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Andy dei Bluvertigo al Druso omaggia David Bowie: “Era un fuoriclasse” foto

Sabato 5 gennaio sarà al Druso insieme ai White Dukes e al cantante Silver come special guest

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Non basterebbe un corso monografico semestrale per conoscere David Bowie e la sua arte. Venticinque album in studio, tredici album live, centodiciotto singoli, cinque EP, varie colonne sonore.

“È proprio così”, risponde Andrea Fumagalli, in arte Andy, fondatore dei Bluvertigo. Il polistrumentista e pittore è da tempo impegnato in uno spettacolo omaggio al grande Duca Bianco. Sabato 5 gennaio sarà al Druso di Ranica insieme ai White Dukes e al cantante Silver come special guest. “Bowie era un fuoriclasse”, dice Andy. Si definisce come una grande appassionato di David, ma è molto di più. Un artista del calibro di Andy si mette in gioco per omaggiare e comprendere meglio a grandezza di un altro grande uomo.

Natura poliedrica, la musica, la pittura. Bowie amava l’arte a 360°. In un certo senso, lei me li ricorda…

“Lo prendo come un grande complimento, sarà per la magrezza. Ma non c’è nessuna esigenza di emulazione da parte mia, semplicemente una grande passione. Quando il Duca Bianco è mancato, il 10 gennaio 2016, ha lasciato un vuoto tale che fare un concerto in suo onore è un modo per tenerlo sempre vivo. Ho l’occasione di fare ricerca e di trovare la giusta interpretazione dei suoi brani. E avrò l’onore di farlo con una band fantastica, con dei veri professionisti”.

L’8 gennaio 2016 viene pubblicato “Blackstar”, l’ultimo album in studio di David. Due giorni dopo Bowie ci lascia. Cosa significa per lei questo album? Dal punto di vista umano e artistico…

“Bowie sapeva che sarebbe morto. Penso che “Blackstar” non sia solo un album. È una sorta di riassunto di tante cose che ha fatto. È pieno di simboli che al momento penso di decifrare solo in parte. Non penso di essere in grado di districare fino in fondo la complessità di questo lavoro. Quella di “Blackstar” è una ricerca profondissima, una sperimentazione continua. Non ti nascondo che ascoltarlo diventa melanconico, a volte”.

È vero, Bowie ha sperimentato e ricercato nuove forme di comunicazione. Quanto è importante per lei studiare il repertorio lasciato da David?

“Io penso che sia di grande stimolo. Lui aveva l’innata capacità di essere un filo avanti e un fil al passo con i tempi. Soprattutto rispetto anche alle epoche in cui Bowie ha operato. Anche quando negli anni ’90 ha avuto a che fare con il genere jungle o con il pop degli anni’ 80, chiusa la trilogia berlinese. Stiamo parlando di un fuori classe. Sperimentare e ampliare gli orizzonti è importante per ogni artista, ma dipende tutto dalle capacità del singolo. Bowie ne aveva infinite”.

Da David Jones a David Bowie. Dai primissimi lavori, pensiamo a “Can’t help thinking about me” a Blackstar. Cosa è rimasto del primo Bowie rispetto all’ultimo lavoro?

“È variato nelle tonalità e nelle intenzioni. Il suo carisma vocale, la sua voce è stata sempre punto di riferimento. È questa parte della sua personalità che è sempre rimasta”.

Tra i vari alter ego che abbiamo conosciuto, quale è il suo preferito?

“Il mio preferito è il Duca Bianco, da quando si trasferisce dall’America e torna in Europa, a metà degli anni ’70. Penso che sia la mia icona preferita perché è stata in grado di trasformare l’inquietudine e il malessere in opere fantastiche. Una delle più grandi manifestazioni di arte”.

Il 9 gennaio lo spettacolo farà tappa a Venezia. Ci sarà anche Morgan come special guest. I fan saranno contentissimi…

“Si, è vero, questo mi fa felice. Ma ci tengo a non dare false illusioni: non si tratta al momento di una Réunion dei Bluvertigo. È un bel modo per condividere la passione per uno dei nostri artisti preferiti. Mentre sabato 5 gennaio, al Druso, oltre ai White Dukes, ci sarà Silver, nuova leva nel panorama musicale. Sono molto contento di suonare con lui, il suo timbro ricorda il grande Bob Dylan”.

Se dovessi raccontare ai più giovani chi è stato David Bowie, cosa direbbe?

“Direi che David Bowie è stato un funambolo esistenziale che ha sempre corso in equilibrio su un filo sottile e in questa corsa ha avuto modo di farci un dono preziosissimo. Ecco, lo definirei proprio come un funambolo”.

Foto: Breathframe

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