BergamoNews.it - Bergamonews notizie in tempo reale da tutta Bergamo e provincia: cronaca, politica, eventi, sport ...

“Cara Santa Lucia, vorrei per mio figlio Down la vita autonoma che ha sempre sognato”

Le lettere delle mamme dell'Associazione Italiana Persone Down che a Santa Lucia hanno voluto affidare un desiderio importante per i propri figli

Più informazioni su

Sono sempre lettere piene d’amore e di sogni quelle che ci arrivano ogni mese dai ragazzi dell’Associazione Italiana Persone Down Bergamo. Questa volta, però, spazio alle loro dolci e affettuose mamme che a Santa Lucia hanno voluto affidare un desiderio importante per i propri figli: permettergli di vivere quell’autonomia che hanno conquistato con tanta fatica.

“Ognuno cresce solo se sognato”, così termina una poesia di Danilo Dolci, così ha inizio il progetto “Ciao, io vado” sulla residenzialità.

Il sogno è quello delle famiglie dell’Associazione Italiana Persone Down di Bergamo, in particolare di un gruppo di genitori che desidera per i propri figli la possibilità di poter avere una casa propria in cui vivere in autonomia.

Per questo sogno da qualche anno si sono messi insieme in cammino. Tutto è iniziato con serate di riflessione nelle quali confrontarsi, aiutarsi, confidarsi e insieme condividere strategie, consigli, successi e fatiche. La prima palestra dei ragazzi è stata quella rassicurante e nota delle proprie mura domestiche; gli occhi dei genitori intenti guardarli da lontano muovere i loro passi, pronti a lasciarli fare, anche con il rischio di sbagliare.

Dallo scorso anno la palestra è diventata quella di un appartamento a Nembro (grazie alla preziosa collaborazione con la Cooperativa San Martino). Per un weekend al mese i ragazzi hanno avuto l’occasione di sperimentarsi in giornate di autonomia, gradualmente senza la presenza degli educatori, mettendo a frutto le conquiste e gli sforzi fatti finora insieme alle loro famiglie e all’associazione. Fino ad aprile 2019 i ragazzi potranno continuare questa esperienza alla casa di Nembro, purtroppo se non troveremo un nuovo appartamento questo loro percorso rischia di subire una battuta di arresto. Per questo chiunque abbia voglia di mettere a disposizione un appartamento ci può contattare in associazione.

Alla vigilia di un grande appuntamento (a dicembre per la prima volta i ragazzi si fermeranno a dormire alla casa di Nembro) abbiamo chiesto ai genitori di raccontare a tutti il loro cammino, la crescita di questo sogno.

“Il cammino che io ed Arianna abbiamo fatto insieme è iniziato circa quattro anni fa. Dico insieme perché è stato ed è tuttora un percorso per entrambe di fatica, di scoperte, di speranze e a volte di delusioni. Tutto è nato dal forte desiderio e dalle continue richieste di Arianna di avere una casa propria dove poter sperimentare le proprie autonomie.
La fortuna ha voluto che in associazione ci fossero altri ragazzi con gli stessi desideri di Arianna e così io e gli altri genitori ci siamo avviati su questa strada impervia affiancati da una coordinatrice e da due educatrici. Abbiamo speso serate per capire come aiutare noi stessi a tenere a bada le nostre paure che divenivano freni per i ragazzi. Questi incontri ci hanno portato a delle riflessioni importanti che hanno poi guidato le scelte fatte in collaborazione con tutti, affinché fossero il più possibile curate e potessero dare risultati positivi. Ovviamente, dato che non esiste la perfezione, in alcuni casi abbiamo corretto la strategia. I ragazzi sono sempre felicissimi quando hanno l’uscita e sono diventati così bravi che sanno recarsi alla casa e svolgere tutta la giornata in autonomia. Ancora oggi a volte mi stupisco di quello che mia figlia sa fare! Insomma, l’imminente mancanza di una casa ci preoccupa non poco, perché rischiamo di bloccare un percorso importante per la vita dei nostri figli. Per loro vivere in autonomia è possibile ma abbiamo bisogno di dotarli degli strumenti e se non lo facciamo rischiamo di avere persone adulte che non avranno soddisfazione e dignità nella loro vita.” Monica, mamma di Arianna

“Siamo Lidia e Dario genitori di Francesca, giovane donna Down.
Abbiamo sempre creduto in nostra figlia sostenendola perché acquisisce l’autonomia per affrontare le varie tappe della sua crescita fino al lavoro. Mancava solo un’ultima tappa: provare a uscire di casa per una vita indipendente, nel caso questo fosse il suo desiderio! Sostenuti da questa motivazione, da qualche anno abbiamo intrapreso con gli altri genitori un percorso di formazione in Aipd. Ci ha guidati con molta competenza la dottoressa Colpani aiutandoci ad affrontare più consapevolmente un’eventuale uscita di casa in autonomia di nostra figlia.
Il progetto dal nome inequivocabile CIAO, IO VADO ci ha visti attorno ad un tavolo a confrontarci, cercare strategie, sostenerci a vicenda, arricchirci… Ma ad un certo punto del cammino la teoria non bastava più! Seguiti da due educatrici, secondo la filosofia di aiutarli a fare da soli, i nostri figli hanno avuto l’opportunità di sperimentarsi in prima persona: prima nella taverna di una coppia di genitori… poi (colpo di fortuna!!!!) in un vero appartamento indipendente a Nembro… Quanta strada per noi e per i nostri figli! Ci abbiamo creduto e a piccoli passi abbiamo toccato con mano che si può fare. I nostri ragazzi hanno tante risorse che attivano solo se noi crediamo in loro… se a un CIAO, IO VADO rispondiamo con OK, CE LA PUOI FARE!
Ora che sappiamo che è possibile dobbiamo andare avanti… i nostri figli stanno aspettando.” Lidia e Dario, genitori di Francesca

“Tutti i progetti AIPD, dall’infanzia all’età adulta, sono propedeutici al raggiungimento dell’autonomia. Matteo ha 32 anni, partecipa a quattro progetti in AIPD: Buon Tempo, Non Solo Vacanze, Inserimento Lavorativo e ” Ciao, io vado” Il percorso “Ciao, io vado” è iniziato qualche anno fa con incontri dei genitori per capire innanzitutto che i nostri figli sono adulti! e poi per affrontare il tema del distacco. La quotidianità con i nostri figli ci fa vivere e vedere tanti progressi ma purtroppo ci sembrano sempre “di più” le difficoltà e il timore che senza la nostra presenza si trovino in forte difficoltà. Questo vale anche per i nostri figli, io mi riferisco a  Matteo, lui non ha mai manifestato il desiderio o il pensiero di andarsene da casa, pensa piuttosto di rimanere a vivere da solo nella sua casa oppure, ora che è fidanzato,  con la sua fidanzata. Però mi rendo anche conto che lui mi “immagina” sempre presente. Ritengo quindi che questo sia un  percorso importante per tutti, figli e genitori. Per noi genitori per renderci conto che i nostri figli possono mettere in campo tante risorse che noi non vediamo e per i nostri figli per capire che possono farcela anche senza la nostra costante presenza.” Natalina, mamma di Matteo

“Sono Manuela, mamma di Sara di 24 anni e da circa tre anni sto partecipando, insieme ad un gruppo di genitori in AIPD, ad un tavolo che si occupa di residenzialità. Il nostro obiettivo è creare una realtà abitativa rivolta a persone con sindrome di Down, in cui i nostri figli adulti, possano realizzare il loro desiderio d’indipendenza dalla famiglia.
Ci siamo informati sulle varie realtà del territorio e ci siamo resi conto che non c’è, ad oggi, qualcosa che rispecchi le esigenze dei nostri figli, cioè, una situazione in cui gli educatori non siano costantemente presenti, in quanto i ragazzi non hanno una disabilità che necessita di assistenza 24 ore su 24. Aspetto Fondamentale poi è avere a disposizione una casa per permettere la realizzazione di questo progetto. Non è stato facile! Per ora ci siamo dovuti rivolgere ad altre associazioni che hanno appartamenti, frutto di lasciti, che noi non abbiamo. In questi mesi e giorni abbiamo imparato molto e fatto dei passi avanti anche se tutti riconosciamo che c’è ancora molto da imparare. Siamo consapevoli che ancora siamo lontani dalla realizzazione del nostro progetto, ma non abbandoniamo questo sogno. L’entusiasmo con il quale i ragazzi hanno abbracciato il progetto ci spinge ad andare avanti e a non desistere, anche se dobbiamo affrontare il tutto con la giusta razionalità e proiezione. Usufruendo dell’utilizzo di appartamenti di altre realtà, i ragazzi sperimentano la convivenza, per il momento, solo di giorno e poi anche per il weekend, mettendo alla prova le loro autonomie conquistate in questi anni, in AIPD e a casa. Raggiungere la casa con i mezzi pubblici in autonomia, fare la spesa, cucinare, pulire ed organizzare il loro tempo libero, insomma una vita normale che per loro, necessita di una supervisione da parte delle bravissime educatrici che lavorano da molti anni sull’autonomia in varie età.
Anche come genitori ci siamo dovuti mettere alla prova e abbandonare la nostra apprensione, vincere la nostra voglia di essere presenti e contribuire alla loro crescita in loco…. non è stato e non è facile, a testimonianza che la prova è (come è giusto che sia) a 360 gradi per noi e per loro. Abbiamo la giusta consapevolezza che non è facile ma siamo confortati dai loro commenti, dalle loro conquiste ogni giorno sempre più importanti. Ci sono problemi ? Certo che ci sono … ed il punto è proprio questo: i problemi fanno crescere loro ma anche noi…. un lungo cammino pieno di difficoltà e grandi gioie, per dare una grande opportunità’ a chi solo pochi anni fa ne aveva poche.” Manuela, mamma di Sara

“Mi sono iscritta a questo percorso di autonomia per una esigenza di mio figlio di “voler fare da solo”, ma in realtà non avevo ben chiaro dove mi avrebbe portato. Nel gruppo
abbiamo imparato a conoscerci con gli altri genitori e a rispettare le difficoltà di ciascuno e man mano ci siamo aperti e confrontati sulle nostre paure e difficoltà. Supportata dai consigli e dall’aiuto della Dott.ssa Simona Colpani di volta in volta a casa sperimentavo e potevo vedere i risultati, a volte piccoli e a volte impercettibili, su mio figlio. Ci sono stati alti e bassi, ma mai è venuta meno la voglia di continuare e di mettersi in gioco. Devo ammettere che ho imparato a vedere mio figlio con occhi diversi, come dall’esterno e dopo qualche anno posso dire che ha fatto grandi passi avanti nella sua autonomia. Prende il pullman da solo, legge l’orologio, sa cosa gli piace e cosa no, si prepara la colazione e quando viene un amico/a cucinano insieme oltre ad andare da soli al bar o in pizzeria. Non so ancora dove ci porterà questo percorso… se davvero riuscirà ad andare a vivere da solo o se imparerà a non aver più bisogno di me…. ma la cosa certa è che lui è diventato un uomo ai miei occhi e da qui non si torna indietro.” Cristiana, mamma di Gabriele

© Riproduzione riservata

Più informazioni su

Commenti

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori. Il contenuto di questo commento esprime il pensiero dell'autore e non rappresenta la linea editoriale di BergamoNews.it, che rimane autonoma e indipendente. I messaggi inclusi nei commenti non sono testi giornalistici, ma post inviati dai singoli lettori che possono essere automaticamente pubblicati senza filtro preventivo. I commenti che includano uno o più link a siti esterni verranno rimossi in automatico dal sistema.