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Emma Bonino: "L'Ue è un ottimo affare, i presunti danni frutto delle nostre incapacità" - BergamoNews
L'intervista a bgnews

Emma Bonino: “L’Ue è un ottimo affare, i presunti danni frutto delle nostre incapacità”

Mentre il Parlamento britannico boccia l’accordo sulla Brexit, inauguriamo un ciclo di articoli e contributi speciali per approfondire il tema dell'Europa unita

Mentre il Parlamento britannico boccia l’accordo sulla Brexit, noi di Bergamonews inauguriamo con un’intervista alla senatrice Emma Bonino un ciclo di articoli e contributi speciali per approfondire il tema dell’Europa unita e per avvicinarci preparati alle prossime elezioni europee.

“L’Ue è stata per l’Italia non solo un bell’ideale, ma in primo luogo un ottimo affare. I presunti danni subiti dal nostro Paese dipendono dalla nostra incapacità, tutta domestica, di coglierne fino in fondo le opportunità”. Così la senatrice Emma Bonino, intervistata da Bergamonews, evidenzia l’importanza di rimanere nell’Unione Europea per l’Italia.

Fondatrice e leader di +Europa e protagonista di tante battaglie per i diritti civili, ha ricoperto la carica di commissario europeo dal 1995 al 1999, è stata ministro del commercio internazionale e delle politiche europee, ministro degli esteri e vicepresidente del senato.  Considerando l’esperienza che ha acquisito su scala continentale e internazionale, in vista delle elezioni europee, le abbiamo chiesto uno sguardo sulle potenzialità e sulle problematiche dell’Unione Europea.

Perché per l’Italia è importante rimanere nell’Unione Europea?

Perché il rapporto costi/benefici per l’Italia è stato ampiamente favorevole. L’Ue è stata per l’Italia non solo un bell’ideale, ma in primo luogo un ottimo affare. I presunti danni subiti dal nostro Paese dipendono dalla nostra incapacità, tutta domestica, di cogliere fino in fondo le opportunità politiche e economiche del processo di integrazione. L’euro ha tenuto a bada l’inflazione, abbassato il costo del nostro debito pubblico, ridotto i tassi di interesse pagati su prestiti e mutui da famiglie e imprese, protetto un paese importatore di materie prime e energia, come il nostro, dal rischio di cambio. Il mercato comune ha offerto grandi opportunità alle nostre esportazioni, che negli ultimi anni hanno portato l’Italia a un surplus commerciale mai raggiunto. Gli scarsi livelli di formazione, la bassa efficienza della pubblica amministrazione, i pochi investimenti pubblici e tutte le altre ragioni che hanno determinato un livello di crescita inferiore a quello dei competitor europei, non dipendono dall’Europa, ma da scelte politiche e di bilancio interne, che hanno deteriorato la competitività italiana. Uscire dall’Ue non farebbe recuperare alcuno degli svantaggi e toglierebbe all’Italia tutti i vantaggi derivanti dall’appartenenza al mercato comune.

La Gran Bretagna ha avuto vari problemi dopo la Brexit: fuori dall’Ue ci si impoverisce?

Ci sono molti indicatori che testimoniano come la maggioranza dei cittadini britannici oggi farebbero una scelta diversa da quella dell’uscita dall’Ue. È molto significativa questa crescente impopolarità della posizione “sovranista”, a due anni e mezzo dal referendum, con una campagna nazionalista martellante e una opposizione alla Brexit minoritaria nelle maggiori forze politiche inglesi, basti pensare alla posizione fortemente equivoca di Corbyn. Neppure per un paese con una forte indipendenza e un’autonoma proiezione internazionale, come il Regno Unito, l’uscita dall’Ue è un vantaggio. Lo slogan dei sostenitori della Brexit era “Take Back Control”, cioè riprendere il controllo delle questioni nazionali dalle mani di Bruxelles. La realtà è che la Brexit ha fatto perdere non solo ai conservatori, ma all’intero Regno Unito il controllo della situazione interna, a partire dalla questione nord irlandese. Anche il caso inglese dimostra che per un paese economicamente integrato nel sistema europeo l’unica sovranità effettiva è una sovranità condivisa, sulla base di scelte negoziate. L’indipendenza, anche per i paesi più grandi, si traduce in un pericoloso isolamento.

E secondo lei gli inglesi possono tornare indietro? Li riaccoglierebbe nell’Ue?

Una scelta così lacerante non può considerarsi irreversibile. Come il Regno Unito ha scelto di uscire dall’Ue, così può decidere di tornare. E tutti quelli che erano contro la sua uscita sarebbero ovviamente favorevoli al suo ritorno. Gli europeisti sapevano allora che per la Brexit avrebbero perso tutti qualcosa, da una parte e dall’altra della Manica e sanno oggi che rimettere in discussione questa decisione segnerebbe una positiva inversione di rotta, innanzitutto dal punto di vista politico, in un continente in cui dilaga il virus sovranista.

L’Ue ha mostrato tanti limiti. Quanto siamo lontani dal sogno di Spinelli?

Parlare dei limiti dell’Ue significa parlare delle limitazioni imposte dagli stati membri al processo di integrazione. I limiti dell’Ue sono un prodotto del nazionalismo, non dell’europeismo. Siamo giunti al paradosso di descrivere l’Ue come una sorta di prigione, di superstato totalitario e oppressivo, di generatore di miseria e disuguaglianze. L’Ue è esattamente il contrario, è l’area economica che produce un Pil superiore a quello degli Stati Uniti, che ha un livello di integrazione interna fortissimo (i due terzi dello scambio commerciale dei paesi dell’Ue avviene tra stati membri), e che, con il 7 per cento della popolazione mondiale, spende per il welfare quello che spende il restante 93% degli abitanti del pianeta. È l’area del mondo più libera, più civile, più rispettosa delle libertà individuali e della parità di genere, più avanzata sui temi ambientali. Siamo ancora lontani dal sogno di Spinelli, ma l’Unione europea è un unicum di pace, libertà e prosperità senza eguali. Non bisogna dirlo, bisogna gridarlo.

Che ruolo potrebbe avere l’Unione europea su scala globale?

Per avere un ruolo adeguato ai suoi fondamentali economici e civili, dovrebbe fare un salto di qualità politico. La costruzione europea è nata nel clima della Guerra Fredda, protetta dalla Nato. Dopo il crollo del Muro di Berlino, con l’allargamento a est l’Ue ha assunto una proiezione politica più globale, senza riuscire però a darsi una vera autonomia strategica, sui temi della politica estera, di difesa e di sicurezza. Questi sono i campi in cui avere più Europa, significherebbe per tutti gli stati membri essere più sicuri e più sovrani.

Per concludere, lei come cambierebbe questa Europa? Quali sono le priorità per rilanciare la prospettiva europeista?

C’è un’agenda che abbiamo già presentato nel nostro programma per le scorse elezioni politiche: elezione diretta del Presidente della Commissione Ue, trasformazione del Consiglio dei Ministri dell’Ue in un vero Senato federale, l’avvio della costruzione di un primo segmento di esercito comune europeo, complementare, non indipendente o sostitutivo, rispetto alle forze militari nazionali e Nato. L’Ue deve conquistare insieme più autonomia politica, attraverso il coinvolgimento diretto di tutti i cittadini europei nel processo politico europeo, e più autonomia strategica, attraverso l’utilizzo di strumenti militari comuni.

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