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Riflessione sull’ambiente attraverso la fotografia ad infrarossi, la mostra di Alessandro Pini - BergamoNews
Martinengo

Riflessione sull’ambiente attraverso la fotografia ad infrarossi, la mostra di Alessandro Pini

Al Filandone “720 nm – settecentoventi nanometri”, mostra a scopo benefico del 28enne di Cividate al Piano che, grazie agli infrarossi, vuole approfondire un aspetto poco conosciuto della fotografia di paesaggio.

Fotografia ad infrarossi per un rinnovamento dei tradizionali scatti di paesaggi, ma anche per mettere al centro le problematiche ambientali, con una riflessione sull’ utilizzo della fotografia nei social network: questi i temi affrontati in “720 nm – settecentoventi nanometri”, una mostra fotografica a scopo benefico di Alessandro Pini che sarà possibile visitare, dal 19 gennaio al 3 febbraio, con ingresso gratuito, al “Filandone” (via Allegreni 37) a Martinengo.

Alessandro, 28enne di Cividate al Piano, è appassionato di fotografia già da ragazzo, ma ha cominciato a coltivare questa passione dopo aver visto i lavori di alcuni grandi maestri della fotografia.

“Dopo aver visitato diverse mostre di grandi fotografi come Henri Cartier-Bresson, Robert Capa ed Elliott Erwitt, mi sono appassionato a quest’arte ed ho intrapreso, da autodidatta, un percorso di ricerca e studio della fotografia, con l’acquisto delle prime macchine fotografiche.

Quando mi trovo di fronte ad una fotografia di Robert Capa, ad esempio, mi chiedo sempre cosa possa rendere una foto immortale. Durante la mia esperienza fotografica, quindi, cerco di creare una sorta di immortalità dei miei scatti, di renderli significativi anche nel tempo. Ho iniziato quasi per caso, ma, con l’esperienza, ho sentito il bisogno di creare qualcosa di nuovo e significativo”.

Una ricerca che, dalla passione in particolare verso la fotografia di paesaggio, ha portato Alessandro a sperimentare la fotografia ad infrarossi, una tecnica che utilizza la radiazione infrarossa (sopra i 700 nm), non visibile dall’occhio umano, che impressiona il sensore della macchina fotografica digitale creando così delle immagini dai colori alterati rispetto a quelli dello spettro visibile all’ occhio.

alessandro pini

“Ho intitolato la mostra “720 nanometri”, dalla lunghezza d’onda del filtro che utilizzo per fotografare ad infrarossi, che permette un’alterazione del concetto di fotografia di paesaggio. Una tecnica che necessita di molta luce ed ancor meglio se utilizzata in ambienti naturali, nei quali il cielo assume tonalità calde ed il verde della clorofilla diventa bianco”.

Un progetto di quasi un anno e mezzo, che ha portato Alessandro a visitare vari luoghi: “ho fatto diversi viaggi da solo in giro per l’Italia, visitando il parco dell’ Oglio, ma anche quelli dello Stelvio e dell’Adamello”. Viaggi in solitaria, per riscoprire la libertà e la bellezza della natura, ma anche l’aiuto disinteressato di persone sconosciute.

Un percorso, quello del 28enne di Cividate, che si inserisce anche nel tema dei social network, in particolare Instagram, che ogni giorno ci “bombardano” di immagini, anche grazie all’ innovazione tecnologica.

alessandro pini

“Anche questo tema mi ha spinto nello studio della fotografia ad infrarossi, perché mi sembra di notare una monotonia comune nelle fotografie che vengono scattate attualmente. Molte foto sono belle (anche se alcune abilmente “photoshoppate”), ma alla lunga risultano tutte uguali e monotone. La fotografia, secondo me, deve inevitabilmente cambiare ed evolversi. Ho iniziato il mio lavoro dal concetto di paesaggio, ma volevo mostrare un tipo di paesaggio impossibile da osservare ad occhio nudo (perché l’occhio umano non può vedere ad infrarossi) e nello stesso tempo lavorare con un metodo fotografico più moderno e ancora poco utilizzato. Mi sono cimentato in questa tecnica per osservare ciò che vediamo abitualmente da una diversa prospettiva: anche paesaggi già conosciuti, attraverso la fotografia ad infrarossi, possono donare sempre qualcosa di nuovo all’ osservatore.

I social network sono utili, se utilizzati nel modo corretto, ma si viene“bombardati” di immagini e il rischio, quindi, è anche quello di copiare le tecniche di qualcun altro, senza approfondire un proprio stile. Ho utilizzato la tecnica ad infrarossi anche per questo motivo, perché è raro vedere foto scattate in questo modo.

La mostra fotografica ha un fine anche benefico: l’ingresso è infatti gratuito, ma sarà possibile fare offerte che andranno a sostegno dei progetti a Bamako di UnAltroMondo Onlus. Una possibilità accolta favorevolmente da Alessandro: “Sapere di riuscire ad aiutare altre persone con la mia passione mi rende orgoglioso”.

La produzione di Alessandro Pini non si limita solo allo studio della fotografia ad infrarossi, ma prosegue anche attraverso diverse storie da raccontare. “Adesso sto lavorando ad un progetto di ritratti con macchina analogica, con la pellicola. Attraverso questi ritratti, vorrei esprimere delle storie, con un meccanismo di intercambiabilità tra immagine e storia singola”.

Un progetto che viaggia parallelo a quello della fotografia di paesaggi, alla ricerca di una motivazione importante che deve toccare anche gli stessi visitatori della mostra. “In questi anni, con diverse problematiche ambientali sempre più impellenti da risolvere (come il surriscaldamento globale), vorrei riuscire a dare una rinnovata importanza alla natura. Serve un esame di coscienza collettivo su questo tema. Vorrei che il visitatore, osservando i paesaggi raffigurati, rifletta sulle condizioni in cui versa il nostro pianeta. Per quanto riguarda la ritrattistica, vorrei portare ad una riflessione sul futuro del nostro mondo anche da un punto di vista politico. Una riflessione umana, basata essenzialmente sulla sensibilità del singolo nei confronti degli altri”.

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