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Gli effetti della manovra sul Comune di Bergamo: “Un milione e mezzo di risorse in meno”

Nelle ultime settimane e in seguito anche all'interlocuzione di Anci con il Ministero, si è fatto il punto per quanto riguarda il Comune di Bergamo, in merito agli effetti che apporterà la manovra agli equilibri, i finanziamenti e le risorse del nostro comune

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Sono aspetti positivi, ma anche tanti negativi quelli che caratterizzano la nuova legge di bilancio approvata il 30 dicembre del 2018. Dopo alcuni anni di assenza di tagli alle risorse comunali, infatti, rammarica fortemente che si torni al passato con tagli diretti che sembrano riguardare solo i Comuni. Nelle ultime settimane e in seguito anche all’interlocuzione di Anci (Associazione Nazionale Comuni Italiani) con il Ministero, si è fatto il punto anche per quanto riguarda il Comune di Bergamo, in merito agli effetti che apporterà la manovra agli equilibri, i finanziamenti e le risorse del nostro comune.

“È giusto sottolineare gli aspetti corretti introdotti dal governo in carica che riguardano soprattutto il tema degli investimenti – spiega il vicesindaco Sergio Gandi – Viene risolto, infatti, in definitiva il tema dell’avanzo di bilancio che può essere utilizzato nell’ambito degli investimenti e i Comuni potranno ricorrere un po’ più agevolmente al debito, contrarre mutui e utilizzare quelle risorse per finanziare investimenti.”

Ma ci sono anche molte notizie negative dal punto di vista dell’ investimento per i Comuni, sottolinea Gandi.

“Non ci sono risorse fresche per i Comuni, infatti vi è un mancato riconoscimento di fondi a disposizione dei Comuni di una certa rilevanza per consentire investimenti di qualche effetto. Agli enti territoriali (Comuni e città metropolitane) per il 2019 e 2020 vengono riconosciuti  circa 250milioni e poi ci sono le risorse che vengono assegnate alle regioni (più di 4miliardi l’anno) e che potranno essere destinati solo in via indiretta anche ai Comuni, ma non si sa quando, come e con che criterio. Sono affidati completamenti alla regioni, mentre la richiesta dei comuni era di darli completamente ai comuni, come spiegato nell’interlocuzione con Anci e Ministero.”

L’esempio più semplice è il bando periferie, vale a dire la messa a disposizione di risorse da parte del Governo ai Comuni per la realizzazione di opere dedicate ai quartieri delle città. La richiesta che veniva fatta da parte dei Comuni era di rendere strutturale questo sistema con delle risorse costanti da parte dello Stato per i progetti di riqualificazione urbana che i Comuni vogliono formulare. Così non è stato e si è deciso di prediligere le regioni.

“Quello che più riguarda il Comune di Bergamo è quello che concerne il bando periferie, in particolare le economie di spesa, cioè quello che noi risparmiamo in sede di gara. Questa nuova legge di bilancio prevede, infatti, che quello che risparmiamo lo dobbiamo restituire al Governo, invece di poterli tenere a disposizione in caso di imprevisti nel corso della realizzazione delle opere. Non possiamo ancora esprimerci in termine di ricadute effettive, tuttavia il tema esiste ed è significativo.”

Nessuna risorsa sulla parte investimenti erogata direttamente dal Governo Centrale ai comuni e risorse in meno sulla parte corrente, sono questi i temi che rimangono più in stand-by e in attesa di maggiori chiarimenti, ma che preoccupano di più il Comune. Così come la questione dei minori stranieri non accompagnati, per cui, molto probabilmente, il Comune non riceverà più finanziamenti, nonostante rimanga affidata a loro la funzione.

“Il problema più grande riguarda la parte corrente, cioè su come è possibile garantire i servizi che il Comune ogni anno garantisce ai suoi cittadini. Infatti, le questioni di Anci erano rivolte soprattutto alla parte corrente e si chiedeva un po’ di respiro ai Comuni, che però non è arrivato. Se le richieste fossero state accolte, sarebbe significato per il nostro comune 500mila euro in più, corrispondente circa al 10% della nostra spesa sociale oppure al costo di tre asili nido per un anno, secondo il mio calcolo di verifica. Un altro problema è il fondo crediti di dubbia esigibilità che per noi è una spesa significativa per questo si cerca sempre di mantenere una percentuale che sia in progressione. Doveva essere l’85% nel 2019, ma l’Anci ha chiesto una diminuzione, chiedendo che rimasse al 75% come nel 2018, ma il governo attuale ha accolto solo parzialmente la proposta di Anci, mettendola all’80%, questo però, per noi, è una perdita secca di mezzo milione di euro. Quindi, se loro l’avessero lasciata al 75% come già nel 2018, noi avremmo avuto mezzo milione in più. Noi siamo stati prudenti e non ne siamo danneggiati, ma sono risorse e vantaggi che abbiamo perso e che potevamo avere.”

Un’altra questione riguarda un aspetto che inizia anni fa e riguarda i comuni che hanno contribuito (come Bergamo) al risanamento della finanza pubblica dal 2011 in avanti, rinunciando al 20% delle proprie risorse: “Gli ultimi tagli risalgono al 2014 con il decreto legge 66 che doveva scadere nel 2017, ma la legge di stabilità del 2015 l’aveva prorogata al 2018. Quindi, di fatto, sarebbe venuto meno dal primo gennaio 2019, nel senso che il taglio non è stato più prorogato. Il problema è che il governo non ha più finanziato il fondo, quindi non ha messo nel bilancio le risorse che servono a restituire il taglio all’epoca effettuato. Quanto avrebbe dovuto avere il Comune di Bergamo in nome delle norme vigenti e che invece non ha avuto? 850mila euro e la restituzione non è prevista nella legge di bilancio.”

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