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Rumi, il giovane scrittore di Treviolo torna in libreria con una nuova e dolce favola

Il sequel di “Una fiaba bergamasca” è il sesto libro dello scrittore bergamasco, che ha già in serbo un progetto per il futuro più prossimo

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“Per scrivere fiabe bisogna scavare dentro se stessi e risalire alla propria infanzia. Questo libro lo dedico alle persone con cui ho vissuto in città alta e a mia nonna paterna, che vive lì”. Sono queste le parole con le quali il 27enne Rumi Nicola Crippa commenta l’uscita del proprio sesto libro dal titolo “Una fiaba bergamasca 2: dov’è finita Santa Lucia?”.

Il libro – accompagnato dai disegni di Giulia Diani e edito da Lubrina Editore – è il sequel di quella “Una fiaba bergamasca” pubblicato a dicembre 2017. “Il nuovo libro – racconta lo stesso Rumi – mi è stato quasi imboccato dai bambini: ‘Una fiaba bergamasca’ ha creato molti innamorati, per lo più bimbi, che nel corso degli incontri a scuola mi hanno posto molte più domande sui protagonisti rispetto a quanto scritto nel libro. ‘Una fiaba bergamasca 2’ è stata quindi la naturale conseguenza di queste domande”.

Il protagonista di “Una fiaba bergamasca 2: dov’è finita Santa Lucia?” è il cagnolino Bob: il suo obiettivo è quello di scattarsi un selfie con Santa Lucia per smentire quanto detto dalla pecora Antipaticù, che sosteneva la non esistenza della santa. Bob decide quindi di iniziare il proprio viaggio e, dopo aver seguito delle luci particolari che l’hanno condotto in Marianna, a San Vigilio e in Rocca, giunge a Palazzo Camozzi dove incontra il Papu Gomez e la moglie Linda Raff, ma l’avventura non finisce qui…

Nel libro è presente un aneddoto personale che riguarda Santa Lucia, non è vero?

“Mia nonna materna si chiamava Lucia. Per me il 13 dicembre è sempre stato un momento particolare: le volevo molto bene e con lei festeggiavo più Santa Lucia che Natale. Nonostante io sia laico, sono sempre stato affezionato alla figura di questa santa e avevo sempre sognato di scrivere qualcosa di magico su di lei, perché io per primo l’avevo sempre vista come qualcosa di magico. ‘Una fiaba bergamasca 2’ è stata l’occasione giusta per realizzare questo mio desiderio”.

A differenza di ‘Una fiaba bergamasca’, il nuovo libro è interamente ambientato a Bergamo…

“Il primo volume comprendeva anche la provincia e le valli, mentre il sequel è interamente ambientato a Bergamo, in città alta e a Palazzo Camozzi. Sono molto legato a città alta perché lì è dove abitano i miei nonni paterni ed è quindi un luogo che associo ai miei ricordi d’infanzia. Nonostante sia pensato per Bergamo, però, come già successo con ‘Una fiaba bergamasca’, anche per ‘Una fiaba bergamasca 2’ sono stato contatto da Milano e da Monza per andare nelle scuole a presentare questo libro”.

‘Una fiaba bergamasca 2’ contiene al suo interno elementi tipici delle fiabe, ma anche aspetti legati alla modernità…

“Le fiabe della tradizione sono bellissime e inarrivabili. Secondo me, ora, è importante fare un tipo di letteratura che sappia racchiudere al proprio interno sia il fiabesco che il moderno: grazie alla rivoluzione digitale le nuove generazioni sono diverse dalle precedenti, ed è quindi importante riuscire ad inglobare questo aspetto nelle fiabe, per evitare di distaccare la letteratura dal mondo”.

Nell’ultima intervista ci avevi accennato che stavi lavorando a un romanzo. Come procede?

“Ho finito di scriverlo ad aprile, e il frutto di questo arduo lavoro uscirà nel 2019. I tempi editoriali per un prodotto provinciale sono differenti rispetto ad un romanzo che punta ad essere nazionale, quindi ha richiesto più tempo ma ora è pronto”.

Nella tua vita ‘lavorativa’ è presente uno storytelling a 360 gradi, dico bene?

“Esatto! La scrittura creativa è solamente una parte dello storytelling. Per esempio, collaboro con Daniele Giacometti, un videomaker di Bergamo laureato in ingegneria del cinema a Torino e scrivo per lui alcune scenografie di videoclip che poi lui realizza assieme agli artisti con cui collabora”.

So che hai in ballo un nuovo progetto dal titolo ‘Una fiaba bergamasca’. In cosa consiste?

“Visto il successo riscosso da ‘Una fiaba bergamasca’, assieme al Collettivo Zorba e in particolare con Lorenzo Roncelli e Maurizio Bassora (in arte ‘doppia K’), abbiamo creato questo progetto: abbiamo unito le nostre competenze artistiche e pedagogiche andando contro la tendenza di allontanare il libro in favore di un avvicinamento dello stesso alla vita dei più giovani. Io lo faccio usando tecniche di scrittura creativa ed esperienziale, Maurizio lo fa attraverso il rap e Lorenzo sfrutta il ritmo”.

Per chiudere: raccontaci un po’ la storia di “A.O.B. Un’associazione bergamasca”, il tuo quinto libro.

“Il mio quinto libro mi è stato commissionato privatamente da A.O.B. (Associazione Oncologica Bergamo) nella figura di Marzia Cornago, che ringrazio. A.O.B. è un’associazione di volontariato presente all’interno dell’ospedale Papa Giovanni XXIII che si occupa di assistenza a 360 gradi dei malati oncologici e delle loro famiglie. Volevano trovare un modo carino per celebrare i 20 anni di attività e mi hanno quindi commissionato la scrittura di questo libro, non è in commercio”.

Qual è la trama di questo libro che tu stesso hai definito una sorta di ‘fiaba bergamasca 1.2’?

“Come in ‘Una fiaba bergamasca’ la protagonista è sempre la cagnolina Boculina, simbolo di quei bimbi giocherelloni e tonti ma pur sempre teneri. Un giorno Boculina va dal parrucchiere ma il taglio finale non la soddisfa: decide quindi di scappare via e si rifugia in ospedale (il Papa Giovanni XIII di Bergamo, ndr), dove vede delle parrucche, che sono quelle destinate ai malati oncologici. Da qui nasce l’intera storia, con Boculina che si addentra nell’ospedale e incontra Claudia, una volontaria immaginaria di AOB. Mi spiace molto che non sia in commercio poiché il risultato finale è andato ben oltre ciò che erano le mie aspettative sul libro: mi ha portato a riflettere e ad immaginare come i bambini potrebbero vedere la malattia, il tutto però in chiave fiabesca”.

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