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“Ecco perché noi giovani decidiamo di emigrare”: Alice, 22 anni da Bergamo agli States foto

Alice Bertocchi ha 22 anni, è nata ad Alzano Lombardo, in provincia di Bergamo, ma ora si trova in America. È un'attenta viaggiatrice e una fotografa infallibile

Alice Bertocchi ha 22 anni, è nata ad Alzano Lombardo, in provincia di Bergamo, ma ora si trova in America. È un’attenta viaggiatrice e una fotografa infallibile.

Alice è iscritta al corso di laurea in Biomedical Science BSc presso il King’s College London, a Londra. Siamo riusciti ad intervistarla durante le vacanze natalizie, che ha trascorso in Italia, ma già è ripartita per Cambridge, in Massachusetts, dove attualmente sta studiando presso il centro di ricerche Ragon Institute of MGH, MIT and Harvard, in un progetto della durata di un anno.

“Vorrei che i lettori sapessero del mio amore per il fascino della scoperta, che è ciò che mi ha spinta a nutrire una grande passione verso la ricerca”, si racconta così Alice.

Da Londra all’America: come è stato possibile?

Sono arrivata qui grazie a un progetto offerto dalla mia università, a Londra. Il progetto consiste nell’estendere il programma di laurea triennale di un anno e passare quindi il terzo anno presso un laboratorio a scelta, prima dell’anno di laurea. L’obiettivo del progetto è l’acquisizione di una conoscenza più diretta del mondo della ricerca e del laboratorio, attraverso un arricchimento diretto del CV, in vista del futuro, aiuta anche a capire se siamo davvero fatti per la controversa (e magnifica, a mio parere) vita da laboratorio.

Tre anni fuori casa, fuori dall’Italia. Che carattere bisogna avere per prendere, lasciare tutto e partire?
Se mi aveste posto questa domanda all’inizio del primo anno di università all’estero, probabilmente, la risposta sarebbe stata molto diversa. La risposta sarebbe stata che per prendere, lasciare tutto e partire bisogna essere solamente molto ambiziosi. Oggi posso dire che sicuramente l’ambizione gioca un posto importante nella scelta, ma non si può dire essere tutto. Senza coraggio e, allo stesso tempo, senza tanta fiducia nelle persone che sono state parte della mia vita per 19 anni, non sarei mai arrivata dove sono ora.

Quanto coraggio ci vuole?
Il coraggio è quello che mi ha spinto a dimenticare la paura del prendere e ricominciare, lontano da casa e dagli affetti, lontano dalla comodità del vivere con i genitori e dello studiare in italiano, lontano dalla realtà di un paese come Alzano Lombardo e vicina a una realtà, a tratti per me surreale, di una metropoli come Londra.

Perché il Regno Unito?
L’ambizione nel mio caso si riassume nell’aver deciso di cercare un futuro nella ricerca in un Paese come il Regno Unito, in quanto non ero disposta a sacrificare un sogno così grande, qual è il mio, restando in un Paese, l’Italia, dove la ricerca scientifica, purtroppo, non è tra i principali interessi dal punto di vista prettamente economico.

E la fiducia?
La fiducia è quella che mi ha fatto capire che prendere e partire per un viaggio, qualunque sia la durata, non significa chiudere per sempre i capitoli che l’hanno preceduto. Fiducia è stata per me la fiducia che le persone, che mi sono state vicine prima di questa scelta, non se ne sarebbero andate, ma sarebbero rimaste lì, sempre pronte ad aiutarmi e accogliermi in caso di bisogno, nonostante gli anni, nonostante la distanza.

Pro e contro del vivere all’estero?
Contro: non priva di cliché la mia risposta, qui è sicuramente il cibo. Inoltre, vivere all’estero da sola comporta anche il dover imparare a risolvere da sé i problemi che possono nascere nella vita di tutti i giorni. Dal mio punto di vista personale, tuttavia, questo contro è sempre più un pro, perché solo così mi rendo conto di come questa esperienza mi stia aiutando a crescere dal punto di vista personale. In questi due anni e mezzo via da casa, penso di essere cresciuta molto, e mi piace l’idea di sentirmi un po’ più donna, rispetto alla diciannovenne che poco più di due anni fa ha messo piede su quell’aereo per Londra.
Altri pro sono sicuramente: il poter conoscere nuovi posti, nuove culture e nuove persone. Vivere all’estero ti rende più ricco dentro.

Cosa significa studiare all’estero?
Studiare all’estero è un investimento per il futuro. Per quanto riguarda la mia esperienza, mi sta dando molte occasioni preziose per sperimentare cosa voglia veramente dire fare ricerca: in primis, l’essere inserita full-time all’interno di un laboratorio durante il mio corso di laurea triennale. Nel Regno Unito e negli Stati Uniti, non si dà importanza solo ed esclusivamente alla teoria, ma anche alla pratica, e acquisire competenze sul campo è qualcosa di estremamente importante qualora si voglia cercare di arricchire il CV in vista di specifici progetti per il futuro, quali un PhD.

Cosa più ti manca di Bergamo?
Mi manca la mia famiglia, mi mancano le mie amicizie e i miei affetti. È sempre un piacere tornare a casa e vedere che non c’è distanza che tenga. Bergamo avrà sempre una parte importante del mio cuore.

Consiglieresti quest’esperienza?
La consiglierei 100 e più volte se potessi. Partire per un’esperienza all’estero, temporanea o provvisoria che sia, è qualcosa che ti cambia e ti cresce, da molti punti di vista. Attualmente, non ho in progetto di tornare a Bergamo nell’immediato futuro, ma questo non significa che partire voglia necessariamente dire abbandonare. Un’esperienza così è consigliabile anche ai giovani che hanno già capito di avere davanti a sé tutto quello di cui hanno bisogno. Non si torna mai da un viaggio uguali a come si è partiti. Non vi so dire se si cambi sempre in meglio, quello che vi so dire è che io mi sento soddisfatta della persona che sto diventando e sono orgogliosa delle scelte fatte. E spero che lo siano anche le persone a me più vicine.

Qual è il tuo sogno nel cassetto?
Il mio sogno nel cassetto è diventare una ricercatrice in immunologia. Spero che tutte le scelte che ho fatto per il mio futuro mi conducano presto a vederlo realizzato. Quando sono venuta a Cambridge, ero interessata prevalentemente alle immunoterapie nel cancro, stando qui ho iniziato a nutrire un certo interesse anche per immunodeficienza e malattie autoimmuni.

Hai un motto?
“Let us see how high we can fly before the sun melts the wax in our wings.”, cioè “Vediamo quanto alto possiamo volare prima che il sole sciolga la cera nelle nostre ali”.

Perché ti rappresenta tanto questa frase?
Questa frase è secondo me un invito a metterci sempre in gioco e spingerci sempre oltre i nostri limiti e a dare tutto per raggiungere ciò che ci prefiguriamo, nonostante ci sia sempre il rischio di poter fallire. Perché come non c’è viaggio senza partenza, non c’è vittoria senza gioco.

In bocca al lupo, Alice!

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