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Oggi Marisa avrebbe compiuto 26 anni: domani interrogatorio del suo assassino

La sorella della vittima si è risvegliata dal coma, mercoledì Ezzeddine Arjoun sarà davanti al gip Lucia Graziosi

Avrebbe compiuto 26 anni oggi, martedì 5 febbraio, Marisa Sartori, ma sabato sera è stata ammazzata dal marito. Proseguono le indagini sul delitto della giovane di Curno, anche se il quadro è ormai chiaro. Domani è in programma l’interrogatorio di convalida dell’arresto di Ezzeddine Arjoun, il 35enne in carcere da quando, dopo il delitto, è andato in caserma a Curno e ha detto: “Ho ucciso mia moglie”.

Lunedì 4 febbraio, intanto, la sorella di Marisa, Deborha Sartori, si è risvegliata dal coma: “Mia sorella è stata uccisa?” sono state le sue prime parole pronunciate.

La 23enne nella notte tra sabato e domenica ha subito un delicato intervento all’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo per frenare l’emorragia provocata dalle tre coltellate che le ha inferto il cognato Ezzeddine Arjoun. Nei prossimi giorni, non appena il suo stato di salute lo permetterà verrà sentita dai carabinieri per ricostruire la dinamica della tragedia nei dettagli.A

Mercoledì Arjoun, assistito dall’avvocato Rocco Di Sogra, verrà interrogato dal gip Lucia Graziosi per la convalida dell’arresto. E giovedì verrà effettuata l’autopsia sul corpo di Marisa: l’esame accerterà l’esatto numero di fendenti con cui è stata colpita dall’ex marito.

Era un matrimonio al capolinea, quello tra Marisa e Ezzeddine, che si erano sposati in Tunisia nel 2012 nonostante il parere negativo dei genitori della ragazza. Nell’aprile scorso la vittima aveva avviato la pratica di separazione. Il 20 gennaio i due avevano appuntamento al comune di Sant’Omobono per mettere la parola fine alla loro storia. Marisa si era presentata, lui no, perché non accettava quella nuova realtà.

Sul conto del tunisino sono in corso accertamenti: con un alias risulterebbe un pendente per maltrattamenti.

Marisa, da quando era tornata a vivere a Curno, a casa dei genitori, papà Renato, mamma Giusi, era preoccupata, temeva il suo ex, perché girava con in tasca un taser e un coltellino, e i vicini lo sapevano. E per questo non rientrava dal lavoro da sola.

Il 28 gennaio, meno di una settimana prima della tragedia, la vittima aveva firmato la denuncia nei confronti del marito: maltrattamenti, stalking, minacce.

Marisa Sartori si era anche rivolta al Centro aiuto donna, il 25 gennaio, i campanelli di allarme erano numerosi. L’avvocato del centro, Marcella Micheletti le aveva consigliato di fare la querela, depositata in procura il 29, che era stata assegnata al pubblico ministero il 30, e il 31 la polizia giudiziaria era stata incaricata di effettuare gli accertamenti. Ma il tempo non è bastato.

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