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È morto don Martino Lanfranchi, parroco di Longuelo per 19 anni

Don Martino è stato parroco della parrocchia di Longuelo per 19 anni, dal 1989 al 2008.

È morto alle prime luci dell’alba di lunedì 31 dicembre don Martino Lanfranchi nella casa di risposo di Casnigo, suo paese natale.

Don Martino è stato parroco della parrocchia di Longuelo per 19 anni, dal 1989 al 2008.

“Lo ricordiamo con gratitudine e immensa dolcezza, lo ricorderemo nelle celebrazioni eucaristiche di questi giorni – lo ricorda don Massimo Maffioletti, attuale parroco di Longuelo -. Diventa prete nell’immediato post-Concilio, nel 1967. L’ho sempre considerato parte di quella generazione che ha amato questo enorme sforzo di cambiamento della chiesa in dialogo con il mondo e ha provato ad attuare la riforma conciliare nelle parrocchie dove ha vissuto. Anche a Longuelo”.

“Di lui ricordo volentieri – i longuelesi che lo hanno conosciuto meglio di me potrebbero dire molto di più – il suo lavoro per costruire una comunità degna del Vangelo. Nel 2008 – continua don Maffioletti – mi affidò il ‘Piano pastorale parrocchiale’ in cui emerge interamente la sua visione di chiesa e di cristianesimo: una chiesa di persone e di relazioni più che di iniziative e azioni. Il tratto che certamente tutti ricorderemo è la carità. Martino è stato fedele al nome che ha portato per 76 anni”.

“Nell’intervista su Longuelo Comunità che gli abbiamo fatto per il suo 50° anniversario di ordinazione (giugno 2017) – sracconta don Maffioletti – diceva: ‘Mia madre mi ha insegnato ad amare i poveri’. Ha sempre pensato all’accoglienza senza se e senza ma, ha sempre rischiato la prossimità nei confronti degli stranieri immigrati, poveri straccioni (ricordate Beppe?), molto prima di tante chiacchiere e le chiacchiere con lui stavano a zero. La casa o era per l’ospitalità o non era. A Longuelo fondò il Centro di primo ascolto, sostenne Casa a colori e fece restaurare un pezzo di canonica dell’antica parrocchiale per il progetto ‘Dire fare abitare… Emergenza dimora’ che oggi accoglie i profughi minori non accompagnati. Un altro elemento da ricordare era il senso della liturgia”.

“Abbiamo ereditato da lui un’eleganza nel celebrare, uno stile sobrio, misurato come si conviene a un uomo che misurava le parole. Poi – continua don Maffioletti -, ricordiamo volentieri il suo amore per l’arte, il bello. Ha speso moltissime energie perché la sua-nostra chiesa del Pizzigoni fosse bella: vetrate, portale, battistero, confessionali. Ha dato tanto a questa chiesa, ha dato tutto quello che aveva. Chiudeva la sua intervista al nostro giornale così: ‘Se devo dire cosa Longuelo mi abbia dato, penso che la comunità sia stata molto buona nei miei confronti. La gente è stata paziente e disponibile’. Questo era don Martino: un uomo che metteva al centro le persone, senza mettersi di mezzo. Io sono grato per la testimonianza ricevuta. I longuelesi mi hanno sempre offerto tratti significativi della sua vita di pastore. Questo è stato: pastore cristiano uomo. Tutto d’un pezzo. Grazie don Martino! A-dio!”.

Gianni, parrocchiano di Longuelo, ricorda don Martino con affetto e gratitudine: “Ho partecipato alla commissione pastorale a Longuelo quando era parroco qui e nel corso degli anni l’ho conosciuto apprezzando le sue qualità sia come sacerdote sia come persona. Assieme alla commissione 10-15 anni fa abbiamo anche lavorato alla ristrutturazione della chiesa fornendo le indicazioni al progettista, l’architetto Vecchi”.

“Don Martino – aggiunge Gianni – era molto delicato nell’esporre le omelie, ma era una persona molto pratica, concreta: andava al dunque nelle questioni senza perdersi in giri di parole. Una volta mi ha portato a Camerata Cornello per mostrarmi la casa dove si sarebbe ritirato a vita privata una volta concluso il proprio ministero, ma non l’ha mai goduta perchè ha sempre fatto il parroco. Adesso era alla Madonna dello Zuccarello, a Nembro: qualche volta sono stato a trovarlo, è sempre stato accogliente e incontrava tutti volentieri”.

Altra qualità che ha contraddistinto don Martino è stata la generosità. Gianni evidenzia: “Ricordo che per chiunque suonasse al suo campanello e si trovava in necessità era solito donare un panino imbottito per poterlo sfamare piuttosto che fare la carità. È un particolare che mi ha colpito e mi è rimasto impresso: il gesto di preparare il pane, tagliarlo e riempirlo con il prosciutto o con ciò che aveva a portata di mano è un semplice ma chiaro segno della sua disponibilità ad aiutare il prossimo. È sempre stato così: anche a Santa Brigida, altro paese dove ha svolto il proprio sacerdozio, era ben voluto da tutti. Si è speso per gli altri senza risparmiarsi e, forse, sulla sua salute ha lasciato correre un po’ troppo… era una persona squisita oltre che un autentico testimone della carità cristiana”.

Gli fa eco Ivan, parrocchiano di Santa Brigida, che ha conosciuto molto bene don Martino. “Credo che non ci siano parole per commentare la sua scomparsa – dichiara – e la notizia della sua morte ha colpito tutti. Era una persona bravissima e ha lasciato un segno indelebile nel paese. Tutti gli volevano bene e io lo ricordo con particolare affetto, considerando che nell’83 ha celebrato il mio matrimonio”.

Sottolineando la sua attenzione per i più deboli, Ivan conclude: “Don Martino era pacato, tranquillo, disponibile e pronto ad ascoltare i problemi di tutti. Si dava da fare per tenere unita la comunità. È rimasto a Santa Brigida tanti anni ed è sempre stato molto presente. Si è adoperato tanto per aggregare i ragazzi ed era molto vicino agli anziani, agli ammalati e a chi aveva più problemi, pronto a rincuorare tutti con una parola buona. È stato un punto di riferimento sia per me sia per tuta la parrocchia e lascia a tutti un buon esempio”.

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