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Dal Rei al reddito di cittadinanza: cosa cambia e chi ne ha diritto

Gli interrogativi sono molteplici e, dopo settimane di botta e risposta fra i diversi schieramenti politici, ora il quadro è diventato più nitido ed è possibile avere informazioni più chiare rispetto alle novità previste.

Il reddito di cittadinanza presto diventerà realtà. Nella mattinata di lunedì 28 gennaio il presidente della repubblica Sergio Mattarella ha firmato il decreto legge che introduce il reddito di cittadinanza e la quota 100 per andare in pensione.

Il cosiddetto “decretone”, varato dal consiglio dei ministri lo scorso 17 gennaio, ha ricevuto la bollinatura della ragioneria dello Stato il 25 gennaio e poi è stato trasmesso alla presidenza della repubblica per la ratifica. Entrerà in vigore subito dopo la pubblicazione sulla gazzetta ufficiale e da quel momento il parlamento avrà 60 giorni di tempo per convertirlo in legge. Considerando i numeri e gli attuali equilibri tra maggioranza e minoranza, dunque, a breve il provvedimento è destinato a diventare legge.

Negli ultimi mesi si è tanto discusso di questa misura, cavallo di battaglia che il Movimento 5 stelle ha voluto inserire nel contratto di governo su cui si fonda l’esecutivo Conte, formato dai grillini insieme alla Lega.

Ma che cosa è il reddito di cittadinanza? A quanto ammonta e quali sono i requisiti per poterne usufruire? E cosa cambia rispetto al “Rei”, ossia il reddito d’inclusione che era stato introdotto dal governo Gentiloni nel 2017 come sussidio a sostegno dei cittadini più poveri? Gli interrogativi sono molteplici e, dopo settimane di botta e risposta fra i diversi schieramenti politici, ora il quadro è diventato più nitido ed è possibile avere informazioni più chiare rispetto alle novità previste.

La differenza principale tra il reddito d’inclusione e quello di cittadinanza è l’importo che registra un significativo incremento: considerando la singola persona, si passa da meno di 190 a 780 euro mensili. Occorre prestare attenzione, però, ai requisiti per potervi accedere: inizialmente le condizioni che venivano ipotizzate parevano meno stringenti rispetto a quelle richieste per il Rei, in quanto avrebbero avuto diritto all’integrazione tutti coloro in possesso di un reddito inferiore a 780 euro mensili. Le risorse per sostenere un intervento di questa portata, però, sarebbero state difficilmente reperibili e così, a mano a mano che lo strumento ha preso forma, sono stati individuati alcuni paletti. Ne sono esempi la soglia massima di reddito Isee, i limiti relativi al patrimonio immobiliare e le riduzioni per chi non paga l’affitto. A fronte di queste modifiche, quindi, il reddito di cittadinanza è diventato via via più simile al Rei.

I REQUISITI – L’attuale reddito d’inclusione (Rei) è un assegno mensile che può essere riconosciuto per 18 mesi (rinnovabili per ulteriori dodici mesi dopo una pausa di sei mesi) concesso a tutti i nuclei familiari più bisognosi, a prescindere dalla loro composizione. Può essere richiesto da chi è disoccupato, inoccupato o da chi percepisce un reddito da lavoro dipendente o autonomo pari rispettivamente a un massimo di 8mila euro o 4.800 euro su base annua. Bisogna comunque comunicare lo svolgimento di attività lavorativa da parte di uno o più componenti del nucleo, attraverso un apposito modulo. Non è invece possibile ricevere assieme al Rei la Naspi o altre forme di ammortizzatori sociali per la disoccupazione.
Se uno o più familiari ricevono altri trattamenti assistenziali, esclusi quelli previsti, il valore mensile del Rei è ridotto in corrispondenza a quello di queste prestazioni.
Il reddito d’inclusione viene erogato attraverso la carta Rei, una carta acquisti come la vecchia social card. Emessa da Poste Italiane, consente l’acquisto dei generi di prima necessità così come il pagamento delle utenze. Al tempo stesso offre la possibilità di prelevare contanti sino alla metà dell’importo mensile riconosciuto e dà diritto a uno sconto del 5% sugli acquisti nei negozi e nelle farmacie convenzionate oltre che a riduzioni nella fornitura di energia elettrica e gas.

L’IMPORTO DEL REI – A quanto ammonta l’attuale reddito d’inclusione? Se la famiglia ha un solo componente l’importo massimo mensile è di 187,5 euro; se ha due componenti 294,38 euro, tre componenti 382,5 euro; quattro componenti 461,25 euro; cinque componenti 534,37 euro; cinque o più componenti 539,82 euro.
Anche il nuovo reddito di cittadinanza si riceverà per 18 mesi rinnovabili per un ulteriore uguale periodo dopo una sospensione di un mese durante la quale verranno controllati nuovamente tutti i requisiti. Verrà erogato attraverso una carta prepagata di Poste Italiana e non sarà possibile utilizzarla, ad esempio, per il gioco d’azzardo. L’importo ricevuto crescerà in base ai componenti del nucleo familiare: per ogni figlio si dovrebbe incassare il 20% dell’assegno base di 780 euro, ossia 156 euro, mentre per il coniuge a carico il 40%, ossia 312 euro.
L’importo percepito, però, verrà ridotto in presenza di altri redditi e per chi non paga l’affitto della prima casa (in questo caso subirà una decurtazione del reddito mensile pari a circa 300 euro, corrispondente al cosiddetto affitto imputato.
Per i pensionati, invece, ci sarà la “pensione di cittadinanza”, che integrerà quanto percepito mensilmente sino all’ammontare massimo di 780 euro.

I DESTINATARI – Il Rei spetta alle famiglie aventi un indice Isee che non superi 6mila euro annui; un Isre non superiore ai 3mila euro; un valore del patrimonio immobiliare, diverso dalla casa di abitazione, non superiore a 20mila euro; un patrimonio mobiliare (depositi, conti correnti) non superiore a 10mila euro (ridotto a 8 mila euro per la coppia e a 6mila euro per la persona sola). Inoltre, non devono avere auto o moto immatricolate nei 24 mesi precedenti la richiesta del sussidio, salvo i veicoli destinati ai disabili e non devono possedere imbarcazioni da diporto o navi.
Il Rei può essere richiesto da cittadini italiani, dell’Unione europea o da un familiare che sia titolare del diritto di soggiorno o di quello permanente, oppure da cittadini di altri Paesi in possesso del permesso di soggiorno dell’Unione Europea per lungo periodo, o apolidi in possesso di analogo permesso o titolari di protezione internazionale (asilo politico, protezione sussidiaria). Il richiedente deve poi risiedere in Italia in via continuativa da almeno due anni al momento di presentazione della domanda.
Il nuovo reddito di cittadinanza potrà essere richiesto dai cittadini italiani, europei o lungo soggiornanti e risiedere in Italia da almeno 10 anni, di cui gli ultimi 2 in via continuativa. Il richiedente può essere disoccupato, inoccupato o deve percepire un reddito di lavoro oppure una pensione inferiore alla soglia di povertà, che è stata individuata in 780 euro mensili, avere un Isee del nucleo familiare inferiore a 9.360 euro; un patrimonio mobiliare sino a un massimo di 10mila euro se facenti parte di un nucleo familiare con più figli; possiedono al massimo due immobili, ma il secondo immobile non deve avere un valore superiore a 30mila euro. L’assegno non verrà invece erogato ai nuclei familiari che hanno fra i loro componenti soggetti disoccupati a seguito di dimissioni volontarie nei 12 mesi successivi alla data delle dimissioni eccetto quelle per giusta causa.
Come il Rei, anche il reddito di cittadinanza sarà compatibile con lo svolgimento di un’attività lavorativa: nello specifico, se il lavoratore ha un contratto part time, il suo stipendio sarà integrato, attraverso il reddito di cittadinanza, fino ad arrivare a 780 euro al mese.
La Naspi e altre prestazioni collegate allo stato di disoccupazione saranno compatibili col reddito di cittadinanza sino al limite di 780 euro mensili.
Anche il valore mensile dell’Rdc verrà ridotto in corrispondenza a quello di eventuali prestazioni di assistenza di cui fruiscono uno o più componenti del nucleo familiare. In particolare, le prestazioni saranno compatibili col reddito di cittadinanza sino al limite di 780 euro mensili per ogni familiare del nucleo, nel rispetto del limite Isee pari a 9.360 euro annui.

L’IMPORTO DEL REDDITO DI CITTADINANZA – Per quanto riguarda l’ammontare del sussidio del reddito di cittadinanza, per esempio, una persona che vive da sola avrà fino a 780 euro al mese (fino a 500 euro come integrazione al reddito più 280 euro di contributo per l’affitto oppure 150 euro di contributo per il mutuo). Una famiglia composta da due adulti e due figli minorenni avrà fino a 1.180 euro (sino a 900 euro come integrazione al reddito più 280 euro di contributo per l’affitto oppure 150 euro di contributo per il mutuo). Una famiglia composta da due adulti, un figlio maggiorenne e uno minorenne avrà fino a 1.280 euro (fino a 1.000 euro come integrazione al reddito più 280 euro di contributo per l’affitto oppure 150 euro di contributo per il mutuo). Una famiglia composta da due adulti, un figlio maggiorenne e due minorenni fino a 1.330 euro (sino a 1.050 euro come integrazione al reddito più 280 euro di contributo per l’affitto (oppure 150 euro di contributo per il mutuo).

LA RICERCA DI LAVORO – Sia per il Rei sia per l’Rdc oltre a percepire il sussidio bisogna partecipare a politiche attive per la ricerca di lavoro.
L’attuale reddito d’inclusione può essere riconosciuto soltanto alle famiglie che aderiscono a un programma d’inclusione sociale e lavorativa: deve impegnarsi in un progetto che prevede la formazione, la riqualificazione e la ricerca attiva di lavoro di tutti i componenti del nucleo, pena la revoca del Rei.
Anche per avere il reddito di cittadinanza sarà necessario partecipare a iniziative di politica attiva del lavoro, sarà infatti obbligatorio (a meno che l’interessato non sia pensionato). Più precisamente, entro i primi 12 mesi, la prima offerta di lavoro potrà arrivare nel raggio di 100 km – 100 minuti di viaggio. Se venisse rifiutata, la seconda opportunità potrà arrivare nel raggio di 250 km. E se anche questa non venisse accettata la terza proposta potrà arrivare da tutta Italia. Dopo il primo anno, anche la prima offerta potrà arrivare fino a 250 km, mentre la terza potrà arrivare da tutto il territorio nazionale, e dopo i 18 mesi tutte possono arrivare dall’intero territorio nazionale. Se ci si trasferisce oltre i 250 km insieme alla famiglia si avrà diritto ad alcune mensilità di reddito in più (da tre fino a un massimo di 12). Per le famiglie con persone disabili, invece, le offerte di lavoro non potranno mai superare i 250 km.

COME RICHIEDERE IL SUSSIDIO – Il reddito d’inclusione può essere attualmente richiesto al proprio comune di residenza e ai punti per l’accesso al Rei, identificati dai comuni stessi. Per presentare la domanda deve essere utilizzato l’apposito modello predisposto dall’Inps, disponibile anche sul sito dell’ente e del ministero del lavoro e delle politiche sociali. Il nucleo familiare, all’atto della domanda, deve essere in possesso di una dichiarazione Isee in corso di validità.
I comuni, ricevuta la domanda, devono comunicare all’Inps, entro 15 giorni lavorativi, attraverso le modalità telematiche predisposte dall’Istituto, le informazioni contenute nel modulo di domanda (le comunicazioni avvengono secondo l’ordine cronologico di presentazione).
I comuni devono poi verificare i requisiti di residenza e di soggiorno, inviando l’esito non oltre 15 giorni lavorativi dalla richiesta del Rei, e, in caso di componente del nucleo in condizione di gravidanza accertata, la documentazione medica, rilasciata da una struttura pubblica, attestante lo stato di gravidanza e la data presunta del parto. L’Inps, a sua volta, verifica, entro 5 giorni lavorativi dalla trasmissione della domanda, il possesso dei requisiti per l’accesso al sussidio. In caso di esito positivo, il Rei è riconosciuto dall’Inps condizionatamente alla sottoscrizione del progetto personalizzato, o del patto di servizio o del programma di ricerca intensiva di occupazione. Il riconoscimento condizionato del beneficio viene inoltrato dall’Inps agli ambiti territoriali e ai comuni interessati entro 5 giorni dalla comunicazione delle informazioni contenute nel modulo di domanda.
Successivamente, l’Inps dispone il versamento a decorrere dal mese successivo alla presentazione della domanda.
In base a quanto previsto dal “decretone” le domande, predisposte dall’Inps, per il reddito di cittadinanza dovrebbero essere presentate dopo il 5 marzo e il sussidio verrà erogato da aprile. Si potrà richiedere, anche in modalità telematica, agli uffici postali oppure rivolgendosi ai Caf, previa stipula convenzione con Inps. Le informazioni contenute nella domanda vanno comunicate all’istituto entro 10 giorni lavorativi dalla richiesta.
Il reddito verrà riconosciuto dall’ente, che verificherà, entro cinque giorni, il possesso dei requisiti. Entro 30 giorni dal riconoscimento del reddito di cittadinanza si verrà convocati dai centri per l’impiego per individuare il percorso di formazione o di reinserimento lavorativo da attuare. Se il richiedente è “adeguatamente formato”, dovrà siglare il patto per il lavoro con un centro per l’Impiego o un’Agenzia per il Lavoro; se ha bisogno di ulteriore formazione, siglerà il Patto per la Formazione con Enti di formazione bilaterale, Enti interprofessionali o aziende; se non è in condizione di lavorare, siglerà il patto per l’Inclusione Sociale che coinvolgerà sia i servizi sociali sia i centri per l’Impiego.
Nell’ambito del Patto per il lavoro e del patto di Inclusione, i beneficiari saranno tenuti a partecipare a progetti utili alla collettività predisposti dai comuni, fino ad 8 ore settimanali.
Sono esonerati dal sottoscrivere il patto per il lavoro e il patto di Inclusione gli individui con disabilità tale da non consentire un accesso al mondo del lavoro e le persone che assistono figli di età inferiore ai 3 anni oppure individui non autosufficienti.
A seguito del patto per il lavoro, il beneficiario del reddito di cittadinanza è tenuto a una serie di adempimenti, tra cui registrarsi alla piattaforma Siulp e consultarla quotidianamente come supporto all’attività di ricerca di un lavoro; accettare di essere avviato a corsi di formazione o riqualificazione professionale; accettare almeno una delle tre offerte ricevute.

I CENTRI PER L’IMPIEGO – Fungeranno da catalizzatore e riconversione lavorativa dei lavoratori che si trovano momentaneamente in stato di disoccupazione per promuoverne la presenza, efficienza e qualità. Per poterlo fare è prevista la necessità di procedere con l’identificazione e la definizione di “idonei standard di prestazione dei servizi da erogare e di adeguare i livelli formativi del personale operante nei centri per l’impiego. Già il Rei ha previsto questa direzione di sviluppo, con azioni già avviate intese a supportare il rafforzamento dei Cpi e la loro connessione coi servizi sociali dei territori.

IL NAVIGATOR – Come accennato precedentemente, per ricevere il reddito di cittadinanza si dovrà affrontare un percorso di riqualificazione e inserimento nel mondo del lavoro. Chi lo percepirà, quindi, dovrà partecipare alle attività promosse nei centri per l’impiego e verrà seguito da un tutor: la nuova figura professionale si chiamerà “navigator”. Il suo compito del tutor sarà quello di fare assumere nel più breve tempo possibile il proprio assistito. Per questo motivo, il tutor affiancherà il beneficiario del reddito di cittadinanza, accompagnandolo all’agenzia per l’impiego o nei centri di formazione.
Inoltre dovrà presentare al ministero una scheda su ogni persona che sta assistendo, nella quale indicherà se l’individuo in questione sta rispettando gli impegni oppure no.
Ciascun tutor avrà uno stipendio fisso mensile, ma secondo le ultime informazioni pare che dovrebbe ricevere anche un bonus per ogni persona che riuscirà a far assumere.

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