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Solitudine e disinteresse: da Munch ai giorni nostri, la storia si ripete - BergamoNews
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Solitudine e disinteresse: da Munch ai giorni nostri, la storia si ripete

Torna #theARTicle, la rubrica di BGY dedicata al mondo dell’arte. Per l'ultimo appuntamento del 2018, i riflettori sono puntati sul pittore norvegese Edvard Munch

12 dicembre 1863: nasce a Løten (contea di Hedmark, Norvegia) Edvard Munch, l’artista che più di ogni altro ha anticipato l’espressionismo. Nella sua pittura sono infatti presenti molti dei tratti che andranno a caratterizzare tale movimento: l’angoscia esistenziale, la crisi dei valori, la solitudine umana, l’incertezza verso il futuro, la disumanizzazione della società borghese…

Lo stile di Munch è influenzato da alcuni elementi della cultura nordica del tempo: le teorie di Ibsen e Strindberg (drammaturghi che ripugnavano l’alienamento dell’uomo moderno), la filosofia esistenzialista di Kierkegaard e la psicanalisi di Freud sono tutte componenti chiaramente rintracciabili all’interno delle opere del pittore norvegese.

Tutti questi tratti sono presenti nel noto quadro de “L’urlo”, ma sono anche ben visibili in molti altri quadri, spesso meno conosciuti, come ad esempio “Sera sul viale Karl Johan”, dipinto a olio su tela realizzato nel 1892 e oggi conservato al “KODE Art Museums” di Bergen (Norvegia).

I primi accenni al tema dell’alienazione – al centro del dipinto – sono riscontrabili nel diario dello stesso Munch, che scriveva: “Mi ritrovai sul Boulevard des Italiens – con le lampade elettriche bianche e i becchi a gas gialli – con migliaia di volti estranei che alla luce elettrica avevano l’aria di fantasmi”.

Ed è proprio così che Munch dipinge i borghesi che affollano viale Karl Johan, centro pulsante della vita cittadina di Christiania (il nome della città di Oslo prima del 1925): li dipinge come se fossero fantasmi, con gli occhi spalancati, l’espressione del viso fissa e la pelle color giallastro. Sono creature spiritualmente vuote che di umano hanno soltanto l’abbigliamento, con dei classici ed eleganti cappelli a cilindro per gli uomini e degli eccentrici cappelli per le signore.

Munch, inoltre, coinvolge l’osservatore all’interno della scena: la scelta di tagliare, in parte all’altezza del petto e in parte all’altezza della vita, le figure in primo piano impone all’osservatore un’immedesimazione, e chi guarda il dipinto si trova di colpo proiettato all’interno di esso in modo da percepire il senso di oppressione e schiacciamento che si respira.
È una critica, nemmeno troppo velata, alla borghesia del tempo. Critica che viene enfatizzata dalla presenza sullo sfondo dello Stortinget, il Parlamento: esso, simbolicamente, ha il compito di vigilare sul rispetto dei valori borghesi con le sue finestre/occhi dall’abbagliante luce gialla e bianca.

A destra del Parlamento si eleva minacciosamente un’escrescenza nerastra, che secondo alcuni critici rappresenta un cipresso; a sinistra è invece presente una schiera di abitazioni, molto simili a quelle “case mostruose / dalle cento e cento occhiaie” citata da D’Annunzio in “Le città terribili”.

Alla frivolezza del popolo borghese – che più che a una passeggiata sembra stia prendendo parte ad un funerale – si contrappone l’andamento di una figura, dipinta di spalle e che cammina nella direzione opposta rispetto alla folla. Si tratta probabilmente dello stesso Munch, che in questo modo vuole mostrare la propria volontà di allontanarsi dal mondo borghese rimanendo, però, allo stesso tempo, nel campo visivo dell’osservatore, a dimostrazione di un’impossibilità nell’uscire definitivamente da quel mondo che lo atterrisce e lo angoscia.

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