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Bergamo città d’Europa? “È la nostra vocazione, ma l’idea di Unione va rifondata”

Cisl e Università di Bergamo riflettono sulle prospettive dell'Unione Europea, prossima all'appuntamento elettorale: basso tasso di disoccupazione, vocazione all'export e attrattività turistica avvicinano già la nostra provincia a una dimensione più grande.

Bergamo città d’Europa? Lo è già ma ha bisogno che il sistema Paese nel suo complesso inizi fortemente a credere all’idea di realizzare gli Stati Uniti europei.

Prospettive, opportunità e necessità di una nuova fase politica a livello continentale, già a partire dal prossimo appuntamento elettorale, sono state al centro di un incontro organizzato da Cisl e Università di Bergamo nella mattinata di lunedì 4 febbraio, alla presenza del segretario generale della Cisl Annamaria Furlan, del segretario provinciale Francesco Corna, del presidente di Brembo SPA Alberto Bombassei, di Emanuele Parsi, dell’Università Cattolica, Annalisa Cristini, Direttore CESC – Università degli Studi di Bergamo, del sindaco di Bergamo Giorgio Gori e del presidente della Provincia Gianfranco Gafforelli.

Con un tasso di disoccupazione tra i migliori in Italia, la sua alta vocazione all’export, una posizione geografica baricentrica a livello continentale e una rinnovata attrattività turistica, la Bergamasca si avvicina per caratteristiche ai territori considerati motori dell’Europa: “Favoriti anche dalla presenza di un asset fondamentale come il nostro aeroporto – ha sottolineato Corna – Ma è lo stesso motivo per cui continuiamo a sostenere e a chiedere a gran voce la necessità di grandi opere infrastrutturali. Un punto sul quale gli attori economici di questa provincia sono tutti d’accordo e lo dimostra il documento unitario presentato con Confindustria e Ance (LEGGI QUI). L’Italia e Bergamo, con questo governo titubante sul fronte investimenti, rischiano di perdere il treno della ripresa. Noi non crediamo in un futuro dove non si lavori e si possa vivere di sussidi: ma senza investimenti non ci sono lavoro e occupazione”.

Della capacità del territorio bergamasco di accodarsi ai grandi protagonisti europei si è detto convinto il rettore Morzenti Pellegrini, che ha rivendicato con orgoglio anche il ruolo formativo e attrattivo dell’Università: “Ma se da una parte siamo consapevoli delle nostre qualità – ha aggiunto – dall’altra capiamo bene che una maggiore apertura all’Europa può garantire maggiore benessere socioeconomico. È giusto che Bergamo continui ad alimentare la spinta identitaria europea”.

Convegno cisl

Da sempre sostenitore dell’Europa è il sindaco Gori che ha però introdotto un altro tema fondamentale, quello del rinnovamento dell’Unione: “Ci avviciniamo a un passaggio politico importante. Solo un’Europa unita e coesa può dire la sua su scala globale: non significa difenderla così come è e non vederne i limiti. L’idea originaria di Europa è in crisi, per tanti fattori sui quali sono state date risposte deludenti. Ma meno Europa non può essere la soluzione alle sfide che ci aspettano: l’attuale Europa non va difesa, va rifondata. Le scelte fatte qui a Bergamo sono tutte di apertura e siamo un territorio che ha tutti gli interessi in quel senso. È stato siglato un patto per le infrastrutture che è un gesto forte: è la dichiarazione unitaria che in Europa ci vogliamo stare. Per anni abbiamo investito meno degli altri e oggi ne paghiamo le conseguenze in termini di sistematica distanza di produttività, determinata anche dalle differenze in investimenti infrastrutturali”.

Infrastrutture decisive anche a livello locale, come ha evidenziato il presidente della Provincia Gafforelli: “Il nostro è un tessuto sociale produttivo e dinamico, con grande capacità di reinventarsi. Ma nel mondo di oggi questo non basta più per stare in piedi, se non viene inserito in un quadro più ampio. Non è un mistero che un obiettivo del mio mandato è quello di arrivare a un rapido collegamento viario tra il Nord e il Sud della provincia, senza dimenticare quello tra le Valli e il capoluogo”.

A riassumere le intenzioni e l’idea di un’Europa più unita è stata Annamaria Furlan: “Purtroppo però oggi viviamo una fase politica in cui va di moda il ‘No’ a prescindere su tutto: sulla Tav, sulla Pedemontana veneta e su quella lombarda, sul traforo del Brennero. Evidente che la politica infrastrutturale italiana è stata inspiegabilmente bloccata. Abbiamo bisogno di collegamenti interni e con l’Europa. E di un’Unione Europea che da Europa della moneta diventi davvero l’Europa dei cittadini: per questo sarà necessario riformare le istituzioni europee, e siamo proprio di fronte a questa scelta che deve portare al federalismo”.

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