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“In Bergamasca microdosi di eroina da 5 euro per conquistare i più giovani”

Gilberto Giudici, responsabile dello SMI di Albano: “Da rivedere anche la diffusione della marijuana cosiddetta legale”

Per conquistare la clientela più giovane ci sono anche le microdosi di eroina, economiche e quindi alla portata anche di chi non ha molti soldi in tasca. Con 5 euro è possibile acquistarne una per provare la sostanza, senza rendersi conto che si entra in un tunnel dal quale è quasi impossibile uscire. L’aumento del consumo della droga più pericolosa tra i ragazzini bergamaschi, come annunciato da Enrico Coppola della Comunità Aga di Pontirolo Nuovo, è confermato anche da Gilberto Giudici, responsabile dello SMI, Il Piccolo Principe di Albano Sant’Alessandro.

Lo SMI Il Piccolo Principe è un servizio operativo da 6 mesi nella zona della Val Cavallina. Gli interventi sono rivolti a giovani e giovanissimi e alle loro dipendenze.

– Si parla di un ritorno dell’eroina anche in Bergamasca, è proprio così? E la situazione delle altre droghe?

Abbiamo la sensazione di un aumento generalizzato dei consumi. Sono comparse sulla scena nuove sostanze, soprattutto per quanto riguarda i cannabinoidi sintetici, e altre riconducibili alla famiglia delle metanfetamine. Sono difficili da identificare, i consumatori stessi, spesso giovanissimi, non sono sempre coscienti di cosa stanno utilizzando. C’è poi una tendenza ai policonsumi, ossia all’uso di più sostanze a seconda dell’effetto ricercato. Questi giovani spesso faticano a riconoscere la problematicità di questa situazione, proprio perché non legata a un rapporto esclusivo con una sola sostanza, ma a consumi variegati e diversificati spesso associati ad altri comportamenti a rischio.

Per quel che riguarda l’eroina abbiamo i primi segnali di un ritorno, anche se in modalità completamente diverse rispetto al passato. Non si può parlare di un “emergenza eroina”, ma è un fenomeno che va guardato con attenzione e monitorato nel tempo. I giovani utenti del nostro servizio che spesso riferiscono di averla provata, raccontano di un mercato dove vengono vendute “microdosi” da 5 o 10 euro con il chiaro intento di conquistare nuovi giovani consumatori. Al tempo stesso se consideriamo l’aumento dei sequestri di questa sostanza da parte delle forze dell’ordine, non possiamo che evincere che all’aumento dell’offerta corrisponde un aumento della domanda.

– In quanti si rivolgono a voi? Quanti ne state seguendo attualmente?

Proprio in questi giorni abbiamo accolto il nostro centesimo paziente. Si tratta di un numero importante, che indica i bisogni di un territorio più volte segnalato come scoperto su un servizio ambulatoriale per la cura delle dipendenze. Di questi circa il 30 % sono giovani consumatori con un disturbo da uso di cannabinoidi, oppure segnalati alla Prefettura dalle forze dell’ordine. Spesso ai consumi di cannabinoidi è associata la sperimentazione di altre sostanze. Un altro 25 % dei nostri pazienti è rappresentato da persone che usano principalmente cocaina. Un 10 % è rappresentato da persone con un disturbo da uso di alcol. Una fetta importante della nostra utenza, circa il 25% è rappresentata da persone con una dipendenza da gioco d’azzardo.

C’è poi una piccola percentuale di persone con dipendenze non legate alle sostanze tra i quali stiamo assistendo alle prime evidenze di giovani con problemi di dipendenza legati alle tecnologie. Sono invece molte le consulenze fatte alle famiglie, ai genitori e ai referenti della comunità locale in contatto con persone che evidenziano problematiche legate ai consumi di sostanze, di alcol o di gioco d’azzardo.

– Quanti anni hanno? A che età iniziano a fare uso di droga?

Quasi il 40% della nostra utenza ha un’età inferiore ai 25 anni. Poco meno del 10% sono addirittura minorenni. È difficile oggi parlare di età di inizio. Nella maggior parte dei casi la sostanza di ingresso è rappresentata dall’alcol, spesso provato in famiglia, e poi dai cannabinoidi. Abbiamo raccolto dati di inizi molto precoci, con i consumi di sostanze spesso vicini ai 14 anni. Rimane poi una fetta importante di popolazione, per lo più con problematiche legate alla cocaina, che inizia anche attorno ai 20 anni.

– Si può arrivare anche alla morte?

Si tratta di sostanze estremamente pericolose, il cui effetto varia da persona a persona, con il rischio che possano portare anche patologie non conosciute. I dati nazionali riferiti al 2017 hanno evidenziato comunque un aumento dei morti per overdose di circa il 10%. È un altro segnale che potrebbe non rappresentare necessariamente una tendenza, ma si tratta di sicuro di un’inversione di tendenza preoccupante dopo anni in cui la tendenza era in diminuzione. Dal punto di vista della salute va segnalato l’aumento delle “comorbilità” psichiatriche. Questi scompensi psichiatrici, che sempre più necessitano anche di ricoveri nei servizi appositi di diagnosi e cura, spesso rientrano all’interruzione delle assunzioni, ma sempre più frequentemente sfociano in vere e proprie patologie.

– Quanto costa una dose? Dove la trovano?

Il mercato offre tutto per tutti e soprattutto per tutte le possibilità. I prezzi variano a seconda delle sostanze che si vogliono acquistare. È un mercato vario che in questi anni si è plasmato sulle aspettative della domanda, come detto con piccole dosi di tutte le sostanze che purtroppo ben si adattano alle possibilità economiche dei più giovani. Al tempo stesso è rimasto anche un mercato di elite con sostanze più pure e ricercato da persone con possibilità maggiori.

– Come si procurano i soldi per comprarla?

Gli attuali consumatori per lo più sono persone ancora ben inserite, che riescono più a lungo a mantenere i tempi e i ritmi di studio e lavoro. Ma non sempre sostenibili e capita di frequente che si finisca con il ricorrere all’indebitamento, ai piccoli furti prima in famiglia e poi verso l’esterno.

– Come si svolge il percorso di disintossicazione? Quanto dura?

Ogni progetto è estremamente personalizzato e calato sul livello di problematicità della persona, sulle risorse personali, familiari e del contesto di provenienza. Non c’è un vero e proprio tempo. L’intervento deve essere multidimensionale ed in grado di affrontare le problematicità personali lungo tutte le dimensioni della persona.

– Come reagiscono i genitori che lo vengono a sapere?

Le reazioni delle famiglie sono molto varie a seconda della situazione, della storia personale e delle esperienze dei genitori stessi. Purtroppo troppo spesso vengono sottovalutati alcuni comportamenti, soprattutto nelle fasi iniziali, perché classificati nella categoria delle ragazzate. Ogni situazione merita invece un approfondimento personale. Nell’attuale contesto la problematicità non può essere attribuita solo alla sostanza consumata ma alle caratteristiche, alle risorse e ai limiti di ogni singola persona. La possibilità di intervenire precocemente è tendenzialmente proporzionale alla possibilità di successo.

A proposito di prevenzione, in questi anni molto è stato fatto su questo versante, con una particolare attenzione ai percorsi di prevenzione “universale” che hanno riguardato in particolare il mondo della scuola. Purtroppo molto poco stiamo investendo in percorsi di prevenzione specifica e selettiva.

Oggi possediamo numerosi dati riguardo a “sottopopolazioni” più soggette a sviluppare percorsi di consumi problematici o vere e proprie dipendenze, me ce ne stiamo facendo poco o nulla. Crediamo sia giunto il momento di provare a sperimentare, ricercare, anche interventi di prevenzione mirata e selettiva su categorie di popolazione più soggette a fattori di rischio specifici. È una sfida relativamente nuova, che richiede impegno e ricerca ma che potrebbe dare risultati migliori.

Infine, troppa poca riflessione è aperta sulle conseguenze di questa spinta culturale diffusa, massiva e generalizzata sui consumi e sull’enfasi posta in capo alla capacità del singolo di difendersi da una serie di sollecitazioni che arrivano dall’esterno. Pur non enfatizzando posizioni proibizioniste, troppo poco si sta riflettendo sulle conseguenze culturali soprattutto nei più giovani, conseguenti alla possibilità di vendere sostanze a basso contenuto di Thc in negozi appositi e non. Rischia di essere una liberalizzazione di fatto senza che nessuno si sia preoccupato di quali potrebbero essere le conseguenze e le necessarie azioni di tutela.