La panoramica

Spettacoli, mostre e incontri: il giorno della Memoria in Bergamasca

In città e provincia vengono organizzati tanti eventi in vista di questa ricorrenza che ricorda le vittime e l’orrore della Shoah.

Spettacoli, mostre e incontri: sono numerose le iniziative promosse in Bergamasca per il giorno della Memoria. In città e provincia vengono organizzati tanti eventi in vista di questa ricorrenza, che ogni anno il 27 gennaio ricorda le vittime e l’orrore della Shoah affinchè simili avvenimenti non si ripetano.

Bergamonews vi propone una panoramica delle iniziative a tema sul territorio orobico. Ricordiamo che, come sempre, potete trovate e inserire tutti gli appuntamenti consultando la sezione degli eventi, puntualmente aggiornata. Inviateci le attività organizzate in tutta la Bergamasca per diffonderne l’informazione.

BERGAMO

Martedì 22 gennaio alle 16.45 al Centro Socio Culturale di Celadina, a Bergamo in via Pizzo dei Tre Signori 2 verrà proposta l’iniziativa “Chiamarli per nome. Le loro storie nella nostra memoria”. Letture a cura del CSC in collaborazione con Circolo dei Narratori “attraverso queste mie parole”. Leggere il giorno della Memoria (a cura di Gabriella Cremaschi, Edizioni Scholé, 2019) è un’antologia che propone percorsi di letture ad alta voce, perché, come sostiene la curatrice “restituire il nome a chi è stato sterminato con l’obiettivo di cancellare il popolo ebraico è atto di estrema riparazione”. Letture da Primo Levi e Liana Millu.
La prenotazione è consigliata inviando un’e-mail a csc.celadina@comune.bg.it oppure telefonando al numero 035 295215

Giovedì 24 gennaio dalle 14.30 alle 18.30 alla sala Galmozzi, in via Tasso 4 a Bergamo si svolgerà la giornata di studi “La Caserma Montelungo Tra memoria e oblio, un luogo della città e della storia”, a cura di Isrec e Aned Bergamo.
Tra il marzo e l’aprile 1944, Bergamo è punto dell’universo concentrazionario: la Caserma Montelungo, già Umberto I, funziona come campo di transito per più di 800 donne e uomini e la stazione di Bergamo punto di partenza per la deportazione in Germania.
Una giornata di studi per riflettere sull’intreccio tra storia e consapevolezza collettiva, tra luoghi e memoria.
Intervengono Carlo Saletti (Imsc Mantova), Elisabetta Ruffini, Mara Minuscoli e Luciana Bramati (Isrec Bergamo), Leonardo Zanchi (Aned Bg), Peppino Valota, Raffaella Lorenzi, Ionne Biffi (Aned Sesto) ed alcune scuole di Bergamo che hanno partecipato ai laboratori proposti.
La giornata è realizzata grazie alla collaborazione del Centro Promozione alla Legalità di Bergamo.

Venerdì 25 gennaio dalle 20.30 alle 22.30 al Centro Socio Culturale Longuelo, a Bergamo in via Mattioli 12/a: “Leggendo Anna Frank”, letture pubbliche di passi del testo di Anna Frank condotte dal Circolo dei narratori. A cura della Commissione Culturale CSC

Sabato 26 gennaio alle 16 alla biblioteca civica Antonio Tiraboschi, a Bergamo in via San Bernardino 74: “La Shoah raccontata ai bambini”, letture per famiglie e ragazzi (8-13 anni).
Come trovare le parole per descrivere la Shoah a bambini e adolescenti? Antonio Ferrara, vincitore del Premio Andersen, esperto di tematiche difficili e abituato a dare voce a chi non ne ha con parole vibranti e poetiche, dichiara di “scrivere per i ragazzi per risarcirli e dare loro speranza”. In questo incontro dispiega la sua arte narrativa, raccontando storie piccole nascoste nella Storia con la S maiuscola, la Storia di tutti gli uomini.

Sabato 26 gennaio alle 17 alla sala conferenze del complesso storico di Astino, un tempo sede di un manicomio femminile, saranno presentate alcune letture accompagnate da brani musicali. Al termine sarà possibile visitare le sale dell’ex manicomio dove è allestita un’interessante mostra sulle condizioni delle pazienti e sulle modalità di cura applicate all’epoca.
Al centro dell’attenzione ci sarà la diversità, oggetto di discriminazione e persecuzione da parte del nazifascismo. I brani verteranno sulle atrocità vissute dalle persone con disabilità, dalle persone considerate malati mentali, dalle persone omosessuali e transessuali.

Sabato 26 gennaio alle 16.30 alla biblioteca “Luigi Pelandi”, a Bergamo in via Corridoni 28/a: “Voi che vivete sicuri”, letture ad alta voce a cura di Sistema Bibliotecario Urbano in collaborazione con Circolo dei Narratori.
Lettura pubblica di brani tratti dall’opera di Primo Levi Se questo è un uomo.

Nella mattinata di domenica 27 gennaio a Bergamo avranno luogo le cerimonie istituzionali. Si comincerà alle 9.30 alla Rocca con la deposizione di corone d’alloro alla lapide nel parco delle Rimembranze, in ricordo degli ebrei bergamaschi deportati nei campi di sterminio, l’omaggio alla lapide dedicata alle ceneri dei deportati nei lager posta alla chiesetta di sant’Eufemia e l’Atto di memoria a cura del liceo classico “Paolo Sarpi”. A seguire, verrà inaugurata “Senza ritorno”, una lastra commemorativa realizzata dall’istituto superiore Betty Ambiveri i cui studenti hanno svolto un lavoro di ricerca storica sul tema della deportazione.
Alle 11, invece, l’appuntamento è al binario 1 della stazione ferroviaria dove verrà deposta una corona d’alloro in memoria dei lavoratori delle fabbriche di Sesto San Giovanni deportati nei campi di concentramento.
Infine, alle 12, nel giardino di Palazzo Frizzoni, la mattinata si concluderà con un momento di raccoglimento dedicato ai 20 bambini ebrei uccisi nel campo di Neuengamme, con un atto di memoria a cura dell’istituto comprensivo “Eugenio Donadoni”.

Domenica 27 gennaio dalle 10 alle 13 alla biblioteca civica Angelo Mai, a Bergamo in piazza Vecchia 15: “Vite Spezzate. Gli ebrei italiani dal “mondo di prima” ai campi della morte”, letture, musiche ed esposizione di libri e documenti a cura della Biblioteca Civica Angelo Mai.
Esposizione bibliografica di opere memorialistiche riguardanti il tema della deportazione. Racconti di tragiche esperienze tra illusioni, speranze e drammi famigliari, accompagnati da letture ed esecuzioni musicali.

Domenica 27 gennaio alle 17.30 alla chiesa di San Fermo, a Bergamo in via San Fermo 11: “attraverso queste mie parole”. Leggere il Giorno della Memoria”, presentazione del volume con letture e musiche, in presenza della curatrice a cura di Fondazione Serughetti La Porta, Acli, ANPI provinciale, Comune di Bergamo – Assessorato all’istruzione, università, formazione, sport, in collaborazione con ANPI – Sezione di Bergamo e Comunità di San Fermo.
Il volume curato da Gabriella Cremaschi (con prefazione di Liliana Segre, Edizioni Scholè, 2019) è un’antologia di testimonianze sulla Shoah proposte come tracce per celebrare il Giorno della Memoria. Nell’occasione verrà presentato, con letture ad alta voce, uno dei percorsi proposti nel libro – “Il Diario di Anne Frank e altre pagine. Bambini e bambine nella Shoah” – per dare voce a chi non l’ha più, come gesto di cittadinanza e di responsabilità civile.

Lunedì 28 gennaio alle 21 al teatro Sociale di Bergamo andrà in scena uno spettacolo dal titolo “Matilde e il team per san Vittore”. Saranno in scena le attrici Maddalena Crippa, Marta Marangoni e Rossana Mola dirette da Renato Sarti.
L’esibizione, tratta dal libro di Giuseppe Valota, “Dalla fabbrica ai lager” (Mimesis edizioni, 2015), è prodotta da Teatro della Cooperativa e racconta gli arresti degli operai delle fabbriche del Milanese, i cui scioperi bloccarono la produzione nel triangolo industriale lombardo durante la seconda guerra mondiale. Rastrellati di notte per mano dei fascisti, alcuni vennero trasferiti nella caserma Montelungo, allora Umberto I, insieme ad altri operai antifascisti e partigiani piemontesi e liguri. Con due convogli partirono dalla stazione di Bergamo almeno 835 persone con destinazione Mauthausen.

Martedì 29 gennaio alle 20.30 alla GAMeC – Spazio ParolaImmagine, a Bergamo in via San Tomaso 53: “Forme della memoria: oltre il memoriale”, conferenza per ragazzi e adulti a cura di GAMeC- Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea.
Un incontro sul tema delle forme di trasmissione della memoria legata alla Shoah e che hanno segnato la strada per la commemorazione di altri drammi della storia del Novecento.
L’evento, a cura dell’architetto Michela Bassanelli, autrice del saggio Oltre il memoriale. Le tracce, lo spazio, il ricordo (Mimesis Edizioni, 2015), racconterà l’evoluzione che ha contraddistinto monumenti, memoriali e musei a partire dal secondo dopoguerra attraverso l’analisi di alcuni casi emblematici che hanno definito il paesaggio della memoria.
Ingresso gratuito Prenotazione obbligatoria su eventbrite.it fino ad esaurimento posti www.gamec.it

Giovedì 31 gennaio alle 17.30 al convento di San Francesco, a Bergamo in piazza Mercato del fieno 6/a: “Insegnare le “razze”. Il razzismo nella scuola italiana prima e durante il periodo delle leggi fasciste”, conferenza del professor Gianluca Gabrielli.
A cura del Museo delle Storie di Bergamo
Una presentazione argomentata, con il supporto di materiali documentari che, dall’alterità coloniale nell’Ottocento sino all’antisemitismo, mette in luce le lunghe radici del razzismo italiano nell’ambito della scuola, analizzando i programmi ministeriali, la “bonifica” dei libri e degli strumenti didattici dagli elementi “sgraditi”, la messa a punto di un curricolo razziale.

PROVINCIA

Sabato 19 gennaio alle 20,45 alla sala Arhat Teatro del condominio solidale di Pontirolo Nuovo andrà in scena “In via della Memoria”, proposto da Tzela’ Teatro e dedicato ad Hanna Weiss.
È il racconto di un padre, sopravvissuto al campo di sterminio nazista, che ripercorre il
profondo legame con la piccola Sara, sua figlia, fino all’attimo della definitiva separazione.
Si esibiscono Aqui Gaini – Grazia Butti – Emilio Riva – Sergio Miele con la partecipazione straordinaria di Samuele Farina (Attore Arhat Teatro – al clarinetto), collaborazione artistica: Velda Noli e regia di Pierluigi Castelli.
I posti in sala sono limitati: si consiglia prenotazione tel.320 8626995S
Ingresso libero.
Lo spettacolo, proposto in vista della Giornata della Memoria, ha debuttato al festival internazionale “Mercantia” (Luglio 2018 – 10 repliche).

Sabato 19 gennaio alle 20.45 al teatro Aurora di Seriate andrà in scena uno spettacolo dal titolo “Invasione di campo”. Un monologo teatrale, numeri sulle maglie e…sulla pelle, storie di sport legate alla follia nazista negli anni più drammatici della storia, sarà presentato dall’Associazione “Il Greto” in collaborazione con la Sezione locale Anpi.
Realizzato da Teatro Minimo con la regia di Umberto Zanoletti, interpretato dall’attore Giovanni Soldani, allo spettacolo è stato attribuito il Premio “Marco Cassani 2018” per la miglior comunicazione sul tema storia e sport in un drammatico ricordo che ha incrociato in quegli anni l’ascesa del Terzo Reich di Hitler.
Ad Auschwitz e in altre realtà, Kiev, Therezinstadt, si giocava a pallone. Si organizzavano tornei di calcio, i prigionieri ridotti a scheletri venivano sfidati dalle guardie, ma un gol, una parata, potevano assumere il significato di un premio, una punizione o una tortura… il tutto a secondo della divisa che si indossava.
Si giocava dove l’erba non cresceva da tempo, calpestata dai passi stanchi e striscianti, dove aria e terra vivevano in simbiosi …storie abbandonate.
Nei campi di lavoro finirono anche famosi calciatori, campioni che avevano infiammato gli spalti degli stadi d’Europa, campioni che non avevano più il loro nome e scomparso anche quel famoso numero di maglia, tutto era stato sostituito da un numero…molto molto più lungo.
Fra le storie da raccontare quelle di Matthias Sindelar, squadra dei panettieri di Kiev, oppure quella di Arpàd Wesiz, di origine ebraica, calciatore di nazionalità ungherese che militò nel campionato italiano vincendo uno scudetto con l’Inter e due con il Bologna, morì ad Auschwitz in una camera a gas il 31 gennaio 1944…meno di un anno prima della liberazione da parte dell’Armata Rossa.
“La storia siamo noi” … qualche anno fa cantava Francesco De Gregori, facevano eco le parole di Francesco Guccini … “Ad Auschwitz c’era la neve e il fumo saliva lento, passato per il camino e adesso sono nel vento…”.
Per non dimenticare mai, oggi e domani, anche una partita di pallone può essere d’aiuto…per tutti…la storia non può stare isolata sulle pagine dei libri e poi magari finire in un cassetto, no …no…la storia siamo noi…e noi la dobbiamo tenere sempre viva.

Sempre a Seriate, martedì 22 gennaio alle 20.30 il primo appuntamento alla Biblioteca di Seriate con la proiezione del film ” La verità negata”: la storia vera affrontata tra il 1996 e 2001 da Deborah Lipstadt, docente di storia ebraica contemporanea e di studi sull’Olocausto all’ Università di Emary, ad Atlanta.
Il problema della negazione dell’ Olocausto per attestare una verità fondamentale in una vicenda giuridica realmente accaduta e consenti alla ricercatrice storica di fornire al tribunale di Londra le prove dell’Olocausto ebraico.
L’apertura della serata vedrà la partecipazione dello storico Mario Pelliccioli che introdurrà il tema del negazionismo dell’Olocausto e sulle Nuove Destre a cui seguirà una discussione con gli studenti del territorio.

Un successivo appuntamento è fissato per domenica 27 gennaio alle 16 in piazza Bolognini al Circolo Arci “Al Bafo” a Seriate: nell’ occasione sarà presentato il libro ” La battaglia di Cable Street, la disfatta delle camicie nere inglesi e la nascita dell’antifascismo militante europeo”.
Dalla voce dello storico e autore del volume Silvio Antonini le vicende che portarono la popolazione dell’ East end di Londra, dopo lunghi periodi di soprusi razzisti, alla ribellione organizzata e alla vittoria.
L’ingresso è libero.

Martedì 22 gennaio alle 20.45 alla sala civica di Ciserano debutterà “Il cielo era muto – La Shoah nella testimonianza di Elie Wiesel e Francesco Guccini”, spettacolo proposto in occasione della giornata della memoria.
Narrazione e lettura scenica sono di Gabriele Laterza, accompagnato al violino da Carlo Tavazzi.
Questo lavoro teatrale, patrocinato dalla Società Dante Alighieri, rientra nel progetto “Ad alta voce”, promosso da Gabriele Laterza.
C’è bisogno di tornare all’uomo. E c’è bisogno di tornarci insieme.
Il progetto prevede che un libro o un tema siano proposti attraverso un racconto dal tono colloquiale e con la lettura scenica dei testi. Leggere gli scrittori di sempre per tornare a riflettere e ad emozionarsi sui sentimenti tipici dell’uomo di ogni tempo. E leggere ad alta voce per riflettere ed emozionarsi insieme.
“Per fare comunità”.
L’esibizione racconta l’olocausto attraverso la lettura scenica degli episodi più suggestivi di La notte, di Elie Wiesel, Premio Nobel per la pace, morto nel 2016 e che, appena quindicenne, con la sua famiglia e con altre migliaia di Ebrei, fu deportato dall’ Ungheria ad Auschwitz.
La narrazione è la drammatica testimonianza della perdita di fiducia nell’umanità e, ancora di più, dello smarrimento di quella profonda fede in cui il protagonista era cresciuto: dov’era Dio, mentre gli uomini soffrivano pene indicibili e morivano in modi così inumani nei campi di sterminio nazisti?
Gli episodi di La notte si intrecciano con la lettura di alcune delle canzoni più note di Francesco Guccini, ad esempio Auschwitz. Queste canzoni, e a maggior ragione La notte di Wiesel, che è uno dei capolavori dell’olocausto, insieme a Se questo è un uomo e al Diario di Anna Frank, sono così una trincea di resistenza etica, umana e civile, a partire dalla necessità di voler capire e ricordare l’olocausto.
Durata dello spettacolo: un’ora e quindici minuti.
Gabriele Laterza da un decennio è autore di progetti artistici, in cui è narratore e voce recitante.
Nel progetto Parole note è affiancato di volta in volta da musicisti come Savino Acquaviva, Fabio Alberti, Stefano Bertoli, Tiziana Moneta, Fabio Piazzalunga Gabriele Rota, Mario Rota e Giuliano Todeschini.
Con il progetto Ad alta voce Laterza racconta e legge in forma scenica i classici di ogni epoca: convinto che ci sia bisogno di tornare all’uomo, per diffondere un rinnovato umanesimo.
Sempre con un’amplia partecipazione di pubblico e la costante attenzione della stampa, i singoli spettacoli sono stati realizzati nelle sedi più note di Bergamo, la città in cui Laterza vive, come la Sala Tremaglia del Teatro Donizetti, la Sala Piatti e la Casa Natale di Donizetti in Città Alta, la Basilica di Sant’Alessandro in Colonna, la Chiesa di Santa Maria delle Grazie, l’ex Monastero di Astino. Fra le sedi non locali, particolarmente importanti sono stati eventi realizzati a Roma, Bologna, Vicenza, Bobbio e al Teatro Dal Verme di Milano.

Giovedì 24 gennaio alle 21 alla palestra della scuola primaria di Berzo San Fermo una serata per non dimenticare.
Il Teatro d’Acqua Dolce di Bergamo presenterà lo spettacolo Nutri la Memoria.
Il dramma dell’Olocausto raccontato a due voci, quella delle vittime e quella dei carnefici, quella di chi si deve ricordare e quella di chi vuole negare, quella di chi ha vissuto il dramma della guerra, del ghetto e del campo di concentramento e quella di chi li ha ipotizzati, giustificati, progettati e realizzati.
L’Olocausto raccontato a partire dal programma del Partito Nazionalsocialista tedesco, prima ancora dell’avvento al potere di Hitler, per trovare l’origine di quanto accadde vent’anni dopo, la voce di una sopravvissuta ai Lager e la voce di Priebke che a distanza di 70 anni, e fino a pochi giorni dalla sua morte, nel 2013, ha dichiarato di non pentirsi di nulla.
Animeranno la serata il Coro Alpini Valcavallina e i ragazzi della Scuola Primaria

Giovedì 24 gennaio alle 20.45 al “Cascinetto di via Mascagni, 13” a Stezzano si terrà un incontro dal titolo “Il viaggio rimosso – Dalla caserma Montelungo ai lager nazisti: una pagina di storia da riscoprire”.
L’iniziativa è promossa dal circolo Partito Democratico “Elena Assi” Stezzano – Comun Nuovo e dalla lista civica Stezzano Bene Comune.
Gli organizzatori spiegano: “Tra il marzo e l’aprile 1944, l’ex caserma Montelungo divenne luogo di detenzione per più di 800 persone arrestate dai fascisti per aver partecipato agli scioperi avvenuti nelle fabbriche del triangolo industriale del nord ovest. Rinchiusi nei locali che davano su vicolo San Giovanni, questi uomini e donne – consci del loro triste destino – lasciarono cadere dalle inferriate delle finestre nella strada sottostante dei biglietti con parole di addio, di rimpianto e di speranza rivolte ai loro cari. Tra l’indifferenza dei più, molti di questi biglietti furono raccolti da alcuni passanti che, come gesto estremo di solidarietà, li spedirono ai loro destinatari. Il 16 marzo 1944, con il “trasporto 34”, 573 persone – di cui 92 minorenni e 10 donne – partirono dalla stazione di Bergamo verso i campi di concentramento nazisti. 447 di loro non fecero ritorno. Il 5 aprile 1944 partì un secondo convoglio, il famigerato “trasporto 38″, che arrivò a Mauthausen tre giorni dopo. A bordo 279 deportati, tra cui 21 minorenni e 38 donne. Ne ritornarono solamente 188. Oggi Bergamo ha dimenticato questa storia e a breve cancellerà anche il luogo in cui si svolsero i fatti. Per conservarne memoria, l’Istituto bergamasco per la storia della Resistenza e dell’età contemporanea (Isrec) in collaborazione con Aned, l’associazione nazionale ex deportati nei campi nazisti, ha immaginato un evento in cui si intrecciano riflessioni storiche, voci dei testimoni, letture e musiche per ridare vita ai deportati della Montelungo e alle loro storie”.
Nell’illustrare la serata, evidenziano: “Questo evento vuole rinnovare l’impegno e la promessa a conservare la Memoria per coltivare la speranza di vivere in una comunità democratica, inclusiva e tollerante”.

Giovedì 24 gennaio alle 20.45 alla biblioteca di Gandino verrà proposto “Se questo è un uomo, oggi”, spettacolo teatrale formativo basato su una rilettura critica di alcuni stralci del romanzo di Primo Levi. L’obiettivo è spiegare a giovani e meno giovani l’ancora attuale dramma dell’olocausto.
Verrà replicato venerdì 25 alle 20.45 al centro Ufo di Ponte San Pietro, sabato 26 alle 21 all’auditorium Cuminetti di Albino e domenica 27 alle 20.45 al Circolo Fratellanza di Casnigo. Inoltre, verrà portato in scena con rappresentazioni riservate alle scuole sabato 19 gennaio ad Almenno San Salvatore, e sabato 26 gennaio a Villa d’Almè.
Un’esibizione che nasce dall’incontro umano e artistico tra Antonio Russo e Giuliano Manzoni: il primo attore, attivo da anni sul territorio bergamasco e non e impegnato da sempre nel proporre prodotti teatrali sensibili alle tematiche sociali dell’attualità più stringente, svolgendo anche corsi nelle scuole e in spazi aggregativi con finalità sociali di prevenzione del disagio giovanile; il secondo, educatore impegnato da anni in ambito adolescenziale e formatore che si avventura, commentando la lettura di Russo, nel ruolo del narratore che puntellerà i brani più significativi dell’opera di Levi, attualizzandoli tra le vicissitudini della nuova generazione digitale.
Cosa può raccontare oggi il capolavoro di Levi? Quali insegnamenti possono ancora sedurre i suoi lettori? Quale può essere il senso, riportato ai giorni nostri, di un’apocalisse vissuta in terra, a cui l’umanità ha assistito tra impotenza e complicità?
L’assioma sostenuto dalla coppia di narratori è tanto ardito quanto, ad un’analisi più attenta, di ovvia comprensione, ossia che l’azione oppressiva del regime nazista nei confronti degli oppositori, non solo ebrei, si possa considerare, oggi, un mastodontico, incomprensibile e spietato episodio di bullismo ante litteram.
In virtù della presunzione di una superiorità ideologica delirante, attecchita grazie alla propaganda hitleriana, venne perpetrata a milioni di vittime inermi un’offesa abominevole, coincisa per la maggior parte delle vittime con la morte, senza appello, nei campi di concentramento di Auschwitz, Birkenau, Mathausen.
Il significato storico correlato a tale offesa, appare, a maggior ragione oggi, universale, poiché ci restituisce, in primo piano, l’uomo contrapposto all’uomo stesso, prima che un popolo carnefice contrapposto a milioni di vittime.
Manzoni e Russo fanno propria la lezione di Levi che disse, nonostante i giorni di dolore vissuti e raccontati nel lager: “Io credo nella ragione e nella discussione come supremi strumenti di progresso, e perciò all’odio antepongo la giustizia”, rispondendo a coloro che gli domandavano se nutrisse risentimento verso il popolo tedesco di allora.
Nell’epoca odierna delle disuguaglianze, della modernità liquida, del bullismo sociale che si traduce, e ne è solo un dettaglio mediatico, in bullismo tra preadolescenti ed adolescenti, sembra ancora più importante ricordare cosa avvenne concretamente in quegli anni.
Sviscerare la vicenda di straordinaria umanità di Primo Levi, laico ed ateo, si traduce in un richiamo modernissimo al dialogo, alla tolleranza, all’esercizio dell’empatia quali strumenti per riconoscerci tutti esponenti di un’unica “razza” umana, dalle molte e variegate sfumature.
Per ipotizzare insieme altre vie, lontane dalla spirale distruttiva del sovranismo psichico, illuminanti contro l’imbarbarimento nelle relazioni umane che viviamo quotidianamente.
Lo spettacolo prende per mano i giovani, grossolanamente additati come responsabili di molteplici falle della nostra società, a tutti i costi performante, veloce, aridamente produttiva, incapace, in vero, di fermarsi per prendersi cura della propria fragilità, confinandola in chi viene percepito come diverso, debole, inutile. Una sorta di scarto umano, pronto per essere eliminato. Come successe nei lager.
Per avere ulteriori informazioni telefonare al numero 3332382811 oppure inviare un’e-mail ad antonio.c.russo@alice.it

A Urgnano per il terzo anno consecutivo la Pro Loco organizza una mostra-evento all’interno delle sale del Castello Albani. L’esposizione, intitolata “Memorie da Auschwitz”, propone un percorso artistico fra arte, storia e racconti inediti per ricordare e “meditare su quello che è stato”.
Sarà allestita da giovedì 24 a domenica 27 gennaio: nelle giornate di giovedì e venerdì, l’apertura dalle 9 alle 16 sarà riservata alle scuole. A dare il via alla visita aperta al pubblico, invece, sarà un evento, in programma venerdì sera (dalle 21 alle 22.30), dal titolo “Arbeit Macht Frei”, con voci narranti, immagini e musiche a cura del gruppo teatrale “Paranoia Tremens Clarus” di Urgnano.
La visita libera per il pubblico proseguirà sabato e domenica dalle 10 alle 12 e dalle 15 alle 19, con ingresso gratuito.
Il programma, rivisitato edizione in edizione, attraverso installazioni artistiche, video arte, una mostra fotografica, letture e altri momenti condivisi ha l’obiettivo di far riflettere tutta la popolazione e in particolare le giovani generazioni, sul pericolo che ancora oggi il mondo corre e affinché “mai più” possano avvenire tali atrocità.
Il percorso-mostra porta il visitatore a ricostruire il contesto dei luoghi (in particolare il campo di concentramento di Auschwitz”) e ciò che è stato l’olocausto, “creando emozioni” che possano alimentare il ricordo.
Il progetto artistico della mostra, come le scorse edizioni, è ad opera di Giovanni Bacis.
Per ogni ulteriore informazione, o per la prenotazione di gruppi alla visita è possibile contattare la “Pro Loco Urgnano” inviando un’email a info@prolocourgnano.org

Venerdì 25 gennaio il Comune di Scanzorosciate organizza una mostra concerto in occasione del Giorno della Memoria, per ricordare le vittime delle persecuzioni nazifasciste. Il programma prevede: alle 19.30 l’apertura dell’esposizione e alle 20.30 concerto di Natalya Chesnova e Nicola Portonato.
L’iniziativa si terrà alla sala consiliare del Comune.

Sabato 26 gennaio alle 20.45 al teatro dell’Oratorio di San Pellegrino Terme si terrà un concerto-riflessione del gruppo Pane e Guerra. L’iniziativa, promossa dall’associazione culturale Gli Amici di Eleonora, è intitolata “Yacob, Ozama e vento – Quel che e’ accaduto non può essere cancellato, ma si può impedire che accada di nuovo”.

Domenica 27 gennaio, a Selvino verrà riposizionata la targa in ricordo dei bimbi ebrei accolti a Sciesopoli in seguito agli orrori della Shoah.

Dopo il furto che si è verificato nei giorni scorsi, sarà ricollocata nel parco Vulcano, ai piedi dell’albero della Memoria. Un simbolo, che rammenta l’accoglienza di 800 bambini ebrei sopravvissuti alle leggi razziali e alla Shoah che dal 1945 al 1948 trovarono nell’ex colonia una nuova ragione per vivere, sorridere e giocare dopo l’orrore dei campi di concentramento e di sterminio.
Verrà riportata la scritta che era presente anche sulla targa precedente: “Questo albero è stato posto dai Bambini di Selvino il 27 settembre 2015 in ricordo dell’ospitalità ricevuta dalla popolazione selvinese, come segno di ringraziamento per quanti li hanno aiutati a tornare alla vita, in memoria di quanti non sono più, con l’auspicio di un futuro di accoglienza e di pace tra i popoli”.
La targa sarà rimessa al suo posto in mattinata, al termine di una conferenza che si svolgerà in sala consiliare e che sarà aperta a tutta la cittadinanza. Interverranno l’amministrazione comunale e gli esperti del gruppo di lavoro che si sta occupando della creazione, gestione e organizzazione di un museo memoriale di Sciesopoli, che vedrà la luce quest’anno. L’apertura è prevista nel corso del 2019: la tempistica varierà in relazione all’andamento di una raccolta fondi promossa dall’amministrazione comunale per reperire le risorse necessarie a realizzare il progetto accrescendo l’apporto dato da alcuni enti.
L’amministrazione comunale sta realizzando il museo nella sala Purito del municipio. In questi locali, che lo ospiteranno provvisoriamente, la documentazione potrà essere esposta al pubblico, in attesa che venga individuata una struttura più adeguata. Oggi l’edificio di Sciesopoli, di proprietà privata, è inaccessibile: è in attesa di un intervento di messa in sicurezza finanziato dal ministero per i beni e le attività culturali che ne consentirà, con la collaborazione del Comune di Selvino, una parziale apertura al pubblico. Dal comune si auspica che un ente pubblico possa prendere possesso della struttura di Sciesopoli trasformandola in un servizio socialmente utile, in continuità con quello che dal 1945 in avanti quella struttura è stata, fino alla sua chiusura nel 1984. In tal caso, il Museo Memoriale dovrà trasferirsi in quell’ambiente destinato a proseguirne la vocazione post-fascista.
Il progetto è promosso dal Comune in collaborazione con: UCEI – Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, FBCEI – Fondazione Beni Culturali Ebraici in Italia, CDEC – Centro Ebraico di Documentazione Contemporanea, MiBACT – Ministero dei beni e delle attività culturali e del turismo, Associazione Figli della Shoah e Children of Selvino Association. Il progetto di allestimento, grafica e illuminazione è di Andrea Costa e Giovanna Latis.
Nel pomeriggio, alle 16, alla sala congressi il professor Gabriele Laterza porterà in scena lo spettacolo “Uomini o no – Dante e Primo Levi”. Un dialogo tra questi due autori che, a prima vista, sembra singolare data la notevole diversità dei contesti politici, sociali, culturali in cui hanno operato. Eppure l’accostamento è meno strano di quanto possa sembrare, considerando “l’analogia tra il viaggio all’Inferno e negli altri regni dell’Oltretomba, sino alla finale purificazione in Paradiso, di Dante e il “viaggio nella vertigine” dei lager di Primo, con la finale catarsi della liberazione e del ritorno a casa.
Più precisamente, vengono proposti alcuni episodi del romanzo di Primo Levi “Se questo è un uomo”, attraverso i quali lo scrittore ricorda l’ingresso nell’inferno del lager di Auschwitz e i modi con cui i nazisti calpestavano la dignità degli internati, così da annullare in loro qualunque sentimento di umanità.
I passi sono incorniciati da due celebri episodi della Divina Commedia, gli ignavi e Ulisse. Del resto, gli ignavi non sono forse coloro che si girano dall’altra parte, che non vogliono vedere per non testimoniare e non scegliere? E non è forse l’assenza del senso civico, della responsabilità di conoscere, di testimoniare, di scegliere che può portare ai crimini più orrendi, come quelli dei lager?
D’altro lato l’Ulisse dantesco indica ai lettori di ogni tempo come l’uomo debba sempre seguire “virtute e canoscenza”, debba cioè procedere a testa alta, mantenere ferma la propria dignità, senza cedere a nessuna offesa. Ed è proprio il ricordo dell’Ulisse di Dante che riaffiora con forza nei pensieri e nel cuore di Levi quando si trova nel campo di concentramento: la cultura permetterà all’uomo Levi di non perdere la sua umanità.

Domenica 27 gennaio alla sala consiliare di Endine Gaiano si celebrerà la Giornata della Memoria in ricordo delle vittime dell’Olocausto. Partecipano i ragazzi delle scuole medie di Endine.
Organizzano il Comune di Endine e Alpi Endine.

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