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La campionessa

“Io, nata prematura, mi davano per persa, e oggi compio 19 anni”

La "Giornata Mondiale dei bambini nati prematuri”, è il 17 novembre di ogni anno. Ma io voglio celebrare questa giornata con voi, oggi, 7 gennaio, il giorno dopo del mio 19esimo compleanno

Ogni anno si celebrano giornate internazionali e mondiali, sai per eventi storici che non, ma pur sempre commemorabili. C’è chi lotta per raggiungere la parità dei sessi, chi per evitare le continue violenza sulle donne, chi per raggiungere un posto nel mondo ed essere riconosciuto come persona degna di pari ed eguali diritti. Ma questo non basta, no. Ogni anno esistono giornate dedicate a eventi che se non toccano la persona in maniera concreta, la maggior parte se ne dimentica o, ancora peggio, non viene data la giusta importanza a tali eventi.

Il “World Prematurity Day”, ossia la “Giornata Mondiale dei bambini nati prematuri”, è il 17 novembre di ogni anno. Ma io voglio celebrare questa giornata con voi, oggi, 7 gennaio, il giorno dopo del mio 19esimo compleanno. Sì, perché la giornata dei bambini nati prematuri mi tocca profondamente.

Ogni anno bambini nascono con delle malformazioni, delle patologie rare e, nella maggior parte dei casi è difficile trovare una cura che copra tutti quei danni e quei compromessi che, andando avanti col tempo, sempre che ce ne sia la speranza, vanno ad influire sulla salute psico-fisica del bambino.

Ma c’è una storia che vorrei raccontarvi, una storia che in pochi conoscono e che, per quelli che già la sanno, scendono tante lacrime.

Era il 6 gennaio 2000.

Sono nata prematura con la Gastroschisi, ossia una malformazione congenita caratterizzata dalla protrusione dell’intestino attraverso un difetto di formazione della parete addominale.
In pratica, nella Gastroschisi l’intestino fuoriesce attraverso un’anomala apertura dell’addome fetale e si sviluppa all’esterno.
L’incidenza è di circa 1 bambino su 10.000 – 20.000 nati vivi.
Ho subito un intervento durato più di 10 ore… ho passato due mesi e mezzo all’interno dell’ospedale.
Sono stata in terapia intensiva all’interno di diverse incubatrici, legata a dei macchinari durante qui due mesi e mezzo.
Io e mia mamma stavamo morendo.
La speranza di sopravvivere non c’era nemmeno, ma… grazie ai dottori siamo sopravvissute.
I dottori avevano detto a mia mamma “Vostra figlia sta combattendo in maniera incredibile. Da grande diventerà una grande forza.”

Io non ricordo niente di quel giorno, ma so quanto abbiamo sofferto io e mia mamma.
Ma la cosa più bella è che ora SIAMO QUI.

La mia vita fino ad oggi è stata di alti bassi. All’età di 6 anni sono stata vittima di bullismo.

Ma…Un giorno tornai a casa dalle elementari con un volantino, in cui c’era scritto che sotto casa sarebbe iniziato un corso di Karate. Onestamente non mi interessava molto la notizia. Però poi i miei genitori sono riusciti a convincermi di fare qualche lezione di prova. Iniziai a fare le prime lezioni di prova nel Settembre del 2006 e… fu amore a prima vista!
Dopo qualche anno da quando iniziai a far Karate tutto cambiò, specialmente perché sono sempre stata in sottopeso. Devo ammettere che le elementari sono state un incubo, gli anni peggiori della mia vita.
Ricordo ancora le prese in giro, i lividi sul corpo, i pianti, le urla… mi ricordo ancora quando molti mi dicevano:

“Matilda, tu non arriverai mai da nessuna parte! Non vali niente.”.
Mi ricordo anche frasi come “Sei solo un maschiaccio senza ombelico!”.

matilda pulega

Ricordo ogni singolo giorno passato a Karate.
Ricordo quelli che da fuori mi dicevano che non avrei mai raggiunto i miei sogni, che erano solo fantasticherie.
Un giorno il mio primo Maestro di Karate mi fece una proposta; mi disse: “Matilda mettiti in guardia e tira un Mawashi.” Onestamente non capii subito il perché di quella domanda fatta all’improvviso, ma poi… il Maestro mi disse: “Tu hai un grandissimo potenziale ed è per questo che vorrei iniziare a farti fare qualche gara di Kumite.”
Quel giorno tornai a casa in fretta e furia dal quanto ero entusiasta di parlarne con i miei genitori.
Loro erano felicissimi per me, così iniziai il mio percorso agonistico.

Da 4 anni lavoro, sono diventata insegnante di Karate e ora faccio l’Arbitro Federale e, ovviamente, l’atleta e lotto ogni giorno per conquistare le Olimpiadi 2020.
Ho imparato a combattere la vita ed è per questo che sono diventata la persona che sono oggi.

Un GRAZIE a mia mamma, che mi ha donato la vita e, anche se siamo come cane e gatto la maggior parte delle volte, preferisco un rimprovero in più per poi finire tra le sue braccia.

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