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Quando l’uomo iniziò a contare i giorni: ecco perché festeggiamo il Capodanno

L'origine della festa più antica di sempre, quella che segna l'inizio di un nuovo anno

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L’ultimo giorno dell’anno, al di là di come lo si festeggi, spesso rimane un rito caratterizzato dallo scandire i secondi immediatamente precedenti lo scoccare della mezzanotte, che segna il passaggio al nuovo anno.

Una misurazione del tempo, quindi, che, già da parecchi millenni prima della nascita di Cristo, era caratterizzata dal movimento di rotazione della Terra, che scandiva la durata del giorno dall’alba al tramonto del sole. Un primo strumento utilizzato per calcolare lo scorrere del tempo, basandosi sul rilevamento della posizione del sole, fu la meridiana, di cui si hanno le prime testimonianze dal Neolitico (circa 9.500 a.C.). Utilizzata anche nelle civiltà egizia, greca e romana, la meridiana (la cui struttura minima consiste in un palo infisso nel terreno, che lascia un’ombra in zone diverse a seconda della posizione del sole nel cielo) suddivide il tempo in ore che indicano la dodicesima parte del ciclo diurno (dall’alba al tramonto).

Dopo la meridiana, vennero costruiti strumenti per la misurazione del tempo basati sul progredire regolare di eventi (come la clessidra ad acqua o sabbia o l’orologio cinese ad incenso), fino al Medioevo, quando vennero ideati i primi orologi meccanici, ed agli inizi del Trecento, quando molti campanili vengono dotati di orologio.

La svolta epocale si ha però nel XVIII secolo, quando l’orologiaio inglese John Harrison costruì i primi orologi a molle precisi, in grado anche di funzionare a bordo delle navi, in modo da permettere anche un calcolo esatto della longitudine.

Mentre lo scorrere del giorno, calcolato con un orologio, viene scandito dal moto di rotazione della Terra sul proprio asse, il periodo di un anno indica il completamento del moto di rivoluzione del nostro pianeta attorno al Sole.

Per suddividere, calcolare e dare un nome ai vari periodi di tempo nell’arco di un anno (giorni, settimane, mesi) sono stati adottati nei secoli diversi modelli di calendario.

Il calendario ufficiale utilizzato nella maggior parte dei paesi occidentali è il calendario gregoriano. Introdotto da papa Gregorio XIII nel 1582, questo calendario è basato sul ciclo delle stagioni completato in un anno solare, composto da 12 mesi con durate diverse (da 28 a 31 giorni) per un totale di 365 o 366 giorni (anno bisestile).

Precedente a quello gregoriano è il calendario giuliano, un calendario solare basato anch’esso sul ciclo delle stagioni ed elaborato nel 46 a.C. dall’astronomo egizio Sosigene di Alessandria e promulgato da Giulio Cesare nel 46 a.C. Anche se venne sostituito dal calendario gregoriano a causa del ritardo che viene accumulato rispetto all’anno astronomico, è ancora utilizzato come calendario liturgico da alcune Chiese appartenenti alla Chiesa Ortodossa (per questo motivo, le date del Natale e della Pasqua differiscono rispetto a quelle del calendario occidentale).

Calendario cerimoniale è anche quello ebraico, formato anch’esso da 365 giorni, ma da mesi di 29 giorni: per questo motivo, vengono alternati anni da 12 mesi con anni da 13 mesi. Anche se utilizzato principalmente come calendario rituale, si ritrova anche su documenti pubblici israeliani e viene utilizzato per stabilire le festività.

Un calendario solare, ma più accurato di quello gregoriano, è il cosiddetto calendario persiano, utilizzato in Iran e in Afghanistan: la sua particolarità è quella di stabilire gli anni bisestili sulla base dell’equinozio di primavera.

Più particolare è il calendario utilizzato in Corea del Nord. Questo calendario, infatti, introdotto nel 1997, conta gli anni a partire dal 15 aprile 1912, data di nascita di Kim-Il Sung, Presidente eterno della Repubblica Popolare Democratica di Corea, che ha governato la Corea del Nord dal 1948 al 1994.

Nel tradizionale calendario occidentale, mentre i nomi dei giorni della settimana derivano da quelli di divinità romane (tranne per il sabato che deve il suo nome al giorno di riposo ebraico detto “shabbāt”), i nomi dei mesi hanno riferimenti al periodo preso in considerazione, ma anche ad importanti personaggi storici.

Gennaio deve il suo nome al dio romano Giano (Ianus), il quale rappresentava ogni forma di passaggio e mutamento, mentre febbraio deriva dal latino “februare” (“purificare”) ed indicava il periodo dei rituali di purificazione, in onore del dio etrusco Februs.

Ancora ad un dio è dedicato marzo, dal latino “martius”, cioè mese dedicato a Marte, divinità della guerra e del raccolto primaverile. Aprile potrebbe invece avere una doppia origine: dall’etrusco “Apro”, che deriva a sua volta dal nome greco di Afrodite, dea dell’amore, o dal latino “aperire” (“aprire”), per indicare il mese in cui si schiudono piante e fiori. A due dee sono dedicati i mesi di maggio e giugno: “Maius” (dedicato a Maia, dea dell’abbondanza e della fertilità) e “Iuno” (dalla dea Giunone, moglie di Giove). A Giulio Cesare ed all’imperatore Augusto sono invece dedicati i mesi di luglio e agosto. Gli ultimi quattro mesi dell’anno devono il proprio nome alla posizione che occupavano nel calendario romano, che iniziava a partire dal mese di marzo: settembre, ottobre, novembre e dicembre sono rispettivamente settimo, ottavo, nono e decimo mese del calendario romano.

Riferimenti, quelli dei nomi dei mesi, che si rifanno anche al ciclo naturale delle stagioni ed a una misurazione di giorni, mesi, stagioni e anni che ha origine, probabilmente, con la nascita stessa dell’uomo.

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