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Sanità, Peter Assembergs direttore a Treviglio: “Sogno un ospedale più social”

Il dirigente bergamasco prenderà la guida della struttura ospedaliera della Bassa da gennaio: "Porto con me tre anni di grande esperienza fatti sul Garda. Informazione e rapporti col personale saranno i pilastri del mio mandato"

Attendeva la chiamata dalla Regione Peter Assembergs. Sapeva – e in cuor suo anche sperava – che sarebbe potuto tornare a Bergamo, lui che fino al 2015 è stato il braccio destro di Carlo Nicora nel ruolo di direttore amministrativo dell’Azienda Ospedaliera Papa Giovanni XXIII.

Peter Assembergs

La chiamata è arrivata puntuale lunedì 17 dicembre, insieme alla bella notizia: Assembergs da gennaio 2019 sarà il nuovo direttore generale dell’ASST Bergamo Ovest, l’ospedale di Treviglio e di Romano di Lombardia. Dal 2015 fino ad oggi ha guidato l’Azienda Socio Sanitaria Territoriale Garda, ex Azienda Ospedaliera di Desenzano del Garda.

Classe 1961, Assembergs è laureato in Economia e Commercio all’Università di Bergamo e prima dell’impiego nell’ospedale cittadino (dal 2011 al 2015) ha lavorato a lungo per aziende private, in particolare per la Scheider Elettric di Stezzano.

“Torno a Bergamo – annuncia sorridente, ospite nella redazione di Bergamonews – con il carico di esperienza che mi sono fatto sul Garda, in quella che oggi è l’ASST più grande della Lombardia. È stata un’avventura bella e forte, che mi ha lasciato davvero tanto. Ecco, questo tanto ora lo voglio mettere a disposizione di Treviglio e del suo ospedale”.

Si aspettava una conferma nell’ambito bresciano o sperava di tornare a Bergamo?
“Diciamo che sono molto contento di tornare. Qualche voce sulla mia nuova nomina l’avevo sentita, so che il mio nome per Treviglio è stato voluto fermamente dalla Lega e dal presidente Fontana, che ringrazio”.

Cosa si aspetta da questa nuova avventura?
“La domanda esatta sarebbe cosa si aspetta dal sottoscritto chi mi ha nominato per questo incarico. Ho già ricevuto l’email con gli obiettivi di mandato: contenimento dei tempi di attesa, riordino della rete d’offerta e omogenizzazione dei sistemi formativi aziendali”.

Cose facili e veloci, insomma…
“Guardiamola in un altro modo: obiettivi che mi impegneranno moltissimo e che mi danno già ora una grande motivazione. Le aspettative sono alte e lo percepisco, ma trovo che sia anche giusto così”.

Peter Assembergs

Intanto Bergamo saluta sia Carlo Nicora, con il quale lei ha lavorato per quattro anni e col quale ha gestito il trasloco dal vecchio al nuovo ospedale, sia Mara Azzi.
“Due grandissimi professionisti con i quali ho lavorato davvero bene. Dispiace sapere che non saranno più a Bergamo, ma in questo mondo la rotazione è normale, soprattutto dopo due mandati”.

Conosce Massimo Giupponi, nuovo direttore di Ats?
“Lo conosco e non vedo l’ora di collaborare anche con lui. Mi piacerebbe, tramite Ats, potermi rivolgere di più ai giovani: alcol, droghe, sesso non protetto e dipendenze dalla tecnologia sono temi che mi stanno particolarmente a cuore”.

Come si combattono?
“Con la prevenzione: i giovani vengono messi a contatto con questi pericoli quotidianamente, devono sapere cosa rischiano e come non cadere in tentazione. Soffro particolarmente quando vedo dei ragazzi in cura per uscire da questi tunnel infernali. Ecco, con Giupponi e con Ats mi piacerebbe lavorare su questo”.

Peter Assembergs

Il suo rapporto col personale come sarà?
“Voglio che sia un rapporto sereno e sincero. Il clima aziendale è sempre fondamentale per far sì che le cose funzionino bene. E io sono attento anche alle organizzazioni sindacali: il dialogo è aperto pure con loro, sempre”.

All’ASST Garda lei ha puntato forte anche sui social network.
“Sì, perché credo fortemente in questo canale d’informazione che si rivolge a tutti. Penso che un ufficio stampa non possa lavorare solo ed esclusivamente per i giornali che – com’è giusto che sia – a volte pubblicano il materiale che gli viene fornito e a volte no. Ormai ci si deve rivolgere al territorio, alle altre aziende, ai pazienti, sfruttando queste nuove tecnologie. Dietro un ospedale che funziona c’è una macchina organizzativa molto complessa che deve dialogare con tutti”.

Quindi sogna un ospedale di Treviglio più social?
“Sarebbe bello. A Brescia abbiamo lavorato molto bene sulla comunicazione e i risultati si sono visti. Mi piacerebbe riproporre questo modello d’informazione anche a Treviglio”.

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