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Sonzogni dopo un anno da ‘recluso’ in Cina: “Mi sono ripreso la mia vita, ma ho ancora gli incubi”

Secondo il fisco la società italo-cinese di cui l'imprenditore 50enne era legale rappresentante sarebbe stata al centro di un giro di fatture false: "Ho lottato contro la depressione"

“Ho lottato contro la depressione, ho lavorato su cervello e fisico per non mollare. E ora mi sono ripreso la mia vita”. Sta lentamente ritrovando il sorriso Valentino Sonzogni, l’imprenditore di Almè rimasto bloccato in Cina per un anno esatto a causa di un disguido burocratico: secondo il fisco la società italo-cinese di cui il 50enne era legale rappresentante sarebbe stata al centro di un giro di fatture false.

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Per chiarire la posizione di Sonzogni e dimostrare la sua completa estraneità alla vicenda sono dovuti intervenire la Farnesina e il ministero degli Esteri: “Il mio grande grazie va proprio alle istituzioni italiane che non mi hanno mai lasciato solo” spiega con un sorriso.

“Devo ringraziare – continua Sonzogni – anche quei parlamentari bergamaschi che hanno fatto sì che l’attenzione sul mio caso non venisse mai meno: se sono a casa oggi lo devo a tutte queste persone”.

“Dopo quasi un anno senza lavoro avevo assoluto bisogno di ripartire – spiega l’imprenditore -. Le festività hanno contribuito a farmi riallacciare i contatti con famiglia e amici. Quello che ho passato è stato un anno terribile, triste e di solitudine, anche di disperazione a volte. Là non avevo nulla, ero un estraneo. Ci sono stati dei momenti di totale sconforto, a livello psicologico è stato pesante”.

Sonzogni ripercorre l’anno passato da prigioniero in Cina: “All’inizio ero all’oscuro di tutto – ricorda -, non sapevo dell’esistenza del debito ed ero sicuro che tutto si sarebbe risolto nel giro di qualche giorno. Non potevo nemmeno leggere e studiare le carte, avevo sempre bisogno di un interprete e tutto mi doveva essere riferito. Tante cose non le ho mai capite ancora adesso. In pratica vivevo con un senso di impotenza assoluto, ogni giorno”.

“Io sono uno abituato a lottare, mi sono sentito perso di fronte a tutto quello che mi è successo. Le giornate – continua Sonzogni – le passavo scrivendo alle nostre istituzioni, che poi sono state quelle che mi hanno davvero aiutato. Poi facevo sport, tanta palestra: uno degli avvocati che seguiva il mio caso mi ha lasciato un appartamento sul mare, dove potevo passeggiare. Ho cercato di non cadere in depressione”.

A settembre lo spiraglio: “L’ambasciata italiana mi ha comunicato che i cinesi sembravano disposti a lasciarmi partire. Da lì – ricorda il 50enne di Almè – è iniziato il lungo iter per il rilascio, per cancellare il divieto d’espatrio. Devo proprio dire che le nostre istituzioni hanno lavorato tanto e bene, i parlamentari Belotti e Gallone si sono impegnati in prima persona insieme al ministro degli Esteri e alla Farnesina”.

“Un consiglio agli imprenditori che investono in Cina? Fate attenzione e informatevi molto bene sulle regole e sulla burocrazia cinese – risponde Sonzogni -, affidatevi solo a persone di estrema fiducia e ricordate: le garanzie che ci sono in Italia non sono le stesse in Cina”.

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