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Prima serata

Sanremo, le pagelle: Cristicchi da brividi, Achille Lauro da paura

Puntata piena di colpi di scena per la sessantanovesima edizione del Festival

Sanremo si sa, è genio, delusione, sorpresa e anche qualche volta critica.

Critiche che possono distruggere, critiche volute, ma talvolta anche critiche costruttive, nate dalla voglia di dare un consiglio oppure di sorridere su quanto avvenuto.

Per questo motivo anche quest’anno abbiamo deciso di offrirvi una nostra personale pagella, una pagella che, serata dopo serata, vi permetterà, con un pizzico di leggerezza, di scoprire il magico mondo del festival più famoso d’Italia.

ECCO LE PAGELLE DELLA PRIMA SERATA:

Francesco Renga 4,5: Come ogni artista che si rispetti, anche Francesco inserisce in ogni sua canzone alcuni particolari che gli permettano di contraddistinguerlo dagli altri. È avvenuto anche questa sera, peccato che ciò che si è notato maggiormente sia stata una partenza sottotono e a tratti vicina alla stonatura, riparata almeno in parte con il proseguo della canzone. Quando nel 2012 avvenne lo stesso, la colpa era della laringite; quest’anno non sappiamo quale sia il motivo della défaillance. SOTTOTONO

Nino d’Angelo e Livio Cori 3,5: Sarà anche un problema di microfoni, ma Nino d’Angelo era percettibile soltanto per i cetacei che hanno la possibilità di ascoltare gli infrasuoni. Giunto a Sanremo soltanto per sussurrare, il cantante partenopeo rovina la buona prestazione di Livio Cori. FANTASMA

Nek 8: Non è necessario per far bene a Sanremo spaziare verso nuovi generi, provare suoni innovati oppure inventarsi particolari melodie. Basta rimanere sui propri standard e continuare per la propria strada. È ciò che ha fatto Filippo Neviani che, indipendentemente da chi sostiene che il rock non si abbini al palco dell’Ariston, presenta una canzone d’amore nel suo stile ed emoziona il pubblico con una delle migliori prestazioni della serata. NATO PRONTO

The Zen Circus 3: Il tranquillizzante ritmo dello xilofono si trasforma in realtà in un’inquietante melodia che ci accompagna attraverso gli inferi di un mondo raccontato da Dario Argento. Enigmatico il ruolo dei militari muniti di tamburi. PROFONDO ROSSO

Il Volo 7,5: Il trio siculo – abruzzese parte in sordina spaventando tutti gli estimatori della pop lyric da loro che si aspettavano un “do di petto”, uno spavento breve perché i ragazzi di Antonella Clerici si riprendono dal torpore e rientrano in gara sugli standard di “Grande Amore”, se non addirittura meglio. DIESEL

Loredana Bertè 5: Loredana ci ha chiesto cosa ci aspettavamo da lei e, siccome siamo ambiziosi, speravamo che per una volta evitasse di stonare. Ce l’avrà fatta ? Assolutamente no. Sarà che la voce non è più quella di una volta, ma per non sentir steccare la Bertè in un acuto è ormai necessario compiere una magia. FATA TURCHINA

Daniele Silvestri 8,5: Il premio per la critica “Mia Martini” è ormai già suo grazie a un brano che mette in luce un tema complesso come quello dell’adolescenza. Ascoltandolo ciò che si nota maggiormente non è tanto la musica, quanto il testo che, senza ipocrisie o falsi miti, racconta una realtà troppo spesso nascosta. Geniale l’innesto con il rapper Rancore. PER CUORI FORTI

Federica Carta e Shade 7-: Serietà e romanticismo contraddistinguono la canzone dei due giovani artisti, negli ultimi mesi sulla cresta dell’onda. Un brano orecchiabile, che arriva velocemente alla mente di chi lo ascolta, peccato per la voce a tratti irruenta di Federica e per il discutibile abbigliamento della cantante romana, per il resto può funzionare. BENE, MA NON  BENISSIMO

Ultimo 8,5: Si presentava sul palco di Sanremo con i favori del pronostico, sormontato dall’ansia di chi, già prima di iniziare, è designato come il vincitore della sessantanovesima edizione del Festival della Canzone Italiana, tuttavia, come già dimostrato lo scorso anno, Niccolò non si è fatto intimorire da nessuno e, nonostante la giovane età, incanta la platea e balza in testa dritto dritto in testa alle classifiche. GLI ULTIMI SARANNO I PRIMI

Paola Turci 5: Da lei ci aspettava di più forse perchè, oltre al classico racconto del quotidiano, si attendeva anche la sua voce forte che nel 2017 incantò il pubblico in sala. Proprio quella voce, nonostante gli sforzi, questa pare esser l’unica assente e al suo posto pare essersi fatto largo uno strillo poco suadente. DELUDENTE

Motta 4: In tutta sincerità ad essersi perso non è soltanto il protagonista della canzone, ma anche noi che l’ascoltavamo che, piuttosto che smarrirci in Italia, ci siamo persi all’interno dello stesso brano. Dopo aver lanciato un incomprensibile grido dall’allarme rivolto al Bel Paese, il cantante pisano riesce nell’arduo intento di mischiare politica e amore. CONFUSO

Boomdabash 7: I re del tormentone estivo 2018 tornano con una canzone dedicata alle attese e, anche se in apparenza il testo pare unire senza logica situazioni diverse fra loro, all’interno del brano è possibile scorgere un sottile filo rosso che unisce il tutto. Curiosa la cresta fuxia. ULTIMI MOICANI

Patty Pravo e Briga 6,5: Quando la “divina” si presenta in gara, non può far altro che offrire soddisfazioni, come dimostra la capacità di affrontare con  nonchalance un problema tecnico che le impedisce di cantare. L’accoppiata con Briga funziona, il look rasta decisamente meno. “CHE SONO VENUTA A FARE ? UNA PASSEGGIATA ?”

Simone Cristicchi 9: E’ la sorpresa della serata, è il brano che tutti vorremmo ci venisse dedicato, è semplicemente un brano di poesia trasposto in musica. Si tratta semplicemente dell’ennesimo successo del cantante romano che, dopo la vittoria del 2007, si candida a conquistare il secondo Festival della carriera. BRIVIDI

Achille Lauro 3: Avete presente quando sentite la pubblicità di “Adrian” e spaventati vi alzate di scatto. Ecco, questa più o meno è stata la sensazione che hanno provato coloro che hanno ascoltato il brano del rapper romano, unico a non aver problemi di microfoni, ma anche l’unico in grado di terrorizzare il pubblico. DA PAURA

Arisa 6: Quando pare che la voce angelica di Frozen ci trasporti verso un mondo da sogno, ecco che d’improvviso cambia il tutto e dalla Regina dei Ghiacci in un amen si passi a Gigliola Cinquetti che racconta agli italiani come si sente bene. Più che da una giovane cantante come Rosalba, questo brano sembra scritto da un’interprete di un’altra generazione. ANTICA

Negrita 5,5: Storia di mare e di viaggi, di barche e di sogni, di sogni che però dalla voce di Pau rimangono spesso strozzati in gola, prima di uscire attenuati durante il ritornello dove il frontman della band prova a far uscire quella determinazione che generalmente lo identifica, ma che oggi a tratti pare nascondersi.

Ghemon 4: Qualcuno si domanda “come è possibile stonare anche rappando”. Fidatevi, è possibile e Ghemon questa sera ce lo ha dimostrato. Se si eccettuano gli aspetti tecnici, il testo presenta una notevole fantasia, come l’accostamento fra “parole squisite” che ora “sanno di cibo per gatti”

Einar 7,5: In un’edizione che pare contraddistinta da giovani vecchi e cantanti esperti che non fanno nulla per innovare il proprio reperto, il cantante bresciano pare l’unico a portare un po’ d’aria fresca sul palco dell’Ariston. Se vogliamo vedere qualche miglioramento nel repertorio del Festival, per Claudio Baglioni sarebbe consigliabile reintrodurre la categoria “Giovani”, sempre che lo stesso continui a condurre la kermesse musicale. L’EMERGENTE

Ex Otago 5,5: Nulla da dire, una canzone indie come vuole la moda attuale, una canzone indie, senza discostarsi da quello che si potrebbe definire il proprio “compitino”. SENZA INFAMIA, SENZA LODE

Anna Tatangelo 6+: Gli anni passano, la voce di Anna rimane intatta, anzi, pare che sia migliorata rispetto a quella di altre edizioni. Unico difetto è la canzone che pare una solita storia d’amore già sentita e risentita. MINESTRA RISCALDATA

Irama 8: È facile amare quando tutto va al meglio, quando tutto pare una favola, però il vero amore è quello che riesce a cogliere quanto può far star male una persona. Irama sceglie un tema difficile, ma grazie a un testo efficace riesce a colpire dritto al cuore degli ascoltatori come un pugile. Azzeccata la scelta di farsi accompagnare da un coro gospel CUORE DI LEONE

Enrico Nigiotti 5: Siamo tutti d’accordo sull’omaggio al nonno, ma se si eccettuano alcuni termini esprimibili soltanto fuori dalla fascia protetta, si potrebbe tranquillamente definire una bella “ninna nanna”. Sarà anche la tarda ora che aiuta, ma pare proprio conciliante al sonno. CAMOMILLA

Mahmood 4+: Nel corso dell’esibizione il vincitore di “Sanremo Giovani” cerca di conquistare i consensi nell’orchestra offrendogli la possibilità di applaudire durante la propria esibizione, peccato che quegli applausi stridano come la sua voce nel silenzio tombale di una platea stanca.  SPAVALDO

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