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L’hanno rifatto, ma questo è un Grinch da pappemolli

L’intenzione era buona, ma c’è un problema di fondo: qui non c’è assolutamente nulla di malefico

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Titolo: Il Grinch

Regia: Peter Candeland, Yarrow Cheney, Matthew O’Callaghan, Raymond S. Persi, Scott Mosier

Attori: Alessandro Gassmann, Benedict Cumberbatch, Rashida Jones, Cameron Seely, Pharrell Williams

Durata: 90 minuti

Giudizio: **

Tutti noi ricordiamo e amiamo, nonostante siano passati ben 18 anni, quel sorriso fatto di denti marci, tutti ammassati, verdastri, tanto quanto la pelliccia che ricopriva le sue lunghe dita affusolate; come dimenticare le ciglia spropositatamente lunghe, la camminata furtiva, il broncio svogliato, ma soprattutto la lingua affilata e la cattiveria sferzante che hanno fatto del Signor Grinch una leggenda, suo malgrado, del Natale.

Nel 2000, infatti, Ron Howard e quel genio sregolato di Jim Carrey ci hanno regalato un film meraviglioso, che è diventato un must see natalizio, almeno tanto quanto “Una poltrona per due”. Se a Natale in tv non passano Il Grinch, allora non è davvero Natale

Oggi, non mi spiego bene il perché, la Illumination Entertainment (la stessa che ha prodotto “Cattivissimo me”) ha pensato bene di mettere le mani su un mostro sacro del Natale e riadattarlo in formato animazione per renderlo, forse, più appetibile al gusto dei bambini di oggi.

La storia si ripropone più o meno uguale: nel paese Chissarà, i Chissaranno si preparano ad avere un Natale 3 volte più grande del precedente. Decorazioni esagerate, un albero immenso, luci accecanti, gioia e amore ovunque: un incubo. Il Grinch, spiando lassù dalla sua caverna in cima alla montagna, dopo 53 lunghi anni di supplizi, decide che quest’anno il Natale non ci sarà. Con l’aiuto del suo fedele cane Max e di un nuovo amico, la renna sovrappeso Fred, organizza un piano “malefico” per portare via regali e decorazioni da ogni casa di Chissarà, sotto le mentite spoglie del caro vecchio Babbo Natale. Lui però non sa che la piccola Cindy Lou ha a sua volta un piano, che costringerà il Grinch a ripensare alle sue azioni e a fare i conti con i traumi del suo passato, per rivelare, in fondo, che con l’amore e l’amicizia tutto si risolve.

L’intenzione era buona, ma c’è un problema di fondo: qui non c’è assolutamente nulla di malefico. Il nuovo Grinch non si avvicina neanche lontanamente alla crudeltà, subdola e viscerale del vecchio Grinch. Jim Carrey, sotto tutto quel pelo verde, faceva paura! Era terrorizzante, con quei primissimi piani sui suoi occhi sgranati, iniettati di sangue. Questo Grinch, oltre ad avere la voce suadente di Alessandro Gassmann, che è tutto tranne che spaventosa, è buono fin da subito. Il primo film riesce ad emozionare tanto, proprio grazie all’inspiegabile e totalmente radicale metamorfosi del protagonista che, da vecchio Scrooge incallito, finisce a cantare canzoni di Natale mano nella mano con Cindy Chi Lou. Qui una vera metamorfosi, che è un momento cruciale della storia, non c’è. La bontà intrinseca nel Grinch si manifesta, spesso e volentieri, anche prima del suo incontro con Cindy Lou, il che lo scredita totalmente dal ruolo di vero cattivo.

Insomma, mi dispiace dirlo, ma è molto meglio vedersi una seconda volta “Il Grinch”, quello vero, piuttosto che sprecare tempo con questo nuovo Grinch da pappamolli.

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