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Leggere per crescere: “La solitudine dei numeri primi” di Giordano

Nuova puntata di "I libri di Livia": per scoprire i libri che accompagnano nella crescita una ragazza di (quasi) 14 anni

La scuola mi porta via gran parte del tempo che potrei trascorrere a far qualcosa di diverso di studiare.

Ad ogni modo, ho ritagliato ogni sera una mezz’ora per leggere qualche capitolo di questo stupendo libro, e, miracolosamente sono riuscita nel mio intento.

Ci sono tante cose che ci vengono insegnate da Giordano, pagina dopo pagina.

Ci affacciamo per un arco di tempo piuttosto consistente alle vite di due amici, Alice e Mattia.
I loro sguardi si incrociano in modo piuttosto casuale, il resto va da se. Crescono e si comprendono vicenda, incastrati alla perfezione.
Il loro rapporto viene distrutto, rimodellato, distrutto e poi rimodellato da eventi e fatti non sempre semplici da digerire, sul quale spesso ho dovuto rimuginare un po’, tipo sciroppo troppo dolce che non si ha intenzione di mandar giù.

La mia visione delle cose è cambiata nell’arco di quattordici giorni.
Mentre leggevo pensavo al fatto che è tutto piuttosto semplice da mandare in frantumi.

Prendiamo, per esempio, un vaso di cristallo:
lo rompo durante una sfuriata, se lo rovescio per errore, quando picchietto per giocarci e se lo incarto male.
Bisogna essere, insomma, piuttosto attenti e previdenti.

Peccato solo che la mente umana è un grosso groviglio di fili, i nodi sono spesso piccoli e nascosti, dall’ordine sparso e incomprensibile.
Poche persone, fra sette miliardi, forse anche solo una, sono in grado di sfilarli con maestria e riposizionarli al posto loro, ben distanti gli uni dagli altri.
Il problema è che non sempre la persona in questione è effettivamente disposta a passare la vita con le mani piene di lacci.

Nel momento in cui sceglie di cedere, o nel momento nel quale semplicemente il vaso finisce in frantumi, dobbiamo essere in grado nel nostro piccolo di riemergere e tornare a galla.
La nostra vita è nelle mani degli altri o delle nostre, dipende.

Nel mio caso, non ne sono ancora sicura.

“Lei e Mattia erano uniti da un filo elastico e invisibile, sepolto sotto un mucchio di cose di poca importanza, un filo che poteva esistere soltanto fra due come loro: due che avevano riconosciuto la propria solitudine l’uno nell’altra.”

Consiglio il libro a grandi che hanno intenzione di comprendere, e più piccoli che hanno intenzione di imparare.

È semplicemente stupendo, e le parole sembrano essere livellate come lamine d’oro, poste con guanti e estrema delicatezza su piatti d’argento.

Triste, seppur assolutamente intenso, scorrevole ma da leggere con lentezza.

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