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Il Natale nell'arte: le natività più sconosciute - BergamoNews
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Il Natale nell’arte: le natività più sconosciute

In vista del Natale torna #theARTicle, la rubrica di BGY dedicata al mondo dell’arte. La puntata odierna vuole portare alla luce alcune delle “Natività” meno conosciute

Mantegna, Botticelli, Dürer, Giorgione, Tiziano, Caravaggio: sono solo alcuni dei tanti, tantissimi grandi artisti che almeno una volta nella loro vita hanno deciso di dedicare una delle proprie tele alla rappresentazione della natività, senza alcun dubbio una delle tematiche maggiormente ricorrenti nella storia dell’arte.

Come loro, esistono però anche molti altri artisti – meno conosciuti – che hanno realizzato dei dipinti all’interno dei quali è possibile intravedere una bellezza simile (se non addirittura superiore) a quella delle opere dei sopracitati maestri.

Uno di questi è Carlo Maratta, artista italiano riscoperto nel Novecento e celebrato in quanto figura centrale della pittura romana ed italiana del Seicento. Nel 1650 il “Maratti” (così veniva chiamato) realizza la sua natività, oggi conservata all’interno della chiesa di San Giuseppe dei Falegnami a Roma: l’artista dipinge una scena che trasuda dolcezza, con Maria in primo piano che tiene Gesù in braccio, mentre alle sue spalle spuntano cinque angeli.

In una scena in cui le parti scure si fondono con la luce, i colori non sono certamente casuali: lo sfondo nero conferisce risalto alle figure della Madonna e di Gesù, entrambe avvolte nell’azzurro e nel bianco. Inoltre, sembra quasi che il punto da cui la luce proviene sia proprio il bambino, che irradia la scena con la sua luce divina.

Un’altra natività poco conosciuta è quella realizzata da Julio Padrino: l’artista venezuelano dipinge la scena in modo semplice e immediato, raffigurando soltanto i tre protagonisti all’interno di una grotta con Maria sdraiata mentre tiene fra le braccia Gesù, in lacrime. Gli occhi della Madonna sono rivolti verso Giuseppe, inginocchiato sopra di lei: gli sguardi dei due sembrano da una parte incoraggiarsi reciprocamente, e dall’altro condividere la gioia del momento.

Nella sua semplicità, il dipinto – che pare una fotografia o la scena di un film – sembra quasi raffigurare una scena di vita comune, in cui due neo genitori contemplano la nascita del proprio figlio.

Spostandoci verso l’area francese, invece, una natività poco ammirata è quella del pittore Charles Le Brun, conosciuto per lo più per via dei lavori di arredamento e decorazione svolti nel XVII secolo all’interno della reggia di Versailles.

L’opera realizzata da Le Brun – oggi esposta al Musée du Louvre di Parigi – è considerata una delle natività più “affollate” della storia dell’arte: all’interno sono infatti presenti non soltanto Giuseppe, Maria e Gesù bensì anche angeli, pastori e persone comuni, tutti venuti ad ammirare e adorare il figlio di Dio.

È la Vergine a tenere fra le braccia il bambino, con Giuseppe posto alle sue spalle in penombra. I pastori sono i primi a riconoscere la divinità di Gesù e sono colti in adorazione del neonato, mentre gli angeli volano sopra la scena animando l’insieme della composizione. Maria, inoltre, è l’unico personaggio della fascia bassa del dipinto a potersi permettere di guardare in alto, verso il cielo, in una posa che ricorda molto la scultura della “Estasi di Santa Teresa” di Bernini.

Nonostante siano Maria e Gesù ad essere al centro del dipinto, l’attenzione dell’osservatore è catturata dallo squarcio in alto a destra: all’interno di esso vi è il Paradiso, a dimostrazione che anche gli angeli in cielo e Dio stesso sono in adorazione del bambin Gesù.

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