un perfezionamento dell’atto di compravendita” della chiesa degli ex Riuniti. Se – come sembra – non ci saranno sorprese, tra qualche mese si potrà procedere alla pubblicazione della delibera di aggiudicazione definitiva, passaggio necessario al completamento dell’iter amministrativo.

La vicenda è quella della cappella del vecchio ospedale, messa in vendita dall’Asst Papa Giovanni XIII, azienda controllata da Regione Lombardia che nel 2015 aveva approvato una legge molto restrittiva sui luoghi di culto, la cosiddetta legge “anti moschee” che rende molto difficile costruire luoghi di culto partendo da zero, e che il verdetto dell’asta aveva in qualche modo ‘scavalcato’, visto che l’immobile è già adibito a quel tipo di funzione.

Ad aggiudicarsi l’asta, lo scorso 25 ottobre, fu l’Associazione Musulmani di Bergamo con un rialzo dell’8% sulla base di 418.700 euro. L’esito delle buste fu molto discusso, tanto da scomodare il governatore regionale Attilio Fontana che aveva assicurato di potere esercitare il diritto di prelazione, ricomprando la chiesetta sfilandola di fatto ai musulmani. Prima, però, si sarebbe dovuto attendere l’esito dell’istruttoria sulla gara che si sta appunto cercando di portare a termine.

Verso la fine di gennaio, dopo tre mesi di stallo, i responsabili del procedimento avevano inoltrato una raccomandata all’Associazione: una corposa richiesta di documenti e informazioni aggiuntive sull’ente aggiudicatario provvisorio del bando, in particolare sui membri che compongono il Direttivo. “Ci eravamo riservati di valutarne la legittimità, ma abbiamo deciso di produrre la documentazione richiesta perché non abbiamo nulla da nascondere – commenta l’Associazione tramite l’avvocato Andrea di Lascio -. Stiamo facendo tutto quel che prevedono le normative in materia di procedura amministrativa, nulla più nulla meno”.

Una volta chiusa la partita tecnica, se ne aprirà con tutta probabilità un’altra tra la Regione, intenzionata a far valere il diritto di prelazione, e la comunità religiosa che si è aggiudicata la chiesetta. Solo a quel punto si potrà capire come andrà a finire una vicenda tanto delicata quanto controversa.

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Commenti

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  1. Scritto da Andrea Scania

    Il mio commento non vuole essere una contestazione aperta, ma anche per me, un solo ricordo, di quando da piccolo mia zia suora, che operava ai Riuniti, mi accompagnava in quella chiesetta per una preghiera. Ora, leggere che la proprietà l’abbia liquidato senza tenere conto, che la costruzione e la sopravvivenza di quell’edificio sia dovuto principalmente ai soldi e la devozione di chi, credendoci, si è privato del cibo o di qualcosa di suo sperando in una grazia per i cari che erano ricoverati, fa veramente rabbia (e schifo, consentitemelo). A conferma del detto che…”il vil denaro non ha colore e odore (e culto)”. Me ne ricorderò quando dovrò scegliere a chi donare l’8 per mille!!!