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Endine, l’ipotesi dei sensori per monitorare il lago ghiacciato

Nel fine settimana previsto il pienone. I rischi per turisti e pattinatori: "Puntiamo su una maggiore informazione"

Piazzare, in determinati punti del lago, dei sensori in grado di monitorarne il “comportamento” quando ghiaccia. Studiarlo, raccogliere dati. I più possibili “perché ad oggi non esiste uno storico, una mappatura che ci aiuti a comprendere un fenomeno tanto complesso – spiega il sindaco di Spinone al Lago, Simone Scaburri -. Così si potrebbero segnalare meglio i punti sensibili del lago”.

Di questo e altro si è parlato durante il vertice per la sicurezza sul Lago di Endine, convocato venerdì 4 gennaio in municipio a Spinone. Le rigide temperature degli ultimi giorni hanno fatto ghiacciare buona parte della superficie, tant’è che diverse persone si sono già avventurate a pattinare incuranti dell’avviso di pericolo messo dai Comuni. Un campanello d’allarme che ha spinto le amministrazioni di Endine Gaiano, Monasterolo del Castello, Ranzanico e Spinone al Lago a riunire enti e realtà interessate intorno a un tavolo.

“Tutto è ancora da valutare – precisa Scaburri in riferimento alla possibilità di adottare dei sensori – dai costi, ai tempi fino alle modalità d’intervento”. Un’ipotesi a lungo termine, dunque, da vagliare con il supporto dell’Autorità di Bacino e della Provincia. Del resto si è parlato di sensori ultrasuoni come di “semplici” rilevazioni manuali, carotaggi. Ma l’importanza di sviluppare un archivio dati in futuro è condivisa.

lago endine monasterolo

All’incontro hanno partecipato i rappresentati di Areu (Azienda regionale emergenza urgenza), Vigili del Fuoco, Protezione Civile e Carabinieri per valutare eventuali nuove azioni da mettere in campo in caso di pericolo o soccorso, se qualcuno dovesse malauguratamente finire in acqua come successo nel gennaio 2017.

Restando sulla stretta attualità “non stiamo valutando la possibilità di creare un presidio fisso – aggiunge il primo cittadino -. Piuttosto, di formare delle apposite squadre di soccorso coinvolgendo i volontari locali”. Questo per gestire le prime fasi del soccorso – accorciando i tempi di intervento – e le azioni di monitoraggio nei giorni più frequentati.

Negli anni passati, i sindaci dei quattro comuni avevano anche emanato delle ordinanze per vietare l’accesso al lago. “È come andare su un sentiero fuori pista in montagna – fa notare Scaburri – ma non abbiamo il personale per vietare l’accesso su dieci chilometri di costa e le ordinanze non sempre vengono rispettate. Abbiamo invece avviato una campagna d’informazione con una segnalazione di pericolo ben precisa”.

Al tavolo c’erano anche i rappresentati del Comitato turistico InValcavallina, che hanno sottolineato l’importanza dell’incontro per fare chiarezza sulle procedure da attivare in caso di emergenza: “L’unico ente abilitato alla messa in sicurezza dell’ambiente prima dell’intervento di Areu o Croce Rossa – chiariscono – sono i Vigili del Fuoco, dotati di squadre appositamente formate. L’impegno è quello di lavorare alla diffusione delle giuste informazioni relative al fenomeno, con un’attenzione particolare alla comunicazione delle zone meno sicure e delle condizioni di maggior pericolo”, in loco come su Internet e sui social. Per ora, la strada più semplice e veloce da praticare.

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