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Capire per prevenire e combattere: “Ecco come nasce un bullo”

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“Tu devi essere un uomo hai capito? Me lo prometti? Ti devi difendere, devi far vedere a tutti chi comanda. Promettimi che quando esco da qua dentro sarai diventato un uomo figlio mio… me lo prometti Filippo?”

Le guardie lo portano via prima che possa rispondergli. Le sue parole mi rimbombano nelle orecchie… “devo essere un uomo… un uomo… un uomo”.
Con un click la cella si chiude.
Mi pulisco il graffio dal mento. L’ultimo graffio della mia vita. Ho sei anni. Da ora, io sono un uomo.

Mi chiamo Filippo, faccio la quinta, ho 10 anni e sono un uomo.

I miei amici mi chiamavano Pippo. A me dava fastidio e loro hanno smesso. Ma Luigi ha insistito. Prima regola per un uomo: mai farsi mettere i piedi in testa.
Così ora sono dalla preside e Luigi ha il naso rotto. Certo che ne ha di coraggio quel piccoletto. Non ha ancora capito nulla della vita. Ci sono i forti, i bulli: gli uomini e i deboli, che patiscono: le femminucce. Ognuno deve rispettare il suo ruolo.
La preside mi rimanda in classe con una tirata d’orecchie. I genitori di Luigi non faranno nulla.
Basta che io dica di chi sono figlio… il mio cognome fa più paura di me.

Mi chiamo Filippo, faccio la seconda media, ho 12 anni e sono un uomo.

Oggi è il mio compleanno. La settimana scorsa sono andato a trovare papà. Mi aveva promesso che alla mia festa ci sarebbe stato, aveva giurato di ottenere un permesso di 48 ore. Ma le candeline le ho spente da un pezzo. Papà non c’è.
Però alla mia festa ho invitato tutti i miei amici. Anche Luigi, ma solo per divertirmi. E’ diventato una palletta tanto e’ ingrassato. Quasi rotola anziché’ camminare.
Lo chiamiamo Gigione e lui piange. Gli uomini non piangono. Per divertirci gli abbiamo fatto uno scherzo innocente. Lo abbiamo sfidato a saltare il burrone dietro scuola. “è una cavolata lo fanno tutti” ha sentenziato Matteo.
Che ridere quando Gigione è venuto a scuola con le stampelle, sembrava una polpetta fra due spiedini.
Una polpetta muta. Non ha osato fare nomi.

Mi chiamo Filippo, faccio la prima superiore, ho 14 anni e sono un uomo.

Oggi il preside ci ha riuniti in aula magna. Ci fatto una paternale infinita. Tutto per una stupidaggine, a quanto pare qualcuno ha rotto il vetro del bagno.
A Gigione piace Chloe. Pensare che si è pure messo a dieta da quando è innamorato. Così io e Matteo gli abbiamo fatto credere che Chloe fosse interessata a lui. Bigliettini, messaggi dolci. Tutto sommato e’ stato divertente. Peccato che una volta scoperto lo scherzo Gigione non l’abbia presa bene.
Così sono di nuovo dal preside, pare che Luigi abbia fatto una follia. Ma io sono un uomo e il mio cognome fa più paura di me.

Mi chiamo Filippo, sconto la mia pena al carcere minorile di Rebibbia, ho 16 anni. Sono un uomo?
Gigione si è ripreso. I suoi genitori mi hanno denunciato per bullismo, cyber bullismo e istigazione al suicidio.
Ho fallito papà mi dispiace. Ma se essere un uomo come volevi tu significa far del male agli altri… io torno ad essere bambino. E rivoglio il mento graffiato, ma la coscienza pulita.

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