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“Vivere con l’ansia: una perenne lotta con la paura e il nodo in gola”

Camilla ha 19 anni e ha deciso di aprirsi con BGY, per raccontare di un mostro silenzioso e di una compagna di vita che ormai accompagna sempre di più i giovani: l’ansia

Sei pronta, hai raccolto i capelli con un fermaglio prezioso, hai messo le scarpe nuove e stai uscendo. Sai che alla festa ti divertirai, sai che ci sarà quel ragazzo che ti fa impazzire. E poi anche se lui non ti guarderà poco importa: ci sono gli amici di sempre, quelli con cui hai riso, pianto, festeggiato ogni vittoria e conquista, quelli che a qualsiasi ora del giorno e della notte si sono presentati sotto casa tua e ti hanno ascoltata anche quando non pensavi di dover dire qualcosa.

Sei in macchina e le mani iniziano a sudare, ma sono fredde come il ghiaccio, “stai tranquilla” ti ripeti, ma ti senti come un cuscino costretto in una federa troppo piccola: le piume d’oca sembrano voler scappare e dondolarsi nell’aria, ma non possono perché la federa sembra diventare sempre più stretta.

La gola non aiuta, capisce che c’è qualcosa che non va e decide di stringersi come legata da un filo invisibile e l’aria non sale e non scende si blocca in gola, per far sì che salga inizi ad ansimare, ti porti le mani alla gola, ma non stai soffocando.

Quello che c’è intorno non sai se esista o meno, non sai se la realtà è tangibile o è semplicemente nella tua testa, ti sembra di impazzire. Sei da sola, ti fermi, abbassi il sedile e ti sdrai un attimo. Pensi che sei fortunata: meglio che ti venga una crisi di panico adesso che alla festa. Puoi prenderti tutto il tempo di cui hai bisogno e soprattutto ora sei sola, non c’è nessuno che ti giudica, che pensa che tu sia pazza quando in realtà non sai gestire le tue emozioni. Non hai voglia di dare spiegazioni, non riguarda nessun altro questa situazione e non vuoi venire giudicata.

Prendi il telefono e chiami una tua amica, le racconti l’ennesima bugia “Ciao, arrivo un po’ più tardi perché devo passare a fare benzina” Riporti a posto il respiro: 1, 2, 3 inspira. 1, 2, 3, espira. 1, 2, 3, inspira…
Adesso puoi andare: pensi alla festa, pensi alla musica, pensi alle foto che farai, alle cose di cui riderai, magari ti viene pure in mente che alla festa c’è quella persona che proprio non vorresti vedere nemmeno stampata e per qualche secondo ti distrai, pensi ad altro e la tua ansia sembra mettersi seduta sul sedile posteriore buona buona senza disturbare troppo.

Arrivi alla festa e ci sono i tuoi amici, ti saltano al collo e le narici ti si impregnano di mille profumi diversi, l’abito che indossi ora è macchiato di fondotinta, ma fa niente, va bene così.

Mentre tutti ballano, le luci sono basse e la musica è alta, ti senti picchiettare sulla spalla, ti volti, ma non è un tuo amico a chiamarti e men che meno il ragazzo per il quale hai passato tre ore a preparati, ma è Lei, ha deciso che il posto sul sedile posteriore ormai stava diventando scomodo ed è venuta a trovarti, iniziate una lotta violenta, Lei cerca di impedirti di respirare, ti stravolge, ti picchia forte la testa finché non inizia a farti male, magari cadi anche a terra.

Ad un tratto cerchi di prendere il telefono, magari, se ti vede disinvolta lascia perdere e torna a sedersi sul sedile posteriore, ma gli occhi non mettono a fuoco, l’aria si ferma in gola e tutto ciò che hai intorno appare fittizio.
Sei in una sala grande, è vero, ma non è così grande da impedire agli altri di vederti a terra, di notare che stai male, infatti, dopo poco attorno a te si crea una cerchia di persone di cui non ti ricordi assolutamente i nomi o come hai fatto a conoscerli. Malgrado il brusio nel quale riesci a scorgere pochi frammenti di commenti o ipotesi del tuo
malessere una domanda in particolare si fa spazio tra le altre: “Come stai?”.

A questa domanda vorresti rispondere che stai bene, di stare tranquilli, tanto poi la crisi passa da sola, ma riesci a farneticare solo qualche parola senza senso. Ad un tratto però vedi nella penombra il sorriso di Lei, ha vinto: sei a terra, KO. Nelle vene c’è ancora un po’ di adrenalina che corre, dopo poco inizi a riprendere lucidità, inizi a ricordare nomi e ti metti in piedi, anche questa volta hai vinto tu, l’ansia non ti ha ucciso e mai lo farà.

Come dopo ogni battaglia si è stanchi e gli occhi piano piano si fanno pesanti, ma ciò non ti impedisce di rialzarti, sciacquarti il viso e ricominciare a ballare.

È vero, sei caduta ancora una volta, ancora una volta le hai permesso di rovinarti qualcosa a cui tenevi, ma ancora una volta hai vinto tu, ancora una volta sei in piedi e stai ballando perché sei giovane, perché sei bella, perché ti senti stanca, perché la situazione è lacerante, sai che un giorno vi rivedrete come sue vecchie nemiche, ma non sei mai
stanca di vivere.