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Asperti morto in Kurdistan, le lettere, il disagio e l'impegno della sua famiglia - BergamoNews
Chi era?

Asperti morto in Kurdistan, le lettere, il disagio e l’impegno della sua famiglia

Figlio di un medico e di un'insegnante, nipote di un senatore, Giovanni Asperti aveva da sempre respirato in casa l'impegno per le grandi battaglie civili e politiche. La scelta maturata nel silenzio e quel nome di battaglia che evoca "speranza".

Il bollettino dello Ypg, Yekineyen Parastina Gel, l’esercito popolare curdo, nell’annunciare la morte di Giovanni Francesco Asperti, 53 anni di Ponteranica, avvenuta a Derik in Siria il 7 dicembre scorso, cita i nomi dei genitori del combattente: Vittoria e Pietro. Nel bollettino si rimarca il suo nome di battaglia “Hiwa Bosco” dove la parola Hiwa significa “speranza”.

Quella speranza in un mondo migliore che aveva sempre respirato in casa Asperti, da quei genitori che divoravano impegno politico, sociale e civile oltre che tanta cultura.

Giovanni era il quarto e ultimo figlio di casa Asperti, si era laureato con il massimo dei voti alla Bocconi, dopo Stefano, il primogenito, 60 anni, filologo e preside della facoltà di Lettere e filosofia dell’Università La Sapienza di Roma, Carlo Sebastiano e Andrea entrambi laureati alla Normale di Pisa.

Il sindaco di Ponteranica, Alberto Nevola lo ricorda così: “Giovanni lavorava sulle piattaforme petrolifere. Era spesso via per lavoro, poi quest’estate aveva annunciato che sarebbe partito per non tornare”. Lascia la moglie Cristiana e i figli Caterina di 14 anni e Sebastiano di 13 anni.

Che cosa cercasse in questa battaglia in Kurdistan resta un mistero che la sua morte si è inghiottita. Alla famiglia alcune lettere in cui spiegava questa scelta. Una, datata 20 luglio 2018, tre giorni prima di partire: “Faccio conto di non tornare mai più, e non nel senso che vivrò là il resto dei miei giorni: nel senso che cercherò attivamente la morte liberatrice sul campo”. Probabilmente un disagio interiore, forse colmato con la ricerca di una battaglia in prima linea per un mondo migliore. Forse, questo il sospetto su cui si indaga, “aiutato” nella scelta da un gruppo di reclutatori.

E allora si deve forse tornare alle origini, alla sua famiglia, in casa Asperti per comprendere chi era Giovanni.

Vittoria Chiarante, la madre, era docente di matematica al liceo scientifico Lussana e sorella del senatore del PCI Giuseppe Chiarante. Il padre Pietro Asperti, morto nel 2004, medico pneumologo, da metà degli anni Cinquanta è stato medico condotto a Ponteranica, lavorava al Dispensario pneumologico, e da sempre collaborava con l’Inca, il patronato della Cgil di Bergamo.

“Le sue battaglie per la tutela della salute dei lavoratori – in ambito locale vanno ricordate almeno la questione della Sbic di Seriate e le prime rilevazioni per i danni da amianto alla Dalmine – lo vedono impegnato anche a livello nazionale, a fianco di figure come quella di Giovanni Berlinguer e del giurista Smuraglia nella grande stagione della lotta per la salute nelle fabbriche – ricostruisce Eugenia Valtulina, responsabile della Biblioteca Di Vittorio di Bergamo -. Capacità professionali notevolissime si uniscono ad una straordinaria disponibilità umana e ad una onestà morale che segna anche le sue scelte politiche. Entrato giovanissimo nell’Azione cattolica e quindi nella Democrazia Cristiana, sin dalla sua formazione aderisce – con Giuseppe Chiarante, Lucio Magri, Luigi Granelli e Carlo Leidi – alla nuova corrente della “sinistra di base”, formata nell’autunno del 1953 dall’incontro fra un gruppo di ex-dossettiani, e numerosi quadri di base, prevalentemente lombardi e piemontesi, che provenivano dall’ancora vicina esperienza partigiana. Il suo percorso lo porta nel 1958 a passare clamorosamente al Partito comunista con Chiarante, Magri e Leidi e vi rimane fino all’espulsione, nel 1969, per aver aderito al gruppo de “Il manifesto”: chiusa anche quest’esperienza, rientrerà nel Pci per poi seguirne l’evoluzione in Pds prima e Ds poi.

“Pietro Asperti era tra i fondatori della cooperativa “Rinascita”, un punto di forte aggregazione culturale e sociale, dove si tenne una delle prime repliche di Mistero Buffo di Dario Fo – ricorda Claudio Armati, ex sindaco e memoria storica di Ponteranica –. Pietro Asperti era generosissimo, con un impegno civile e sociale su tutti i fronti. Un uomo dalle scelte radicali, pochi compromessi”.

Chi era Giovanni?
“Giovanni era un uomo che teneva un profilo basso, senza nessun clamore. È cresciuto in una famiglia dove l’impegno professionale e sociale favorivano una forte maturazione. Il padre era un grande protagonista a Bergamo, lo zio con il suo impegno a Roma nel Pci: in quella casa si respiravano le grandi trasformazioni dell’Italia del dopoguerra. Era un ambiente ideale per creare una classe dirigente – continua Armati -. I tre figli del dottor Asperti erano considerati dei geniacci: Giovanni laureato alla Bocconi, Andrea alla Normale di Pisa, Stefano è un filologo di fama nazionale. Giovanni lavorava a Milano, ma ha mantenuto un profilo basso a Ponteranica, non ha mai partecipato a momenti di impegno politico o sociale, oppure di volontariato. Ricordo che ho celebrato il suo matrimonio in municipio con Cristiana, che conosco molto bene, una madre molto affettuosa e presente con i due figli, una carissima persona. Giovanni deve aver maturato questa scelta di arruolarsi per rendersi utile in una causa. È bene però sgombrare ogni dubbio: non era un esaltato, un fuoriuscito. Era uno stimato professionista, un uomo ponderato”.

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