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Scuola, la guida di BGY nella scelta delle superiori: "Perché l'alberghiero?" - BergamoNews
La quarta puntata

Scuola, la guida di BGY nella scelta delle superiori: “Perché l’alberghiero?”

Oggi diamo spazio all'Istituto Alberghiero con la testimonianza di Luca, ex studente all'Ipssar di Nembro e ora giornalista

Linguistico, scientifico, scienze umane… Continua la guida all’orientamento di BGY per scegliere la scuola superiore. Oggi diamo spazio all’Istituto Alberghiero con la testimonianza di Luca, ex studente all’Ipssar di Nembro e ora giornalista.

Scopo di questa rubrica è quello di rispondere alle numerose domande degli studenti di terza media che, entro il 31 gennaio, devono prendere una delle decisioni più importanti della loro vita e, forse, grazie alle testimonianze di ragazzi e ragazze che hanno dovuto già fare i conti con questa decisione, i dubbi saranno minori così come le preoccupazioni.

Quando annunciai di volermi iscrivermi all’Ipssar di Nembro, per provare a diventare un cuoco, in tanti mi dissero che stavo cercando una scorciatoia per studiare meno. Anche i miei genitori, nonostante mio padre fosse da sempre un grande appassionato di cucina e – lo devo ammettere – anche un ottimo cuoco quando si riusciva a ritagliare del tempo dal suo lavoro primario.

Alle medie andavo piuttosto bene, studiavo il giusto e alla fine me la cavavo sempre. Ero molto bravo soprattutto in quelle materie in cui lettura e scrittura andavano di pari passo, senza dover ragionare troppo: storia, ma soprattutto italiano.

Alla fine la spuntai: mi iscrissi alla scuola alberghiera.

Fu una scelta che spiazzò tutti. Effettivamente mai prima di allora avevo manifestato interesse verso la cucina o verso il mondo della ristorazione in generale e, per dirla tutta, a tavola ero anche un bambino molto complicato, diffidente verso un ingrediente sconosciuto e sempre poco avvezzo ad aprire gli orizzonti culinari.

Eppure, ripensando a quegli anni ormai lontani, mi dico spesso che sono fiero di me. Nella mia vita sono finito a fare altro, sono diventato un giornalista, ma se dovessi tornare indietro rifarei quella scelta altre mille volte perché i miei cinque anni di scuola superiore li considero la prima sfida personale vinta della mia vita.

L’amore per la cucina l’ho rispolverato dopo averlo lasciato in soffitta per qualche anno, probabilmente “scottato” da un’esperienza lavorativa un po’ troppo cruda fatta quando ero ancora un giovane studente alle primissime armi. Oggi mi diverto spesso e volentieri con padelle e fornelli di casa, tra esperimenti che non so bene come possano finire e vecchie ricette che sono delle garanzie. E scrivo di cucina avendo delle competenze che, senza la scuola alberghiera, avrei dovuto apprendere con anni di studio.

I tempi dell’Ipssar di Nembro li ricordo come una grande avventura che ho chiuso con un diploma sudato: chi pensa che alla scuola alberghiera ci sia poco da studiare sappia che si sbaglia di grosso. Soprattutto negli ultimi due anni, quelli post-esame di terza superiore: lì servono tante ore di studio nel pomeriggio, dopo le lezioni.

Abitando a Dalmine, poi, i lunghi viaggi che facevo prima e dopo le ore di scuola (circa 40 km al giorno, sempre con i mezzi pubblici) non hanno fatto altro che rendere ancor più pesante e complicato quello che è stato un percorso non proprio facile.

La scuola alberghiera è tutt’altro che una scorciatoia. Si studia (non poco) e si lavora al tempo stesso. Stage, ma non solo: chi vuole diventare un cuoco vero si rimbocca le maniche anche durante gli anni dello studio. Ricordo ancora benissimo i mesi di stage e le prime sudate estive dietro ai fornelli, mentre tutti i miei amici si godevano i mesi di vacanza e pensavano al mare.

Ma come ho già detto, sono stati i primi grandi sacrifici che ho fatto nella mia vita. E sono fiero di averli affrontati e superati.

A chi ancora oggi mi chiede un consiglio per un figlio, un fratello o un amico che si vuole iscrivere all’Ipssar dico sempre che quel percorso è difficile e faticoso, che non è una scuola come le altre e che a tratti non è nemmeno troppo bella. Ma dico anche che è una delle poche scuole che ti forgia per davvero, che ti mette a stretto contatto col lavoro e con i professionisti, che ti apre le porte a un mondo lavorativo (sia in sala che in cucina) concreto e in continua crescita.

Se state pensando di frequentare la scuola alberghiera fermatevi, riflettete e pensateci non una e nemmeno due, ma dieci volte. E poi iscrivetevi. Ne vale la pena.

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