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Martina, da Bergamo in Germania per una vita a passi di danza foto

Martina Pedrini è nata e cresciuta ad Alzano Lombardo, Bergamo, ma oggi si trova in Germania per seguire il suo più grande sogno: la danza

Una passione, quella per la danza, che la bergamasca Martina Pedrini ha sviluppato fin da piccola, perché «danzare fa parte del mio modo di vivere, di guardare e di approcciare il mondo». E che ora l’ha già portata sui palchi di diversi Paesi europei e oggi danza nella tedesca Nordhausen.

Classe 1993, Martina ha lasciato Bergamo nel 2012, dopo il diploma al Liceo Scientifico Edoardo Amaldi di Alzano, per una proposta inaspettata: «Vengo accettata a Codarts, Università delle Arti a Rotterdam, non ci penso due volte e faccio le valigia, il tempo è poco, i corsi stanno per iniziare.»

«Oggi sono qui, ballerina professionista da tre anni. Tre come gli stati in cui ho vissuto al di fuori dell’Italia finora: Olanda, Svizzera e Germania.»

L’abbiamo intervistata.

Come e quando è nata la tua passione per la danza?
Domanda difficile. Mi piace pensare che non ci sia mai stato un vero e proprio inizio, quantomeno non esiste nei miei ricordi, da quando ho memoria ho ballato, prima in salotto con i miei genitori seduti sul divano come pubblico dei miei spettacoli improvvisati, poi in varie scuole di danza e oggi sul palcoscenico al lavoro.
È naturale per me, danzare fa parte del mio modo di vivere, di guardare e di approcciare il mondo.

Come hai coltivato questa passione negli anni?
La passione si è rivelata presto, a cinque anni ho cominciato a frequentare corsi e lezioni di danza, e così sempre più frequentemente negli anni. Ciò che mi sorprende ancora oggi è come la danza mi abbia accompagnata quotidianamente nella crescita, e come invece non sia mai diventata il mio vero e unico scopo.

Sognavi un futuro da ballerina da piccola?
Mai avrei pensato che un giorno la danza sarebbe diventata la mia carriera, l’ho sempre e solo vissuta come qualcosa di prezioso e stupendo, capace di farmi stare bene ogni giorno, anche se in modi diversi.

Cosa significa per te ballare?
Ballare per me non si riduce a passi di danza a tempo di musica, la danza è quello ovviamente, ma non solo, non sarebbe sufficiente muoversi bene per essere dove sono e fare quel che faccio ora. Essere una ballerina, specialmente contemporanea, è un tentativo costante di creare arte, ponendosi domande costanti, cercando risposte e modi per esprimere dubbi, incertezze e passioni che sono dentro ad ogni essere umano in modo unico.

Quale funzione ha la danza allora?
Danzare è un processo creativo, in cui un pezzo può diventare un viaggio mentale, come nell’attimo prima di salire sul palco, nel limbo delle quinte in cui si sentono già migliaia di occhi puntati addosso e il cuore in gola, ogni volta è un’emozione unica.

A cosa serve il movimento quindi?
A esprimersi. La danza si manifesta attraverso movimenti puri, nel piacere indescrivibile di controllare un giro, di trovare un ritmo con i propri colleghi, nel salto prima di una presa. È difficile da spiegare e così facile da provare sulla propria pelle. Penso che ciascuno dovrebbe ballare da solo, a occhi chiusi e a cuore aperto, almeno una volta nella vita.

Hai un modello a cui ti ispiri?
È difficile citare un modello famoso nel mondo della danza, non mi si fraintenda, ci sono grandi ballerini e ballerine, coreografi che hanno ampliato le frontiere dei movimenti e della concezione di questa professione in modo straordinario, ma in qualche modo, l’idea di un modello famoso mi sembra distante e troppo distaccata da quello che faccio. Posso dire che le persone, amici e colleghi, che si sono alternate in sala e sul palcoscenico accanto a me sono stati i miei modelli.

Dove ti trovi ora?
Mi trovo a Nordhausen, in Germania, questa è la mia terza stagione con la compagnia del teatro stabile cittadino. Al momento alterniamo spettacoli della prima produzione dell’anno, “Sommernachtstraum” (“Sogno di una notte di mezza estate”), a giorni di prove per la creazione di una nuova serata dal titolo “Kontraste”, meno narrativa e divisa in due pezzi: “Der Tod und das Mädchen” (“La morte e la fanciulla”) e “Ruff Celts”.

Come gestisci gli impegni quotidiani?
Devo ammettere che la mia professione richiede tanto tempo ed energia, otto ore al giorno, tutti i giorni, senza eccezione a Natale o Pasqua. Dopo tutto, le vacanze sono il momento in cui andiamo tutti a teatro.
Ad essere onesta, alla fine di una giornata di lavoro posso arrivare a sentirmi davvero stanca. A volte fare la spesa e cucinare sono imprese eroiche, la routine diventa l’unica opzione possibile per tenere il ritmo, fisicamente e mentalmente. Cerco però di salvare comunque spazio per un po’ di svago, per una lingua nuova, il corso di guida per la patente, una nuova ricetta da provare e tante videochiamate con famiglia e amici, ormai verso tutto il mondo.

Cosa fai nel tuo tempo libero?
Dopo il lavoro frequento regolarmente un corso di tedesco, sto imparando la mia quinta lingua, mi piace l’idea di avere ancora libro e penna in mano, non credo di voler mai smettere del tutto di studiare, c’è così tanto da scoprire ed esplorare. Certo, tempi e modi devono essere flessibili e per questo cerco di avere sempre una mente aperta e creativa per capire come far combaciare più attività possibili. In fondo in fondo, un altro mio progetto è quello di approfondire lo studio dell’ambito psicologico di un essere umano… chissà, magari in futuro!

Hai qualche rimpianto?
Non mi piace parlare di rimpianti, non credo in questo concetto. Penso che siano davvero poche le decisioni che non lasciano una seconda possibilità o un’opzione numero due a disposizione. Ogni giorno mi sforzo di ricordare a me stessa che non posso avere tutto quel che voglio allo stesso tempo, ma che se ho pazienza e cerco di essere consapevole delle mie scelte, sarò sempre in grado di trovare il modo di avere felicità lungo il mio percorso. Rimpiangere qualcosa è perderla per sempre, certo mi dispiace non essere vicina ai miei genitori o ai miei amici, ma la lontananza offre la possibilità di dare un senso e un valore ancora più grande ai momenti che si condividono.

Come la tua famiglia ti ha seguito in questo percorso?
Senza la mia famiglia non mi troverei qui, e non lo dico per soddisfare un cliché. I miei genitori sono stati in grado ogni giorno per tutta la vita di mostrarmi la forza di un amore sincero e di una dedizione totale in ogni aspetto della vita e durante il mio percorso mi sono stati accanto, insieme ai miei fratelli, senza mai farmi pressioni e allo stesso tempo, senza cercare di trattenermi nei miei grandi sogni. Hanno tenuto il mio ritmo, quasi danzando sui miei passi a distanza, consolando, ascoltando, consigliando, penso che siano la fortuna e il regalo più grande che potessi immaginare.

Quali sono i tuoi progetti futuri?
È sempre stato difficile per me parlare e pensare al futuro, sono una persona che ama vivere il presente e si tiene stretti i ricordi passati. Non ho mai programmato in modo completamente razionale e in anticipo nessuna decisione importante nella mia vita, ho lasciato che il frutto del mio impegno si unisse allo scorrere degli eventi e ho accettato le possibilità che mi si sono presentate. Non intendo starmene seduta in attesa che novità caschino dal cielo, ma vivo apertamente verso quel che potrebbe arrivare.
Oggi come oggi mi sento in una nuova fase di passaggio, posso ammettere di cominciare a sentirmi una donna adulta e indipendente, con una vita stabile nelle proprie mani e lascio che questa consapevolezza maturi nel tempo, in attesa che arrivi il momento per un passo avanti, sono certa che sorprenderà di nuovo tutti, me compresa, come sempre.

Dove ti immagini tra dieci anni?
Questa domanda significa molto per una ballerina. Non penso sia difficile immaginare che questa professione non possa essere eterna, realisticamente parlando, dieci anni sono una cifra che si avvicina alla durata massima della mia carriera, il corpo pone un limite al desiderio di danzare su un palcoscenico a un certo punto.
Quindi, posso soltanto dire che vedo una Martina nuova, che non fa più la sbarra alla stessa ora ogni mattina, ma pochi dettagli in più, solo tante possibili strade. Da un lato amerei restare nel settore, un sogno sarebbe quello di diventare assistente alla coreografia, dall’altro mi piacerebbe tanto iniziare di nuovo da zero, come ho detto prima, dedicarmi a un nuovo studio e aprire una seconda parentesi di vita. Dovremo rifare l’intervista nel 2029, per vedere quel che sarà successo.

Ti manca Bergamo?
Devo ammettere che all’inizio della mia avventura la nostalgia era tanta, quasi un dolore fisico che non voleva andarsene. Il primo anno è stato duro, mi ha davvero messo alla prova. Oggi mentirei dicendo che Bergamo e casa mi sono indifferenti, allo stesso tempo però la mia casa è anche qui. Sorrido ogni volta che sono all’aeroporto perché oramai non so più quando parlare di andata e di ritorno. Una cosa è però certa, quando sono lontana da Bergamo, non passo un giorno senza che un commento, una risata, un ricordo, un sapore, non mi riporti indietro anche solo per un secondo, non perderà mai un posto speciale dentro di me, nemmeno mi trovassi dall’altra parte del mondo.

C’è una frase che ti rappresenta?
L’arte è la mia vita e il mio lavoro. E la vita è un’opera d’arte.

In bocca al lupo, Martina! Ci vediamo nel 2029.

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