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Strage in discoteca: "Un concerto dove potevamo esserci tutti" - BergamoNews
La riflessione

Strage in discoteca: “Un concerto dove potevamo esserci tutti”

"Ho 19 anni e la tragedia nella discoteca di Corinaldo mi ha gelato il cuore"

Ho 19 anni e ogni tanto mi fermo a pensare.
Si proprio così, a 19 anni ci si può anche fermare e stare in silenzio, anche se sembra così strano e innaturale che nel mezzo del ciclone della vita ci si possa proprio fermare.

Mettersi nell’angolo più buio della Camera, o sulla metro in corsa o guardando al di fuori dal finestrino della macchina con le cuffie nelle orecchie e in play una canzone dalle note tristi e pensare a quanto a volte tutto sia incredibilmente breve.
Non ho mai pensato alla morte se non come ad una donna dalle dolci carezze che ti viene a prendere quando sei anziano, le tue ginocchia non reggono più il peso della vita passata, ormai troppo impregnata di ricordi e il tuo cuore, come uno strumento ormai antico e mille volte usato, piano piano smette di funzionare.
Così me l’hanno sempre raccontata, così l ‘ho sempre immaginata.

Nella vita ho avuto, per fortuna, solo un lutto. Era la mamma di mio papà, lontana da me per strada ed emozioni, quando l’ho scoperto ho versato qualche lacrima e poi tutto ha continuato ad andare avanti.

Qualche anno dopo ho visto meglio cosa fosse la morte.

Diciassette anni e una macchina che sterza per evitare un ostacolo, vedo del fuoco e poi tutto nero. Quando riapro gli occhi sono in un fosso con una persona affianco a me. Ma stiamo bene.
A fine serata dopo lacrime e lividi su tutto il corpo sono a casa mia, piegata sul pavimento della cucina a piangere, ma di gioia. Perché da quella macchina sarei potuta non uscire mai, avrei potuto non riabbracciare mai chi amavo, svegliarmi la mattina stanca maledicendo la scuola, non sarei più riuscita a scrivere articoli e tutto questo mi sembrava troppo paradossale, come può un corpo improvvisamente smettere di funzionare, un cervello smettere di pensare e una persona iniziare a mancare dal giorno alla notte, senza un apparente senso o significato, senza che qualcosa abbia veramente iniziato a non funzionare semplicemente perché un evento estraneo alle sue cellule, al suo essere lo ha travolto.

Ogni tanto il pensiero della morte come bastarda arrampicatrice mi ha accarezzato i pensieri, ma non le ho voluto dare troppo spazio, o almeno così mi piace pensare che sia andata.

Poi questa mattina mi sono svegliata, in ritardo per il lavoro, con gli occhi appesantiti dalle ore piccole della notte precedente. Mi vesto, spalmo un filo ( forse qualcosa di più) di Nutella su due fette di pane ne mangio una e la seconda me lo porto in metro perché la fame è tanta ma il tempo no. Una mattina come le altre, iniziata in fretta ma con un bel sole ad accarezzare gli alberi ormai spogli.

Poi apro Instagram, e il primo post è quello di un politico che commenta la strage di Ancona di questa notte, non dice molto esprime solo cordoglio per le giovanissime vittime, e così chiudo il post.
Apro il primo giornale on line che trovo nella home di google: “6 vittime al concerto di Sfera Ebbasta”. E il cuore mi si è raggelato.
È stato dello spray al peperoncino ad innescare il panico in un locale (forse non a norma).

Le prime notizie raccontano di buttafuori che bloccano le entrate e maniglioni anti panico non funzionanti.
La mia mente però è ferma a quelle sei vittime i cui corpi hanno smesso di funzionare, chi schiacciato, chi soffocato.

Anche se a dire il dire non è tanto la morte la morte in sé a spaventare, credo. Ma il dolore e la mancanza di rispetto.
Il dolore per la mancanza di una persona che mai più vedremo, persa e andata per sempre. È così strano pensare che qualcosa di eterno davvero esiste. La morte è davvero bastarda quando sei così giovane, specialmente se viene a prenderti in una serata di allegria e musica.

Ma chi pensa di portare rispetto alle vittime insultando Sfera per un ritardo, o perché ha un successo non meritato o perché non merita i fan che ha, o perché i suoi capelli rossi non si abbiano al colore della maglietta o perché ha la faccia da scemo o che cosa ne so io, sta spuntando su quelle 6 persone e sulle 17 in ospedale.
Il solo colpevole è chi ha spruzzato lo spray e il locale se non era a norma. E il compito di capire come è andata è solo del personale competente. Non dei leoni da tastiera.

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