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Da Giotto a Chagall: gli angeli nell’arte foto

Secoli di evoluzione artistica hanno reso le scritture cristiane sacre, reali. Ma le figure sacre degli angeli, immortalate dai più grandi artisti, restano ancora oggi portatori simbolici di aiuto e umanità.

Precristiani, stilizzati, adoranti, annunciatori, piangenti, ribelli, uomini. Sono gli άγγελοι, simboli silenziosi dell’iconografia cristiana.

Stiamo parlando degli angeli. Creature spirituali e immateriali per natura, seppur nelle raffigurazioni pittoriche e scultoree vestono le sembianze umane. Sono servitori di Dio, della Vergine e delle creature beate che vivono nella religiosità cristiana. Il termine greco sopraccitato racchiude il ruolo e la missione a loro destinata: essi sono messaggeri della Parola di Dio, del destino infausto degli uomini, messaggeri di salvezza, alati in quanto inviati dal Signore.

Annunciation_Priscilla

Le Sacre Scritture non hanno saputo rappresentare meglio questi personaggi più di quanto non abbia fatto l’arte: da quella prima immagine presente nelle catacombe di Priscilla a Roma, che è la più antica raffigurazione dell’Annunciazione (risale al II-III secolo), gli angeli sono stati testimoni di ogni vicissitudine divina e protagonisti silenziosi delle tele e delle pale dei geni dell’arte.

GIOTTO

Spesso la loro evangelizzazione viene rotta dalla mimica facciale, realistica in Giotto nell’opera Compianto del Cristo morto (Cappella degli Scrovegni a Padova) datata 1305-1313: gli angeli hanno delle fattezze antropomorfe, quasi essi vogliano dissolversi nell’aria. Giotto intenzionalmente vuole sottolineare la loro natura, che viene però tradita dalla dimostrazione del dolore per la morte di Cristo. Uno degli angeli della prima fila è raffigurato nella disperazione più totale, mentre prende la stoffa del suo chitone e lo porta vicino agli occhi e alle tempie, completamente inconsolabile. Lo scenario dello sfondo è spoglio: sulla destra, all’estremità di una piccola altura compare un albero secco e la Maddalena e la Vergine sono le uniche ad avere il contatto con il corpo morto del Messia. Nella parte superiore sono proprio gli angeli a mettere in scena il vero dolore. D’altronde ciò che desiderava Giotto era proprio quello di suscitare emozioni forti e molto toccanti.

Gli angeli, per definizione asessuati e senza età, sono stati rappresentati con fattezze prevalentemente maschili, ma dal 1400 in poi assumono anche tratti e acconciature femminili. Questo perché l’impersonalità della loro natura favoriva la loro raffigurazione in base al contesto, al gusto dell’autore e dell’epoca artistica.

Lorenzo_Lotto_012

Facciamo un salto nel 1513, quando Alessandro Martinengo Colleoni commissionò un’imponente pala a Lorenzo Lotto, come dono e ornamento per la Chiesa di Santo Stefano in Bergamo: la pala, denominata per l’appunto Pala Martinengo è una delle più complesse per le numerose simbologie che essa manifesta. Con otto metri di altezza e quattro di larghezza, formata da 25 tavole assemblate con rara maestria, il dipinto su tavola rappresenta l’Incoronazione della beata Vergine e la gloria dei Santi. La stupefacente eccellenza di questa opera, al di là di tutte le figure presenti, si nota nella raffigurazione del tamburo e della cupola, che si apre al cielo. Da cornice due angeli alati incoronano la Vergine: intravediamo le fattezze femminili nella linea leggera dei corpi avvolti da tuniche dai contrasti del blu chiaro, dai capelli biondi e da volti sommersi dalla grazia. Nella superficie inferiore del trono dove è seduta la Vergine invece abbiamo una coppia di angeli completamente differenti: sono cherubini di antica tradizione iconografica che stendono un drappo scuro. La completezza e la complessità di tutta l’opera, che sottintende numerose allegorie tra cui la pace di Venezia del 1512, esalta la profonda religiosità di Lotto.

Ma le funzioni angeliche si diversificarono nel tempo, tanto da formarsi nove gerarchie di angeli. Fu lo pseudo Areopagita, nel VI secolo, a mettere in chiaro le loro funzioni nello scritto De coelesti Hierarchia, da cui lo stesso Dante riprende le teorie (Paradiso XXVIII, 97-139). Vengono rappresentati armati a comando dei principati che guidano gli uomini, ma anche con le ali arcobaleno, a significato dell’unione tra Dio e gli uomini. Proprio in questo contesto allegorico gli angeli producono le maggiori ispirazioni artistiche: gli angeli soccorrono gli uomini in difficoltà e divengono i tramiti della virtù cristiana. Spesso con quattro o sei ali i Serafini (dal termine ebraico seraph vuol dire “bruciare”) emanano l’ardente fuoco del loro amore verso Dio agli uomini e ai predestinati: la più bella rappresentazione del XX secolo di una raffigurazione di tradizione religiosa antica è quella di Marc Chagall Sogno di Giacobbe del 1966. Angeli gioiosi risaltano tra i colori intensi, ruotano attorno alla scala che Giacobbe vede in sogno. Il serafino, con i suoi colori dai toni più chiari, schiarisce l’intera opera. Una visione forte, quasi premonitrice, di uno Chagall che percepisce le paure di un’epoca che vivrà due guerre mondiali.

CHAGALL

L’arte sa scorgere la bellezza ovunque, anche dalla disobbedienza: le rappresentazioni della caduta degli angeli ribelli sono ricche di suggestione.
Tiepolo_-_Cacciata_Angeli_Ribelli_(contrasto_30)

Nel intorno alla prima metà del 1700 Giambattista Tiepolo è autore dell’affresco la caduta degli angeli ribelli: gli angeli ribellatisi a Dio vengono scacciati dall’Arcangelo Michele e contemporaneamente subiscono una trasformazione demoniaca. La visione dal basso della prospettiva mette in rilievo i particolari della metamorfosi: spuntano dalla bianca schiena ali nere, di pipistrello, e dal basso ventre code di rettile crescono repentinamente. Gli angeli ribelli perdono completamente le connotazioni celesti, anche i capelli diventano scuri e sui volti si manifesta sentimento di panico, come se gli angeli fossero diventati uomini.

Il contributo dell’arte resta, ancora oggi, la fonte materiale e allegorica principale delle visioni cristiane, del senso di cristianità e di umanità. La scelta tra il bene e il male, tra le figure pagane e cristiane riecheggia nel simbolismo di Hodler, che ne l’eletto del 1903, guarda alle figure angeliche ancora come baluardi di pace e protezione degli uomini.

hodler

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