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Tirocinio lavorativo per tre rifugiati politici, "La buona impresa" della Scame Parre - BergamoNews
Il premio

Tirocinio lavorativo per tre rifugiati politici, “La buona impresa” della Scame Parre

Riconoscimento del gruppo giovani imprenditori di Confindustria Bergamo alla Scame Parre per l'inserimento nel mondo del lavoro di tre rifugiati politici grazie a tirocini lavorativi della durata di un anno.

La Scame Parre ha offerto a tre rifugiati politici la possibilità di imparare concretamente un lavoro grazie a tirocini lavorativi della durata di un anno: esempio e modello concreto di integrazione.

Il presidente del gruppo giovani imprenditori di Confindustria Bergamo Alessandro Arioldi ha consegnato all’azienda bergamasca di riferimento nella produzione di materiali elettrici e connettori per la ricarica di veicoli elettrici il riconoscimento “La buona impresa” edizione 2018, iniziativa “volta a favorire pratiche aziendali che promuovono l’inserimento nel mondo del lavoro di persone che hanno bisogno di sostegno”, rimarcandone il tratto “pionieristico”. Il premio è giunto alla tredicesima edizione e si inserisce in un quadro di azioni promosse dal gruppo giovani per valorizzare la responsabilità sociale d’impresa nei più diversi ambiti perché ”assumere comportamenti responsabili nei riguardi della società e della comunità incide positivamente anche sulla competitività e facilita la ricerca di nuove modalità di fare impresa”. In rappresentanza dell’azienda erano presenti all’incontro Maria Scainelli -responsabile relazione esterne e corporate- e Sonia Piccinali -assistente HR.

Fra le segnalazioni provenienti dalle aziende associate, per il carattere innovativo dell’iniziativa, l’estensione temporale del progetto e i soggetti coinvolti, il riconoscimento è stato assegnato all’azienda di materiale elettrico da 100 milioni di euro di fatturato, con circa 700 dipendenti in una quindicina di filiali sparse per il mondo, “per la realizzazione -si legge nella motivazione- di un’iniziativa volta a promuovere l’integrazione di lavatori, provenienti da paesi esteri e cui è stato riconosciuto ufficialmente lo status di rifugiati politici, attraverso un percorso lavorativo che consente l’acquisizione di competenze e professionalità spendibili in diversi contesti lavorativi”.

Il primo ragazzo, Modest, 27 anni, proveniente dalla Nigeria, ha terminato il tirocinio lavorativo a novembre. “È arrivato grazie a un progetto promosso dal Ministero dell’Interno in collaborazione con la Prefettura e Confindustria di Bergamo – ha spiegato Sonia Piccinali -. L’esperienza è durata sei mesi, fino ad aprile. Abbiamo poi deciso di prorogarla per altri sei mesi, al di fuori del progetto, perché ritenevamo che Modest potesse acquisire ulteriori competenze con un’ulteriore tranche di tirocinio”.
La scomparsa della madre è stato il motivo del rientro di Modest nel paese di origine che, grazie ai fondi raccolti dalla comunità in cui si è inserito e alla solidarietà dei colleghi di lavoro che hanno promosso una colletta spontanea, ha coperto i costi del viaggio.

Per questo progetto Scame, dall’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (Unhcr), ha ottenuto il riconoscimento come azienda parte attiva del progetto “Welcome. Working for refugee integration”. Alla prima esperienza ne sono poi seguite altre due. “Il progetto è proseguito con l’Agenzia del lavoro del Patronato San Vincenzo di Bergamo. Sono quindi arrivati Mamadou, della Guinea Bissau, e George, della Nigeria. Mamadou è stato inserito nel reparto di lavorazioni meccaniche, mentre George lavora con i manutentori elettrici nel reparto di montaggio dei prodotti per la ricarica dei veicoli elettrici. Entrambi rimarranno con noi per altri 6 mesi”. I lavoratori percepiscono un rimborso secondo la nuova normativa regionale dei tirocini.

Nel corso dello scorso happening delle Cooperative sociali del Consorzio “Il Solco del Serio” la Scame Parre ha presentato il progetto pubblicamente, “L’iniziativa è nata per dare ai rifugiati la possibilità di imparare un lavoro e relazionarsi con i nostri lavoratori – ha spiegato Sonia Piccinali -. La nostra azienda sta avendo l’opportunità di conoscere la realtà dei beneficiari di protezione internazionale, offrendo un contributo dal punto di vista della responsabilità sociale al territorio”.

Il bilancio è positivo. “Si sono integrati subito e bene. I ragazzi coinvolti hanno manifestato un forte desidero di apprendere e lavorare. I nostri lavoratori hanno espresso, fin da subito, attenzione e sollecitudine verso queste persone. Non solo per quanto riguarda gli aspetti strettamente lavorativi, ma anche per momenti della vita quotidiana: c’è sempre qualcuno che accompagna, che offre un passaggio”.

“Con la Fondazione Sodalitas – ha concluso Arioldi – abbiamo dato vita anche a un progetto di alfabetizzazione delle PMI sul tema della responsabilità sociale d’impresa”. In questo ambito Confindustria Bergamo ha dedicato impegno nella diffusione del programma WHP, promosso in collaborazione con l’ATS di Bergamo, con l’obiettivo di migliorare la salute e il benessere dei lavoratori. Dal prossimo anno “il progetto “La Buona Impresa” di Confindustria Bergamo si evolverà in un nuovo format volto a premiare le migliori esperienze di responsabilità sociale d’impresa declinate su alcuni del 17 obiettivi ONU al 2030”.

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