BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

Antonio Locatelli: una storia centenaria e la lunga polemica

Dopo l'articolo dello storico Marco Cimmino, la replica di Francesco Macario e Cristiano Poluzzi sul calendario con la pagina dedicata a Locatelli, pubblichiamo la posizione di Oliviero G. Godi*.

Dopo l’articolo dello storico Marco Cimmino, la replica di Francesco Macario e Cristiano Poluzzi sul calendario con la pagina dedicata a Locatelli, pubblichiamo la posizione di Oliviero G. Godi*.

Mi sono molto divertito, in questi giorni, a leggere su Bergamo News e altri siti la diatriba riguardo Antonio Locatelli tra Marco Cimmino e Francesco Macario e Cristiano Poluzzi.
Vorrei quindi interpretare in maniera altrettanto divertita la situazione cercando di non metterla sul personale, cosa che invece sta un po’ succedendo.

Con due premesse: conosco Marco Cimmino, con cui ogni tanto bevo una birra dopocena; anche se io sono solidamente di sinistra (socialista di origine contadino emiliana) con un padre partigiano che combatté contro i fascisti e i nazisti, così come considero tutte le persone al mondo uguali, rispetto anche le idee diverse dalle mie quando vengono esposte in maniera coerente (e per bere una birra non occorre pensarla tutti nella stessa maniera).

Seconda premessa, noto con piacere che Cimmino non ha usato l’olio di ricino per convincere i suoi detrattori, così come Macario e Poluzzi (e poi Magistrati, presidente Anpi provinciale) non hanno promesso i Gulag a Cimmino e compagnia bella. Questo perché, fortunatamente, siamo in un regime democratico, sia pur imperfetto e anzi forse oggi molto imperfetto e con moltissimi limiti ma che però garantisce a chi si esprime in maniera civile di dire tutto e il contrario di tutto senza essere picchiato, confinato, internato o eliminato. Per quanto banale, è una differenza sostanziale con le idee totalitarie, fasciste e comuniste, che hanno imperversato nel secolo scorso e che entrambe si sono dimostrate fallimentari.

Tornando a noi, vorrei riassumere la situazione: sembra di essere tornati al periodo in cui si diceva che i comunisti mangiano i bambini e i fascisti picchiano le donne incinte; qualcuno dice che i bergamaschi sono piccolo borghesi altri dicono che no, sono operai e sindacalisti.
Gramsci era interventista dice uno, no ha sbagliato a scrivere e poi si è redento dice l’altro.
Apparentemente Locatelli scriveva alla mamma perché non aveva la morosa, Gramsci scriveva perché non aveva nient’altro da fare. Cimmino si dilunga troppo dice l’altro (prolisso), che per confutarne le tesi scrive il doppio. Uno fa il comunista povero e scrive citazioni in latino. L’altro scrive metà in latino e metà in una lingua che non capisco o quasi .

Riguardo Locatelli quello che posso dire, NON essendo uno storico, è che l’errore che tutti più o meno fanno è quello di attualizzare ad oggi una situazione che invece si è cristallizzata quasi cento anni fa.
Se da un lato non si può pretendere che un eroe del 1918 sia esaltato oggi nella stessa maniera del Ventennio, dall’altra non si può pensare di cancellarne la memoria.
Luigi Moretti, Marcello Piacentini, grandi architetti del regime, fecero grandi opere che anche a Bergamo vengono oggi esaltate, eppure erano fascisti (Quanto lo fossero è una discussione che lascio ad altri).
Viene citato da Macario/Poluzzi l’architetto Bergonzo, fascista appoggiato dagli squadristi della prima ora. Ma non è a lui che qualche anno fa la città di Bergamo ha dedicato a ringraziamento quella – orribilissima – fontana ora al centro di Piazza della Libertà?
Sarebbe giusto cancellarne le opere o rimaneggiarle per eliminarne la paternità? Oppure, mi domando (e non ho la risposta) la città natale di D’Annunzio metterebbe una sua foto sul calendario cittadino?

Marco Cimmino sbaglia, secondo me, quando pone sullo stesso piano il riconoscimento delle proprie capacità e titoli nel campo della storia con l’accettazione delle sue tesi.
Se uno ne rifiuta le argomentazioni non significa Tout Court (voglio mettere anche io qualche citazione snob) che non se ne riconosca i meriti accademici. Dall’altro lato (Macario e Poluzzi) i toni non sono da meno sprezzanti e farciti di slogan che, nel 2019, lasciano un po’ il tempo che trovano.

Indebolisce poi la “posizione” di Cimmino il difendere a tutti i costi le lettere di Locatelli alla madre, come se un eroe fosse sempre perfetto e coerente e quindi ogni sua azione o pensiero sia corretta per definizione. Sorry (inglesismo), ma le persone sono TUTTE, anche gli eroi, incoerenti e imperfetti nel corso della loro vita, per fortuna dico io.
I tedeschi per primi bombardarono Londra, e dissero che fu un errore. Allora gli Inglesi bombardarono Berlino, e da allora i bombardamenti a tappeto – eufemisticamente chiamati strategici – distrussero le città d’Europa. Tra le centinaia di migliaia di aviatori da ambo le parti sicuramente alcuni erano esaltati dall’idea di sganciare le bombe sulle città, ma credo che la più parte fosse guidata da uno spirito di vendetta o rappresaglia piuttosto che dalla sadica volontà di uccidere dei civili.

Per chiudere, altrimenti divento tanto prolisso quanto Cimmino e Macario/Poluzzi , mi chiedo: ma non stiamo facendo di tutta un erba un fascio (questa mi piace) e veramente si stanno sprecando energie cercando per la miliardesima volta di riscrivere una storia che è lì da vedere e che chiunque con un po’ di sale in zucca può giudicare da sé senza che i Cimmino o i Macario/Poluzzi ci dicano come dobbiamo leggerla?

Torno volentieri a mio padre, figlio di un mezzadro, nove fratelli, che ha generato un figlio con tre lauree (così faccio contento anche Macario) e che però aveva una saggezza contadina immensa. Lui ascoltava sempre tutti. Aveva combattuto i fascisti del Ventennio ma aveva amici fascisti anche prima di morire. Sapeva, con la sua quinta elementare, leggere le persone e le situazioni più di tanti pluri-laureati come me. Mai si sarebbe permesso di offendere qualcuno che la pensava diversamente da lui e sapeva anche, se del caso, dar loro ragione.

* Oliviero G. Godi è laureato alla Columbia University di New York, ha insegnato al Politecnico di Milano, alla Naba di Milano, alla Bezalel Academy of Art ad Architecture di Gerusalemme e all’Istituto Internazione di architettura di Lugano. Ha ricevuto due medaglie dei Presidenti della Repubblica Italiana per meriti accademici e didattici.
È collaboratore di BergamoNews su problematiche architettoniche/urbanistiche (e non solo).

© Riproduzione riservata

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.