L'intervista

Furlan: “Bergamo che unita chiede infrastrutture è modello per tutta Italia”

Il segretario generale della Cisl plaude all'iniziativa che ha visto imprese e sindacati dalla stessa parte della barricata: “Tutto il Paese dovrebbe assumere questo modello, il Governo smetta di buttare via anni di sacrifici degli italiani”.

“Ciò che si è fatto a Bergamo può e deve essere un modello che viene assunto dal nostro Paese. Perché è evidente ormai che da noi la politica infrastrutturale sia stata inspiegabilmente bloccata, bloccando miliardi di investimenti e centinaia di migliaia di posti di lavoro: è sbagliato ed è esattamente il contrario di quello che dobbiamo realizzare”.

A Bergamo, in occasione di un convegno sulle nuove prospettive europee, il segretario generale della Cisl Annamaria Furlan esalta l’iniziativa del “patto per le infrastrutture” presentato venerdì da tutto il mondo economico bergamasco, con Confindustria, Ance, Unione Artigiani, Compagnia delle Opere, Imprese & Territorio, Confagricoltura, Cgil, Cisl e Uil che hanno fatto fronte comune nella loro richiesta di sblocco e nuovi investimenti in grandi opere infrastrutturali.

Un’iniziativa territoriale e localizzata che si trova perfettamente allineata al pensiero del sindacato di via Po che da tempo chiede al Governo una politica economica votata alla crescita e allo sviluppo e che tornerà a farlo ancora una volta sabato 9 febbraio durante la manifestazione nazionale unitaria dal titolo “Futuro al lavoro” con Cgil e Uil a Roma.

Furlan, partiamo dal titolo dell’incontro “Bergamo città d’Europa”: è già così o è più una necessità?

Non solo Bergamo, ma l’Italia tutta ha bisogno di collegarsi meglio ed essere più protagonista dentro l’Europa. Il modo sicuro per farcela è essere già in Europa, di avere proposte da offrire alla Comunità Europea. Noi siamo davanti a una scelta importante, quella di rafforzare o no l’Europa. Per essere competitivi nel mondo e sui mercati internazionali, non possiamo farne a meno. L’Italia da sola, come ogni altro singolo Stato europeo, non ce la farebbe ad affermare la propria competitività. Per questo abbiamo bisogno di un’Europa più collegata attraverso, in modo particolare, le infrastrutture materiali e immateriali.

Quindi il patto siglato a Bergamo, che va proprio in questa direzione, le piace.

Ciò che si è fatto a Bergamo può e deve essere un modello che viene assunto dal nostro Paese. Perchè è evidente ormai che da noi la politica infrastrutturale sia stata inspiegabilmente bloccata, bloccando miliardi di investimenti e centinaia di migliaia di posti di lavoro: è sbagliato ed è esattamente il contrario di quello che dovremmo fare. Purtroppo oggi siamo in un momento del ‘No’ a tutto: no alla Tav, no alla Pedemontana veneta e a quella lombarda, no al traforo sul Brennero. Il nostro Paese ha bisogno di essere collegato da Nord a Sud al suo interno e di essere collegato con il resto d’Europa.

Il tema Unione Europea è attualissimo e ci troviamo di fronte a un appuntamento elettorale, in questo senso, importante: quali sono le vostre proposte?

Crediamo che ci sia bisogno di un’Europa che faccia un salto di qualità politico, che porti a una trasformazione dall’Europa della moneta all’Europa dei cittadini. Per questo è necessario riformare le istituzioni europee, per far sì che i cittadini stessi si sentano più partecipi e determinanti nelle scelte politiche comunitarie. Abbiamo bisogno di un’Europa federale, degli Stati Uniti d’Europa. L’idea della Cisl è questa perchè oggi il dibattito non è più se stare o meno in Europa, ma come cambiarla perchè sia più determinante in termini di qualità e di pace nelle politiche internazionali. La costruzione dell’Europa ha consentito al nostro Paese di avere almeno tre generazioni che sono nate e vissute nella pace. L’Europa è importante per gli equilibri internazionali in tutto il mondo e quando l’Europa manca, non è capace o non è in condizione di esprimersi, generalmente, il mondo è un po’ più povero e ha più guerre.

Perchè secondo lei oggi l’Europa fa fatica a emergere negli equilibrio mondiali, sovrastata da Stati Uniti, Russia, Cina e anche dai Paesi emergenti?

Perchè allora abbiamo scelto istituzioni europee troppo deboli. Il fatto che i cittadini eleggano solo il parlamento ha fatto sì che le nomine in capo ai singoli Stati abbiano grande valore. Secondo noi andrebbe ridiscusso lo statuto economico europeo, il fiscal compact, andrebbe messa al centro una grande campagna di investimenti europei su crescita, sviluppo, lavoro e che vadano creare dentro l’Europa meno diseguaglianze. Il tema dell’equità è fortemente legato al modello sociale che abbiamo ma anche alla possibilità di ogni cittadino di partecipare e di avere la possibilità di condizioni di vita migliori di quelle che ha oggi. Per questo, per noi, la scommessa vera è l’Europa federale.

Oltre agli investimenti, al Governo state contestando un po’ tutta la Finanziaria.

E nella manifestazione di sabato 9 febbraio lo diremo nuovamente. Una grande manifestazione per presentare con i lavoratori, i pensionati e ai giovani la piattaforma che avevamo presentato a suo tempo al Presidente Conte, purtroppo rimanendo inascoltati. L’Italia deve affrontare innanzitutto il tema della crescita e del lavoro: la manovra finanziaria blocca le infrastrutture, taglie le risorse per gli investimenti centrali e locali, taglia le ore di formazione e di alternanza scuola-lavoro, taglia le risorse sulle innovazioni per l’industria 4.0. Fa esattamente il contrario di ciò di cui avremmo bisogno. Il Governo deve cambiare la sua strategia economica: i dati degli ultimi giorni ci confermano, drammaticamente, che l’Italia è già in recessione tecnica, ovvero ad un passo da quella economia e produttiva.

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