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Il laureato: breve storia di un personaggio umiliato perché dottore

Dopo le dichiarazioni del Ministro Luigi Di Maio riguardo a posti di prestigio occupati sempre da quei noiosi dei “plurilaureati”, una riflessione sorge spontanea: vi è mai capitato di sentirvi a disagio o, ancora peggio, di sentirvi umiliati perché eravate laureati?

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Avvolti dal gelo della precarietà, sempre più giovani italiani si ritrovano spalle al muro dopo gli investimenti nella loro istruzione e preparazione professionale. Ma scegliere di studiare, anche dopo la laurea, è davvero così una cattiva idea?

Dopo le dichiarazioni (volevano essere ironiche?) del Ministro Luigi Di Maio riguardo a posti di prestigio occupati sempre da quei noiosi dei “plurilaureati”, una riflessione sorge spontanea: vi è mai capitato di sentirvi a disagio o, ancora peggio, di sentirvi umiliati perché eravate laureati?

Avete mai preso parte ad una conversazione che iniziava con “voi laureati siete tutti uguali, con la puzza sotto il naso”? Bene io si, e non è una sensazione piacevole.

Banalità a parte, è forse una colpa avere il piacere di studiare? Laurearsi, leggere pile di libri, investire in quel concetto che è l’università, non è un errore.

Investire poi, è proprio una bella parola: deriva dal latino investio, ire che vuol dire avvolgere, adornare. Investire nell’istruzione vuol dire proprio questo: prendersi cura di noi stessi e dare una dignità alla nostra facoltà d’intelletto.

Non è un errore correggere chi non scrive correttamente, abbiamo studiato per questo: per migliorare il mondo. Non è un errore dire che la propria esperienza deriva dai libri dell’Università. Vero è che i libri non bastano, per questo McDonald’s è il nostro datore di lavoro e veniamo pagati all’ora di meno del costo di un pacco di sigarette.

Perché i luoghi comuni sono stati il concime per quei frutti amari che gli italiani mangiano a tavola.

Ma chi ama e crede nella forza dello studio, qualsiasi esso sia, non smetterà né ora e né nei tempi futuri di fare ciò ama fare. Perché studiare è una cosa bellissima e, come diceva Rodari, “Vorrei che tutti leggessero non per diventare letterati o poeti ma perché nessuno sia più schiavo”.

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Commenti

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  1. Marta Panfili
    Scritto da Marta Panfili

    A me è capitato. E spesso. Nonostante io sia una di quelle persone povere che dovette iniziare a lavorare a 15 anni. E che quel pezzo di carta è costato anni di notti passate sui libri, mentre le giornate erano dedicate al lavoro nei campi, o in ristorante, o in fabbrica. Fino a che ero solo una giovane donna che serviva pizze, caffè, o che timbrava un cartellino in fabbrica, ero simpatica a tutti. Ora mi evitano come la peste. Ho perso tutto il mio “valore” e la mia credibilità.