BergamoNews it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Dal Rei al Reddito di cittadinanza: cosa cambia a Bergamo, chi lo percepirà e chi no

I criteri del reddito del nuovo sussidio sono più restrittivi rispetto a quelli del Rei: tra i requisiti vi sono un Isee non superiore a circa 9mila euro e la residenza in Italia per dieci anni di cui gli ultimi due continuativi. Questo esclude una fetta di stranieri, indicativamente la metà: ne parla l'assessore Marchesi.

Il reddito di cittadinanza sta diventando realtà. La nuova misura contro la povertà è stato introdotto con la pubblicazione del decreto sulla Gazzetta Ufficiale. Per presentare le domande bisognerà attendere il prossimo 6 marzo, ma intanto è possibile guadagnare tempo preparando la documentazione richiesta. A fine aprile, invece, se la propria domanda verrà accettata, si potrà cominciare a percepirlo.

Il sussidio sostituisce il reddito d’inclusione (Rei), il precedente provvedimento finalizzato ad aiutare chi è in condizioni di disagio o difficoltà economica.

Abbiamo analizzato i dati relativi al Rei nel Comune di Bergamo tracciando un quadro su chi ne ha fatto richiesta e chi lo ha percepito, ma anche calcolando come cambierà la situazione con il nuovo reddito di cittadinanza.

Innanzitutto, va premesso che il reddito di inclusione (Rei) ha avuto un’importante sperimentazione per 6-7 mesi con il Sostegno per l’Inclusione Attiva (Sia), misura di contrasto alla povertà con l’erogazione di un beneficio economico.

Dal 1° gennaio 2018, invece, è stato introdotto il reddito d’inclusione (Rei). Al 31 dicembre 2018 le domande raccolte sono state 1.589 di cui 21 senza requisiti o inidonee, quindi quelle aventi i requisiti ammontavano a 1.568. Sono state presentate per la maggior parte da italiani (869) e in numero minore da stranieri con permesso di soggiorno comunitario (598), cittadini non italiani ma comunitari, provenienti prevalentemente dall’Est Europa (43), familiari di cittadini italiani o comunitari (40) e rifugiati a cui è stata riconosciuta protezione internazionale (18).

Un dato significativo è che molti richiedenti non erano già in carico ai servizi sociali. Più precisamente, tra gli italiani gli utenti in carico che hanno presentato la domanda erano 353, quelli non in carico 400 e gli utenti del segretariato 116; tra i cittadini stranieri con permesso di soggiorno europeo 148 in carico, 344 non in carico e 106 utenti del segretariato; tra i cittadini comunitari 9 in carico, 29 non in carico e 5 del segretariato; tra i famigliari di cittadini italiani o comunitari 21 in carico, 16 non in carico e 3 del segretariato; tra i titolari di protezione internazionale 8 in carico, 5 non in carico e 5 del segretariato.

Delle 1.568 domande inoltrate, l’Inps ne ha accolte 436, pari a circa il 28%. Di queste, 91 sono domande inerenti l’area minori; 85 l’area adulti, 12 l’area anziani, 9 l’area disabili e 85 il segretariato , mentre 154 prima non erano in carico.

Il beneficio economico mensile per 16 destinatari è arrivato fino a 50 euro; per 24 da 50,01 a 100 euro; per 38 da 100,01 a 150 euro; per 178 da 150,01 a 200 euro; per 31 da 200,01 a 250 euro; per 41 da 250,01 a 300 euro; per 20 da 300,01 a 350 euro; per 40 da 350,01 a 400 euro; per 8 da 400,01 a 450 euro; per 20 da 450,01 a 500 euro; e per altri 20 da 500,01 a 550 euro.

Da luglio 2018 sono stati tolti alcuni criteri: inizialmente, il Rei veniva assegnato privilegiando la presenza di fragilità nel nucleo famigliare. A Bergamo, considerando i requisiti familiari al 31 maggio 2018, si annotano 562 nuclei destinatari con minori, 49 con persone disabili, 4 con donne in gravidanza, 146 con disoccupati, 88 con minore e disabile, 36 con minore e gravidanza, 27 con minore e disoccupato, 4 con minore, disabile e gravidanza, 14 con disabile e disoccupato, 13 con minore, disabile e disoccupato e 1 con gravidanza e disoccupato.

Con l’allentamento di molti requisiti per ricevere il Rei (erano rimasti la residenza in Italia per almeno 5 anni con permesso di soggiorno e un Isee non superiore a circa 6mila euro) la platea dei potenziali beneficiari si è estesa e le domande sono aumentate molto. La crisi sta ancora facendo sentire i suoi effetti: gli anni in cui si è manifestata più intensamente, cioè dal 2010 al 2013, lasciano molti strascichi: in modo particolare, chi ha perso il lavoro e ha più di cinquant’anni fatica a trovare una nuova occupazione e si trova in difficoltà.

Oltre all’erogazione del sussidio, ci sono le politiche attive per il reinserimento lavorativo. L’assessore ai servizi sociali del Comune di Bergamo, Maria Carla Marchesi spiega: “Abbiamo istituito uno staff di otto persone appartenenti a diversi enti del territorio come Abf, Enaip, Caritas e organizzazioni sindacali: ognuno seguiva alcuni casi per aiutarli a superare le loro problematiche. Li abbiamo profilati tutti e costituito un tavolo con le associazioni datoriali proponendo loro di segnalarci 100 posti di lavoro. Purtroppo non siamo riusciti a raggiungere questo obiettivo per molteplici ragioni. Da una parte, perché alcune persone hanno un livello di competenza base e non sono in grado di svolgere situazioni lavorative classiche: nella loro vita hanno lavorato saltuariamente e in condizioni contrattuali confuse, sono spendibili con fatica nelle aziende considerando che non erano previsti incentivi in quanto la legge stessa non li contemplava. Dall’altra parte, invece, vi sono persone che hanno alle spalle buonissime esperienze ma avendo sempre eseguito mansioni rigide non riescono a riconvertirsi e trovare una nuova occupazione. In entrambi i casi non avremmo scaricato eventuali problematiche alle imprese, in quanto ci saremmo impegnati a monitorare come sarebbe andato l’inserimento lavorativo. È un problema enorme che non siamo riusciti a risolvere se non in minima parte collaborando con il centro per l’impiego che fa quello che può”.

Con il reddito di cittadinanza proprio per queste realtà è previsto un ruolo da protagonisti. La priorità sarà quella di fare scouting nelle aziende, capire gli spazi che ci sono e come si possono inserire.

I criteri del reddito di cittadinanza sono più restrittivi rispetto a quelli del Rei: tra i requisiti vi sono un Isee non superiore a circa 9mila euro e la residenza in Italia per dieci anni di cui gli ultimi due continuativi. Questo esclude una fetta di stranieri, indicativamente la metà. Molti vivono nel nostro Paese da lungo tempo, come nel caso della comunità sudamericana e se rientrano nei parametri economici prefissati avranno diritto al reddito di cittadinanza. Altrettanti immigrati, trovandosi in Italia da meno tempo, invece, non potranno accedere al sussidio. Questi ultimi saranno a carico dei Comuni con i servizi che vengono normalmente offerti.

L’impegno per i Comuni non è finito: per chi non è in condizione di lavorare i servizi sociali dovranno predisporre progetti di inclusione ad-hoc, anche se la legge non ha ancora specificato quali.

Infine, chi riceverà il reddito di cittadinanza dovrà svolgere otto ore settimanali di volontariato la cui organizzazione sarà sempre in capo al Comune. Dato che si tratterà di un numero significativo di persone non sarà un impegno di poco conto.

© Riproduzione riservata

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.