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Sanremo, le pagelle della terza serata: armonia Cristicchi, male Patty Pravo e Briga fotogallery

Terza serata all'insegna degli omaggi e dei baci di Ornella Vanoni e Patty Pravo, senza dimenticare l'improvvisa incursione di Fausto Leali

Sanremo non è solo canzoni, è anche noia e ricordi.

E’ un po’ la caratteristica del Festival targato Claudio Baglioni che, dopo aver ridotto a soltanto quattro il numero di duetti per serata, riesce nell’impresa di smorzare l’entusiasmo di Ornella Vanoni, tornata per un attimo iperattiva dopo essersi risvegliata dal sonno profondo di “Ora o mai più”.

Se anche voi come Ornella non vedete l’ora di scoprire quale sia il voto raggiunto da Patty Pravo, leggete le nostre pagelle.

Mamhood 3,5: Se pensava che aprire la puntata avrebbe giovato al suo consenso, Mahmood si è sbagliato di grosso. STABILE

Enrico Nigiotti 5: Rispetto alla ninna nanna della prima serata, il protagonista di X-Factor 2017 vuole dimostrare il proprio carisma, peccato che l’effetto ottenuto sia quello di riempire la propria voce di rabbia. Unica attenuante che possa giustificare questa prestazione è l’emozione per il ricordo del nonno. INCAZZATO NERO

Anna Tatangelo 5-: Alla prima uscita aveva sorpreso il pubblico con la sua voce, peccato che quanto sentito fosse soltanto un’illusione. Anna prova a nascondere i problemi tecnici dietro gli acuti, non accorgendosi che ciò peggiora le cose. URLATRICE

Ultimo 8: Ciò che fa più paura di questo ragazzo è la semplicità con cui canta, una semplicità disarmante che terrorizza gli avversari. La prestazione del cantante romano presenta alcune imperfezioni, ma nulla che possa compromettere la sua esibizione. DIO PERDONA, ULTIMO NO

Francesco Renga 6,5: Sarà l’effetto dell’influenza, sarà il sostegno degli ascoltatori che lo hanno lanciato nelle classifiche, ma Francesco pare essersi ripreso dopo la defaillance d’inizio Festival. Il brano non discosta di un centimetro dal classico stile renghiano, ma per il resto si vedono segnali di ripresa. IN CRESCITA

Irama 7,5: Le violenze domestiche sono un tema che troppo spesso leggiamo sui giornali e sentiamo ai telegiornali, troppo spesso tanto che in alcuni casi forse le sottovalutiamo. Per questo motivo è necessario parlarne, magari anche con una canzone come ha fatto Irama che ci permette di riflettere su questo annosa piaga. Forse in pochi si sarebbero aspettati che questo brano venisse portato in gara da un cantante proveniente da un talent, ma ciò fa pensare che nella musica italiana qualcosa sta cambiando. RIFLESSIVO

Patty Pravo e Briga 3,5: Una certa Patty Pravo è stata vista salire sul palco, se poi si trattasse di un ologramma o meno non è dato sapersi, visto che la voce di questa figura è stata coperta da tale Briga. L’unica indizio che ci fa pensare che si trattasse di un essere umano è l’acconciatura, impossibile da riprodurre con un computer. GIGIO DONNARUMMA E AVATAR

Simone Cristicchi 8,5: Delicato, ma al tempo stesso tenace, il brano di Cristicchi è un crescendo rossiniano che spalanca la platea dell’Ariston;  è un’implorazione rivolta ad una persona amata affinchè non ci lasci soli nei momenti di difficoltà. Non si può dire nulla di questa canzone, parla da sola la standing ovation del pubblico. ARMONIA

Boomdabash 8: Probabilmente sarà il tormentone di questo Festival. In attesa di scoprirlo, diamo atto ai ragazzi salentini di esser stati gli unici in grado di smuovere il pubblico di Sanremo, più ingessato di Claudio Baglioni. BOOM … ABASH

Motta 4,5: Dov’è l’Italia Carolina ? Forse si è persa nelle steppe della pampa argentina oppure semplicemente si è persa nelle corde vocali di Motta. È giusto lanciare un grido d’allarme in merito all’immigrazione sul palco dell’Ariston, però almeno si richiede che lo stesso sia comprensibile a tutti. UFFICIO COMPLICAZIONI AFFARI SEMPLICI

The Zen Circus 3: E’ la colonna sonora dell’occupazione di Sanremo da parte di un gruppo sconosciuto pure ai conduttori.  Un’occupazione nata per permettere al quintetto di farsi conoscere al grande pubblico, peccato che la stessa si concluda con il pubblico pronto ad acquistare i loro dischi pur di non sentirli più cantare. SENZA CAPO NE’ CODA

Nino d’Angelo e Livio Cori 4: Qualcuno aveva inizialmente chiosato che fosse colpa dei microfonisti, ma la seconda esibizione dimostra i problemi di comprensione siano frutto della prestazione dello scugnizzo napoletano che ancora una volta riesce nell’intento di portare a fondo il proprio compagno d’avventure. Unico consiglio che possiamo dare a Nino è quello di munirsi di traduttore in vista dell’ultima serata. INCOMPRENSIBILE

 

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