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Il Giorno della Memoria, revisited: l'antisemitismo 4.0 - BergamoNews
L'analisi

Il Giorno della Memoria, revisited: l’antisemitismo 4.0

In occasione del Giorno della Memoria, Oliviero G. Godi scrive per Bergamonews una riflessione sull’antisemitismo strisciante o manifesto e sull’atteggiamento nei confronti di Israele.

La foto ritrae il luogo dove venne ucciso Yitzhak Rabin, primo ministro israeliano e fautore del processo di pace con i Palestinesi.

Non fu assassinato da un palestinese, ma da un estremista israeliano.

Questo mi dà l’occasione di scrivere qualche riga sul Giorno della Memoria, sull’antisemitismo strisciante o manifesto e sull’atteggiamento nei confronti di Israele.

1. In questi giorni si è scritto e detto di tutto e di più sul Giorno della Memoria.

La cosa interessante che ho notato è che lo si tende ad allargare a molti altri stermini commessi da altre dittature, in altri periodi, in altri posti del mondo.

Mentre credo che si giustissimo rendere esplicita la condanna di tutte le atrocità (e chissà perché chi ne parla sorvola sempre con leggerezza sui genocidi in terra d’Africa, passati e purtroppo presenti) mi sembra che riassumere il tutto in un giorno, che era nato per ricordare l’Olocausto di milioni di ebrei, sia come cercare di festeggiare in un unico giorno dell’anno le feste nazionali di Francia, Italia, Spagna, Regno Unito etc.

È anche, e mi allaccio a quello che vorrei sottolineare riguardo l’antisemitismo, quello strisciante, un modo di dire agli Ebrei: smettetela di lamentarvi perché non siete stati i soli ad aver subito atrocità nella storia.

È un modo di sminuire quindi l’importanza di quanto accaduto per farlo rientrare in un quadro che, nella sua aberrazione, viene fatto passare come generale e non specifico del popolo ebreo. Purtroppo vi è una differenza fondamentale tra le purghe staliniane o di Pol Pot o di molti altri genocidi: Stalin eliminava chi nella sua mente malata rappresentava un pericolo; eliminò la più parte degli ufficiali dell’esercito, decimò gli intellettuali perché rappresentavano un rischio per la sua dittatura; Pol Pot fece lo stesso.

Gli ebrei nei secoli vennero sterminati semplicemente perché erano tali, indifferentemente da qualsiasi problema potessero porre. Solo in Africa forse gli eccidi seguono la stessa aberrante logica di popoli contro popoli, ma di nuovo è un problema di etnie contro etnie, per il dominio del territorio e delle risorse, cosa che nei confronti degli ebrei questo problema non si pose mai.

Questa e molte altre peculiarità fanno dell’antisemitismo un fenomeno purtroppo unico e che merita quindi, secondo me, una trattazione separata e quindi un Giorno della Memoria dedicato.

2. L’antisemitismo esplicito, quello per esempio degli idioti che lamentano il dominio del sistema bancario da parte dei savi di Sion è già, di per sé, aberrante, ma lo è ancor più nel momento in cui viene profferito da politici di un governo democratico. Anche la successiva smentita e le correzioni degli intenti non toglie il fatto che, a livello nazionale, un personaggio pubblico abbia fatto intendere che gli Ebrei sarebbero la causa dei nostri mali.

Un deja vu pericolosissimo.

Nella religione ebraica è possibile, in certi modi e in certe situazioni, pagare per redimere alcuni peccati commessi. In due casi non lo è in maniera assoluta: nel caso dell’omicidio e della delazione. In entrambi i casi infatti NON È POSSIBILE TORNARE INDIETRO.

La delazione è ancora più devastante perché innesca dei processi, inarrestabili dalla semplice smentita, che insinuano nella mente di chi riceve il messaggio il dubbio che la verità sia quella raccontata in prima istanza e non quella della smentita.

Purtroppo l’aumento dell’antisemitismo si è sempre accompagnato ad una generale crisi economica e alla ritorno del populismo e poi delle dittature; basta rivedere le date dei progrom in tutta Europa per rendersene conto.

Non solo in queste situazioni si tende ad accusare “gli altri”, ma nello specifico i grandi accusati sono sempre stati gli Ebrei.

3. L’atteggiamento italiano nei confronti di Israele.

Parte dell’antisemitismo è anche anche giudicare il popolo israeliano per quello che i loro governi fanno. NON è la stessa cosa. Sarebbe come giudicare tutti gli italiani per quello che Salvini oggi o Renzi ieri hanno detto o fatto.

È possibile che alcuni di noi si riconoscano in maniera generale con i leader che abbiamo eletto, ma son certo che sulle singole questioni ognuno di noi abbia la propria opinione.

Bene, svelo un segreto: anche in Israele è la stesa cosa. Se in questi giorni il governo di Bibi Netanyau ha mandato i cecchini sul confine con Gaza per fermare la protesta e così facendo ha provocato la morte di molti ragazzi palestinesi, NON è il popolo israeliano che ha preso questa decisione e la gente comune ha una opinione forte contro questa situazione. E’ anche vero che la stampa europea è spesso asimmetrica nel riportare la situazione; tacendo sui crimini commessi dai Palestinesi è un altro modo di essere antisemiti.

Il monumento a Rabin la dice lunga, per chi vuole ascoltare, sul tormento interno di un paese lacerato dalla volontà di esistere, sia per gli Ebrei in terra d’Israele che come ancora di salvezza per gli Ebrei nel mondo, e dalla necessità di convivere con i Palestinesi e i paesi arabi che lo circondano.

Questo tormento è presente giornalmente in tutti, e si riflette nella necessità di sicurezza ma anche nella volontà di avere tranquillità e pace.

L’uccisione di Rabin rientra in questo schema di grande tensione della società israeliana, dove convivono i figli dei sopravvissuti ai lager nazisti, gli immigrati dai paesi arabi, i “coloni” di estrema destra che vivono nei territori occupati, i religiosi ortodossi e ultra-ortodossi che vivono in comunità praticamente chiuse, i palestinesi arabo-israeliani e i beduini del deserto, oltre ai Drusi e ai cristiani cattolici e ortodossi di diverse tendenze. È una società variegata, eterogenea, molto dinamica e sempre in fermento.

Forse chi pensa che Israele sia solo il suo esercito dovrebbe fare un viaggio in quel paese, non da pellegrino a vedere il luoghi santi, ma per vivere qualche giorno con gli Israeliani…

Oliviero G. Godi
Oliviero G. Godi è laureato alla Columbia University di New York, ha insegnato al Politecnico di Milano, alla Naba di Milano, alla Bezalel Academy of Art ad Architecture di Gerusalemme e all’Istituto Internazione di architettura di Lugano. Ha ricevuto due medaglie dei Presidenti della Repubblica Italiana per meriti accademici e didattici. È collaboratore di BergamoNews su problematiche architettoniche/urbanistiche (e non solo).
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