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Dagli autoritratti ai selfie: quando la fotografia diventa relazione

Siamo autori di innumerevoli scatti che non richiamano l’importanza e l’accuratezza di un ritratto holliwoodiano, ma che come quest’ultimo raccontano del nostro quotidiano e di alcune sfumature di noi stessi che in quella circostanza desideriamo raccontare agli altri.

A distanza di anni il rito del selfie fa ancora molto discutere. Specialmente in casa della regina Elisabetta che, in occasione dei British Fashion Awards del 18 dicembre 2018, alla Royal Albert Hall di Londra ha fatto sentire la propria voce in merito a una foto che Meghan Markle, moglie del nipote Harry, avrebbe scattato durante la cerimonia. Una foto di carattere non istituzionale che da protocollo reale inglese non sarebbe concessa.

I selfie che hanno preso forma negli anni 2000 a seguito dell’introduzione della fotocamera frontale negli smartphone di ultima generazione sono fotografie che raccontano di noi, di ciò che facciamo, di dove siamo e con chi ci troviamo. Tuttavia questa moda già aveva preso vita con i grandi divi di Hollywood e i fotografi che li hanno accompagnati nel corso della loro carriera.

Attori, cantanti, scrittori, ma prima di tutto uomini che si sono lasciati descrivere con la luce di una fotografia esprimendo la loro intimità, difficilmente resa nota in altre occasioni.

Un ritratto è simbolo dell’espressione della personalità di un soggetto, il quale mette a nudo i suoi stati d’animo del momento catturandoli in uno scatto.

Nel secolo scorso la tecnica della foto in primo piano ha reso celebre non solo l’artista protagonista, ma lo stesso fotografo che ha saputo entrare in relazione con chi si sottoponeva al set.

Da Herb Ritts che inquadra Madonna, la cantante, ad Hollywood realizzando una foto conosciutissima poiché copertina del suo album “True Blue”; al fotografo Martin Schoeller che si concentra sulla naturalezza delle celebrità tra cui Angelina Jolie illuminata da una luce intensa che però non fa nascondere le sue imperfezioni.

Ora fotografi lo sono tutti. Con uno smartphone a portata di mano si scattano autoritratti di qualità che si diffondono nel web con grande velocità. Si fanno fotografie per ricordarsi di un posto o immortalare un attimo emozionante che si vuole a tutti i costi archiviare. Come Meghan, ha cercato di fare con le proprie amiche durante l’evento a cui era stata invitata.

Siamo autori di innumerevoli scatti che non richiamano l’importanza e l’accuratezza di un ritratto holliwoodiano, ma che come quest’ultimo raccontano del nostro quotidiano e di alcune sfumature di noi stessi che in quella circostanza desideriamo raccontare agli altri.

Il selfie non avrà lo stesso fascino di un ritratto incorniciato voluto dalla regina inglese, ma assicura un autoscatto su misura e da portare con se nel corso del tempo.

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