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“Hiv, quel virus in aumento e sottovalutato per ignoranza”

Poca consapevolezza e anche una certa dosa di ignoranza legata a pregiudizi ancora molto difficili da eliminare: la nostra intervista a Marco Rizzi, Direttore dell'Unità Malattie Infettive dell'Ospedale di Bergamo

Trentacinque milioni di vittime nel mondo in neanche quarant’anni e, all’inizio del 2019, l’Aids è lontana dall’essere debellata. Anzi. In Italia sono tra le 3.500 e le 4.000 le nuove diagnosi di infezione da Hiv, con un incremento registrato nella fascia d’età tra i 25 e i 29 anni, nella quale l’incidenza è più alta (15,9 nuovi casi ogni 100.000 residenti).

Sul fronte prevenzione è ancora molto il lavoro da fare se si considera che in Italia la diagnosi dell’infezione da Hiv, responsabile dell’insorgere dell’Aids, avviene troppo spesso tardi. Il che significa tenere alta la circolazione del virus nella popolazione.

“Qui a Bergamo abbiamo notato un incremento delle diagnosi tardive – ci spiega Marco Rizzi, Direttore dell’Unità Malattie Infettive dell’Ospedale di Bergamo – Sono sempre più, infatti, le persone che arrivano da noi con già anni di infezione alle spalle. È un fatto trasversale, che riguarda gli adulti quanto i giovani.”

Secondo gli ultimi dati conferiti da Anlaids, Associazione Nazionale per la Lotta contro l’Aids, in Lombardia, rispetto al 2017, i casi di AIDS sono aumentati del 40% nella fascia d’età 25-29 anni e otto giovani su dieci hanno dichiarato di non avere rapporti sessuali protetti. E, secondo l’ultima indagine Eurispes, circa un ragazzo su dieci non usa mai i contraccettivi (10,4%); il 13,4% “raramente”, il 12,4% “qualche volta”, il 23,9% “spesso”. Solo il 39,9% quando ha rapporti sessuali, usa sempre i contraccettivi, a fronte, quindi, di un complessivo 60,1% meno prudente. Un quarto degli omosessuali, invece non li utilizza “mai” (26,5%) e solo il 22,4% lo fa “sempre”.

“Abbiamo impressione che ci sia pochissima consapevolezza e molta più ignoranza rispetto agli anni passati – continua Rizzi – Negli anni in cui sono scoppiati i casi di Hiv, si stava più attenti. Forse per paura, non so. Ma quel che è certo è che c’era più consapevolezza della pericolosità di questo virus e, perciò, si faceva di tutto per proteggersi. Ora, visto che di Aids non si muore più, le persone lo sottovalutano perché ‘tanto guarisco’ e allora si decide di non proteggersi. Ma bisogna sempre ricordare che si tratta di una malattia che arreca gravi danni all’organismo e che ci si porta dietro per tutta la vita. Questo vale anche per la sifilide e la gonorrea che hanno ricominciato a presentarsi. L’unico modo per arginare la diffusione di questi virus è la protezione.”

Poca consapevolezza, dunque, e anche una certa dosa di ignoranza legata a pregiudizi ancora molto difficili da eliminare. Infatti, anche se si sta tentando sempre più di facilitare l’accesso al test, garantendo a tutti le cure, tutelare i diritti sociali delle persone infette e promuovere la lotta allo stigma, sono il pregiudizio e l’ignoranza a fare i danni maggiori.

“Purtroppo si pensa ancora, nonostante tutti gli anni trascorsi, le lotte e gli studi scientifici, che l’Aids sia una malattia che colpisce solo gli omosessuali, le prostitute, i drogati e tutte quelle persone che pensiamo abbiano una vita sregolata. Pensando, così, che l’Aids non ci riguardi, ma non è così. Ed è ora che lo si capisca forte e chiaro. All’Ospedale di Bergamo è attivo un ambulatorio dedicato alle Infezioni Sessualmente Trasmesse: è ad accesso diretto (non occorrono prenotazione o impegnativa), anonimo (non occorre esibire tessera sanitaria od altro documento identificativo) e gratuito (non è previsto alcun pagamento da parte degli utenti). Inoltre è possibile fare il test comprandolo in farmacia, ma, se risulta positivo, è necessario confermare la diagnosi in un centro specializzato.”

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