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L'incontro in prefettura

Femminicidi, a Bergamo 21 in 3 anni: “D’ora in avanti più collaborazione per prevenirli”

Dopo i casi di Gorlago e Curno, il procuratore Pier Luigi Maria Dell'Osso ha riunito forze dell'ordine e autorità istituzionali: "Chi denuncia deve essere aiutato"

Quello di Marisa sabato sera a Curno è solo l’ultimo femminicidio di una lunga serie. Solo due settimane fa c’era stato quello di Stefania a Gorlago. In tre anni sono nove quelli compiuti a Bergamo e provincia, tredici quelli tentati. Numeri preoccupanti, che sono stati al centro del vertice di lunedì 4 febbraio in prefettura a Bergamo, con il procuratore Pier Luigi Maria Dell’Osso (a capo del distretto che comprende anche la nostra provincia) che ha riunito forze dell’ordine e autorità istituzionali. Alla riunione hanno preso parte il vicecomandante provinciale dei carabinieri Davide Giannì, il questore Girolamo Fabiano, il comandante della Guardia di Finanza Mario Salerno, il presidente dell’Ordine degli avvocati Ermanno Baldassarre, il sindaco di Bergamo Giorgio Gori con il collega di Curno Luisa Gamba e il presidente della Provincia Gianfranco Gafforelli.

Nel corso delle quasi tre ore di confronto tra le parti, il procuratore Dell’Osso ha chiesto una maggiore collaborazione per prevenire il compiersi di femminicidi. “Preciso che si tratta di un appuntamento che avevamo già in programma da settimane – le parole del magistrato al termine – . Lo abbiamo fissato oggi dopo i drammatici eventi di Gorlago e Curno. In due settimane due donne uccise, è il momento di dire basta. Anche perchè i numeri della provincia di Bergamo sono pesanti, con ben 21 casi in tre anni, tra tentati e compiuti”.

Quali decisioni sono state prese nel corso del vertice in via Tasso? “D’ora in avanti ci vorrà maggiore collaborazione tra tutte le parti in causa per evitare questo genere di tragedie. Anche a Bergamo cercheremo di adottare un modello che stiamo già seguendo a Brescia. Mi riferisco in particolare alle stazioni dei carabinieri dei vari paesi, che dovranno segnalare possibili situazioni a rischio. Ma anche agli avvocati, che possono evidenziare casi di coniugi con separazioni piuttosto turbolente. O ancora i sindaci dei comuni e gli stessi abitanti, che soprattutto in realtà piccole di solito si conoscono tutti tra di loro”.

Non solo segnalazioni, chi è in pericolo deve aver il coraggio di denunciare: “Chi denuncia una persona perchè si sente in pericolo deve poi essere tutelato in modo adeguato. Penso a chi denuncia il coniuge e poi è costretto a tornare a casa e a vivere sotto lo stesso tetto. Ecco, in casi simili la persona deve essere aiutata a trovare una struttura che le permetta di allontanarsi dal soggetto che ritiene pericoloso. Oltre ad altre possibili misure frutto della valutazione del singolo episodio”.

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